Musikmesse 2010 – Parte 3

Iniziamo quest’ultima parte del nostro reportage sul Musikmesse 2010. Vi abbiamo lasciato qualche giorno per leggervi a dovere le prime ma, se doveste per caso averle perse, niente paure eccovi due link per rifarvi di tutto quello che di bello abbiamo trovato in fiera quest’anno (Link Parte 1,Link Parte 2).

Dovrà passare un altro lungo anno prima di poter parlare ancora di Francoforte e della fiera di strumenti musicali più importante in Europa quindi godetevi questa terza ed ultima parte prima di farvi prendere dalla nostalgia di valanghe di novità e scorpacciate di curiosità.

Oggi, per chiudere, parliamo di due settori di grande e crescente importanza nel mondo del musicale: l’Hardware e il DJing.
Come detto nelle puntate precedenti vogliamo darvi una buona panoramica dei prodotti e dei marchi più interessanti e ci guardiamo dal dirvi, sapendo che mentiremmo, che quello che leggete qui è tutto ciò che è stato presentato.

Hardware

Per quanto riguarda l’hardware la scelta è davvero infinita, l’era della digitalizzazione della musica ha moltiplicato le possibilità di registrare, monitorare, mixare e interagire con il mondo dei bit; di conseguenza l’offerta è esplosa a 360° senza trascurare ormai nessun campo del musicale.
Iniziamo con qualcosa che farà sicuramente felici i tecnici del suono, fonici e quei membri delle band (solitamente i tastieristi che sono sempre i più smanettoni) che si occupano del sound-check del proprio gruppo: i mixer.

Uno dei marchi che a nostro avviso si è mosso meglio in questi ultimi anni in fatto di mixer è PreSonus. In fiera abbiamo trovato il nuovo StudioLive 24.4.2, un 24 canali che non è solo mixer ma una vera è propria piattaforma di lavoro con connessione firewire, interfaccia per la registrazione, effetti e processamento digitale del segnale, il tutto gestibile stand-alone o via software.
Lascio al video il compito di spiegarvi tutte le specifiche, con la voce di chi conosce questo mixer meglio delle sue tasche. Mi limito a fare quattro considerazioni da musicista che mi hanno fatto scegliere questo mixer tra tanti altri.
Quante volte, se avete una band con mixer al seguito, vi siete trovati nella situazione di arrivare tardi per il traffico, per la neve o perché al locale avete trovato chiuso ed è dovuta venire ad aprirvi la nonna del proprietario? In ognuna di queste occasioni c’è una cosa che ne fa sempre le spese: un buon sound-check. Ogni locale è diverso ed un check fatto come si deve evita numerosi inconvenienti. Come mi sono sentito bene sentendo che questo mixer può fare il sound-check anche senza la band. Basta registrare, attraverso la sua interfaccia, una vostra esibizione dal vivo, tutto multi-canale, e il fonico, o chi per lui, potrà sedersi davanti al mixer, inserire il cd e, mentre gli altri montano in tutta fretta, regolare l’uscita del sistema PA a puntino, strumento per strumento, canale per canale.
Numero due. Volete registrare un live oppure fare un dvd che non abbia l’audio scandaloso di una ripresa da registratore stereo o del microfono on-board della telecamera? Fate pure le vostre riprese video nel modo che credete, muovendovi pure per tutto il locale, anche a 2 centrimetri dalle casse, l’audio lo potrete sincronizzare in un secondo momento grazie alla registrazione che avete fatto grazie a questo mixer. Importate tutto nella vostra DAW e traccia per traccia fate editing e mastering. Tutta un’altra cosa. Un privilegio una volta permesso solo a grandi band con grandi budget.
Ultimo motivo. Oltre a questo, come tanti altri mixer oggi, questo StudioLive 24.4.2 integra un Fat Channel davvero completo, ben visibile e di facile comprensione che può agire su tutti i canali e le 10 mandate ausiliarie. Anche qui, qualcosa che in passato era destinata solo a grandi mixer digitali di tutt’altra fascia. Se ci aggiungete che tutto quello che fate può essere salvato e richiamato in ogni momento attraverso preset importabili ed esportabili, non c’è molto altro da aggiungere.

