Intervista a Greg Badolato

Sassofonista di fama internazionale, in passato insegnante alla Berklee School di Boston, oggi direttore dei programmi internazionali Berklee.

Luca "Luker" Rossi
di
Pubblicato il 12/07/2010

All’interno del nostro speciale dedicato al 25-esimo anniversario della collaborazione tra Umbria Jazz Clinics e Berklee School, non ci siamo lasciati scappare la possibilità di intervistare, Greg Badolato, il direttore dei programmi internazionali della Berklee School di Boston, la scuola forse più riconosciuta a livello mondiale per quel che riguarda l’insegnamento musicale moderno e stella polare per i jazzisti di tutto il mondo.

Non perdetevi anche i nostri video esclusivi girati all’interno della scuola di Perugia tra cui anche una splendida performance dello stesso Greg Badolato, al sax, assieme a Jim Kelly, insegnante di chitarra Berklee, in occasione del concerto inaugurale di Umbria Jazz Clinics 2010 (Link).

ZioMusic: Ieri pomeriggio, ti abbiamo visto nei panni del grande musicista jazz. Oggi intervistiamo il nuovo direttore di Berklee School at Umbria Jazz. Come ti senti in questo ruolo?

G.B.: Sono già venuto molte volte in passato qui ad UJ, quando Larry Monroe era direttore di questo programma. Ora ha assunto altre responsabilità alla Berklee e quindi questa per me è la prima volta come direttore del programma ma l’abbiamo fatto per così tanti anni e non ci sono molti cambiamenti. Ci sono sempre talenti di alto livello e i ragazzi seguono entusiasti. Abbiamo un modello standard per i programmi da cui partire, ci aggiungiamo grandi insegnanti e poi ci facciamo guidare dall’esperienza con i ragazzi, la cosa più importante.
Comunque è sempre bello essere qui, da direttore o insegnante. Apprezziamo molto tutto quello che Umbria Jazz ha fatto in collaborazione con Berklee, grazie a Carlo (Pagnotta) e Giovanni (Tommaso) che hanno portato avanti questo programma per tanti anni. E’ una grande partnership.

ZioMusic: Riesci comunque nonostante questo tuo ruolo a insegnare ancora?

G.B.:Non insegno più alla Berklee da quando sono stato incaricato di dirigere i programmi internazionali di Berklee e devo viaggiare continuamente. L’ultimo incarico didattico che ho ricoperto alla Berklee è stato quello di direttore del dipartimento di Armonia alcuni anni fa, ma ora non riuscirei a far coincidere i viaggi di lavoro con le lezioni.
Berklee aspira ad essere una scuola globale, siamo orgogliosi di avere una larga percentuale di studenti stranieri, e questo è il motivo per cui siamo qui. Siamo qui per i ragazzi, per gli adulti ma anche perché possano venire alla Berklee se vogliono con le borse di studio.
Viaggiamo in tutto il mondo per far capire agli studenti che noi vogliamo che vengano da noi.

ZioMusic: Qui a UJ Clinics ci sono studenti italiani e da tutta Europa. Cosa pensi del livello qualitativo di questi studenti?

G.B.: Dovremmo prima chiarire cosa intendiamo per qualità, per me non coincide sempre con l’abilità nel suonare, perché qui ci sono musicisti di vario livello, a seconda di quanti anni di strumento hanno alle spalle.
Cerco di guardare al talento in modo diverso. Coloro che hanno passione possono superare grandi ostacoli. Esponendosi all’insegnamento e all’apprendimento sviluppano il talento che inizia ad emergere. In questo senso noi abbiamo un programma di alta qualità perché quelli che studiano da noi sono molto coinvolti, vogliono suonare, e riusciamo anche a rompere la loro paura iniziale grazie ai nostri insegnanti, sempre molto aperti e disponibili.
Penso quindi che la qualità qui sia alta, ci sono persone già ad alto livello e ci sono persone che ci arriveranno. E’ un grande programma didattico per questo motivo.

ZioMusic: Sono curioso. Il tuo cognome è di origine italiana?

G.B.: Sono un italo-americano di terza generazione. Mio padre era nato negli USA ma sua madre era italiana, mentre mia madre e mia nonna materna erano americane ma la loro famiglia di origine era anch’essa italiana. La loro famiglia proveniva da un piccolo paese della Calabria chiamato Badolato, vennero in America nel ’800. La lingua madre di mio padre comunque era l’italiano e sua madre non imparò mai l’inglese ma io non ho mai imparato l’italiano.

Angelo Tordini: Credi che i microfoni o il cavo influenzino il suono originale di un musicista?

G.B.: E’ una questione di consapevolezza da parte nostra. Credo che i sassofonisti, come me, non portano mai un loro impianto e per questo motivo ci affidiamo sempre agli altri per il suono. I musicisti sanno bene il suono che vorrebbero avere, e ci disturba molto quando il suono che ci torna indietro non coincide con la realtà. Penso che la ragione per cui non parliamo di questo è che siamo troppo concentrati sulla tecnica per ciò che cerchiamo di suonare. In questa occasione specifica noi non trattiamo di tecnologia, ma potrebbe avvenire in futuro poiché alla Berklee stiamo iniziando con corsi di composizione, tecnologia, computer, produzione. Il suono parte da qui, va nello strumento e poi nel microfono, dopo di che ne perdiamo il controllo. Dovremmo seguire quel che accade anche dopo, e sono sicuro che la tecnologia che c’è dietro è molto differente rispetto ad anni fa. Non ne parliamo perché il programma qui è davvero pieno ma certamente dovremmo essere più informati su questo argomento. Se parlerai con Jim Kelly (insegnante di chitarra) o anche a Oscar Stagnaro (ins. di basso) scoprirai che probabilmente loro sono molto più informati su tutto questo. Io ed altri sassofonisti forse non siamo la categoria migliore da questo punto di vista.

 

Info: www.berklee.edu

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

 

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