Ora apriamo il vasto capitolo delle schede per registrazione digitale. Qui davvero siamo rimasti sommersi dalle proposte ma crediamo di aver trovato tre o quattro prodottini mica male.
Partiamo con una scheda piccola ed essenziale ma veramente apprezzata nel settore per la sua semplicità e funzionalità. Apogee Electronics One è forse la cosa più semplice con cui si possa registrare una chitarra o una voce. Uno scatolino con un unico potenziometro per regolare il volume della propria registrazione, un solo canale e l’ottima qualità dei convertitori analogico/digitali che hanno reso famosa questa azienda, tutto via USB. Perfetto per lavorare in ambiente Mac, probabilmente farà la felicità di chi vuole registrare un proprio demo o le canzoni in fase di composizione, anche grazie all’utile microfono a condensatore integrato nell’unità, e portà portare la scheda di registrazione direttamente nella borsa con il portatile senza rinunciare ad un ottimo audio ovunque.

Salendo un pochino nel numero di canali e troviamo Tascam, di cui parleremo ancora più avanti, che propone la bella e snella US-800. Un’interfaccia piatta e leggera, anche qui con l’esplicito pensiero a chi vorrà registrarci con un portatile, ma anche a non ingombrare troppo il nostro desktop. 8 canali, 6 input microfonici e due di linea per registrare fino a 8 tracce contemporaneamente con campionamento fino a 192kHz. Ottimo quindi per chi ha una band e vuole registrare anche in sala prove o live, portandosi l’occorrente sempre dietro.

Leggermente diversa, ma non troppo, la filosofia di RME che presenta la Babyface. Arriva fino a 10 canali input e 12 output ma risulta forse la più compatta vista in fiera, comparata con la sua potenza. Rivolta ad un utente leggermente più professionalizzato ha due input bilanciati immediatamente accessibili, mentre tutti gli altri input sono demandati ad una intelligente presa di tipo seriale a 15 pin posta sul retro dell’interfaccia. Questo particolare fa subito capire come questa scheda sia una vera e propria riproduzione in scala delle grandi interfacce da studio professionale. Come per la Apogee presentata prima abbiamo un grande potenziometro per il controllo del gain e in più due pulsanti che permettono di richiamare facilmente le funzioni principali via software. Anche qui alta qualità di registrazione 192kHz e 24 bit di risoluzione. Scommetto che questa scheda, anche per il suo look molto fashion, mieterà un certo successo tra il pubblico pro o semi-pro che conosce la qualità del marchio e vorrà farla sua anche in una dimensione ridotta oggettivamente mai vista prima.

Sempre parlando di registrazione ci siamo lasciati uno spazio anche per il capitolo “registratori live”. Tascam ha infatti presentato tre unità molto interessanti.
Per registrare live e non dover pensare più di tanto ad un hardware troppo complicato c’è il Tascam DR-680. Possiamo parlare di un DR-100 un po’ più potente e muscoloso (Leggi la nostra recensione al Tascam DR-100). Rispetto al fratellino minore questo registratore offre fino ad 8 canali in alta qualità, con storage su scheda SD. Per registrare fino a 4 input contemporaneamente e avere un prodotto facile da gestire ma al tempo stesso di livello, con un hardware resistente per seguire la band ovunque.

Salendo decisamente di livello invece Tascam offre due soluzioni per la registrazione professionale multitraccia su memoria a stato solido. HS-2 e HS-8 sono due unità, pensate per essere montate a rack, con comando remoto opzionale, che offrono una registrazione stereo, o multi-traccia ad alta definizione con possibilità di mirroring dei dati, per avere la sicurezza di non perdere mai nulla. Pensato dunque per service audio che vogliono una registrazione di backup dei live, per stazioni radio che necessitano di registrazione continua e sicura delle trasmissioni o broadcast televisivo.

Tanta carne al fuoco dunque. Ma sono sicuro che non vi siete dimenticati che i prodotti per DJ devono ancora arrivare. Addentriamoci quindi in questo mondo di bit, basse super pompate e dischi sfrigolanti.

DJing

A parte le belle ragazze, che negli stand dedicati al DJing non mancano mai, una delle prime cose che ho cercato è stato lo stand Wacom dove era dimostrato il Nextbeat. Non una novità assoluta, questo controller per DJ dalle caratteristiche davvero nuove è uscito negli ultimi mesi dello scorso anno ed ha fatto subito parlare di se.

Grazie alla sua tecnologia “touch sensor” e “wireless”, Nextbeat è un nuovo approccio ale performance live dei DJ. Un dispositivo pensato sicuramente per i DJ professionisti, che sanno muoversi già bene tra loop, campioni ed effetti, ma guarda ad un modo più interattivo e ‘touch-oriented’ di creare e fare musica. E’ dotato di comandi intuitivi con “touch sensor” e di funzioni per le performance live. Parte dell’unità è portatile “wireless” e consente di muoversi liberamente e allontanarsi dal dispositivo principale rendendo le performance live dei DJ più dinamiche e animate rispetto a quelle tradizionali. Amici della consolle, come dico spesso, tenetelo d’occhio.

Nel nostro video abbiamo dato un certo spazio alla presentazione di prodotti Vestax, l’azienda, a mio parere, che meglio si è comportata nell’andare incontro alle nuove tendenze di digital DJing, creare controller, hardware e software facili per i novizi e di alto livello per i professionisti. Oltre a questo Vestax vince, sempre per mio umile giudizio, la sfida del look, fattore sempre più importante in questo ambito visto il numero sempre crescente di locali e club che offrono performance audio e video assieme, con riprese del DJ in azione.
Tra tutti i prodotti presentati mi piace di certo il fiammeggiante PMC-05ProIV, un mixer due canali, da accoppiare a due giradischi o turntable digitali, di alto livello dedicato al mondo pro con un look molto ‘cyber’. I crossfader sono tutti digitali e i controlli MIDI compatibili così da poter fare a meno anche di una master keyboard per il mixing. Il protocollo MIDI lo rende in grado inoltre di dialogare con molte delle funzioni del software Serato Scratch Live, tra i software che vanno per la maggiore in questo momento. Un fattore importante questo della integrazione di funzioni visto che ultimamente molti DJ si lamentano della continua moltiplicazione dei dispositivi e delle difficoltà di setup del proprio gear sempre più ingombrante.

Per chi invece ha adottato come preferenza Traktor, il software di Native Instruments, c’è il nuovo controller digitale USB/MIDI Typhoon che offre una piattaforma tutto in uno con due piatti e numerosi comandi. Un prodotto che vedo più indicato per la fascia media ma che in poco spazio e con risorse compatibili praticamente con qualsiasi portafogli permettono di fare DJing a livelli quasi professionali.

Con quest’ultima carrellata, che speriamo vi sia piaciuta, vi abbiamo accompagnato in questo Musikmesse 2010 in lungo e in largo, partendo dalle chitarre e amplificatori, passando per tastiere e pianoforti e infine arrivando fino ai modernissimi controller per DJ. Ci tenevamo a non farvi mancare proprio nulla.

Le mie ultime considerazioni conclusive sono di bilancio generale come si suol fare in queste occasioni quando si giunge al termine di un capitolo.

Molti ce lo hanno chiesto, sia da parte delle aziende, da parte dei lettori e da parte dei musicisti, di esprimere un nostro parere su questa fiera tedesca. Convengo sul fatto che, probabilmente, avendo corso avanti e indietro per giorni e scandagliato ogni stand da cima a fondo, abbiamo avuto l’opportunità di farci un’idea più generale di altri. Quello di cui invece sono meno sicuro è che si possa dare un giudizio complessivo che non faccia una media troppo penalizzante per alcuni o troppo abbondante per altri.
E’ indubbio, visto che di crisi si continua a parlare abbondantemente, che l’aria non fosse delle più frizzanti ma se per taluni si tratta di un effetto reale per altri è evidentemente più psicologico che altro. La fiera di Francoforte ha retto adeguatamente, non si è presentata lacunosa o povera come molti aspettavano o speravano. Niente sfarzo, alcune presenze un po’ meno corpose, ma molte novità di livello e un tenore generale che fa ben sperare per questo 2010.
La mia impressione è che le aziende che, prima di questa flessione di mercato, avevano già un piano industriale forte, centrato sull’innovazione e sulla qualità stiano già ripartendo. Quelle aziende, spesso grandi, che invece hanno reagito al netto calo di vendite, soprattutto in fascia media 500/1000 euro, esasperando l’ottimizzazione dei costi e con una politica di forti tagli, forse si sono impoverite di fronte ad un mercato che chiede si prezzi sempre più competitivi ma che, al momento del rimbalzo della suddetta fascia media, premierà notevolmente le prime e meno queste seconde.

Luca “Luke Reds” Rossi
Redazione ZioMusic

 

 

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