Musikmesse 2010 – Parte 2

Seconda puntata del nostro reportage, ce ne sarà una terza ed ultima tra tre giorni. Se vi siete persi il primo articolo vi consigliamo di non farvelo scappare (Vai alla Prima Puntata di Speciale Musikmesse 2010).

Torniamo per un momento alle chitarre per recarci a far visita ad uno dei marchi italiani storici produttori di chitarre: Eko. Qui vi regaliamo due novità particolari che Eko presenta proprio quest’anno in fiera, due brevetti, uno per chitarra acustica e uno per chitarra elettrica che evidenziano una mentalità molto pratica ed attuale nel pensare alla chitarra ed ai chitarristi.
Remo Serrangeli, direttore di produzione per le chitarre Eko, ci presenta nel video queste due novità. Per primo un nuovo sistema, semplice ma ingegnoso, che risolve due problemi in uno sulla chitarra acustica. Pochi giri di brugola e la action (la distanza delle corde dai capotasti) viene regolata al millimetro, direttamente dal chitarrista in modo intuitivo, senza intercessione di un tecnico. Questo è un argomento spinoso per molti chitarristi acustici che non riescono a trovare il giusto equilibrio tra la suonabilità (più le corde sono vicine al manico e più è facile arrivare alle note) e il suono e sustain dell chitarra (più è alta la action e più le note sono nette e sostenute). Questo sistema, anche senza averlo provato mi sbilancio in un parere da ingegnere, mi sembra un’ottima soluzione, se poi ci mettete che permette di sostituire interamente il manico (per rottura o per scelta) in meno di un minuto senza l’aiuto di nessuno, difficile fare meglio.

La seconda chicca che alla Eko ci mostrano è il nuovo ponte mobile (tipo vintage) per chitarra elettrica. Questi ponti sono notoriamente dispettosi per quanto riguarda la tenuta dell’accordatura, pur regalando un vibrato particolare che altri non hanno. Alla Eko hanno trovato due soluzioni ingegnose per mediare a questo problema. Numero uno, tramite una vite nella parte superiore del ponte si può limitare l’utilizzo della leva solo verso il basso, così da evitare lo stress in trazione delle corde, nella maggior parte delle volte colpevole della scordatura. Numero due, tramite una chiave a brugola si può agire sul precarico della molla del ponte. In questo modo si ha il pieno controllo dell’escursione e della durezza della leva, per adattarsi non solo al proprio modo di suonare ma anche allo spessore delle corde montate.

Usciamo dal mondo chitarre per entrare con un balzo in quello delle batterie. Inutile dire, anche qui, che le novità presentate sono state moltissime, sia per quanto riguarda le batterie e percussioni acustiche che sulle elettroniche. Nei giorni precedenti alla fiera vi sarete accorti delle nostre ampie anticipazioni e nei giorni che seguiranno non mancheremo tenervi aggiornati. Per questo nostro reportage ci limitiamo, per motivi di spazio e di sintesi, a segnalarvi qualche prodotto davvero interessante.

Iniziamo con un marchio italianissimo: Tamburo del gruppo Proel. L’azienda abruzzese di Sant’Omero è una delle più attive nel mercato per quanto riguarda lo sviluppo di drumkit acustici di alto livello con un buon equilibrio tra modelli dedicati al batterista pro e modelli accessibili ma comunque realizzati con cura dei particolari e nella scelta dei materiali, per un educazione al buon suono di principianti e studenti.
Il nostro video è molto esaustivo riguardo la presentazione delle diverse novità per cui mi limito a qualche impressione personale. La finitura interna in legno zebrano della Tamburo Opera Zen, oltre ad ovvi motivi di risonanza dei fusti, è davvero bella da guardare, anche se il piacere sarà per lo più del batterista stesso. Per gli spettatori c’è invece la finitura in acero 100% con verniciatura lucida bianca che va ad esaltare ancora di più la particolare forma poliedrica dei fusti. Apprezzo molto anche le dimensioni ridotte in profondità dei tom e del rullante, un fattore che da al drumkit un suono più moderno, meno ‘boomy’ e più centrato sulle frequenze medie e con attacco deciso, ottimo per uscire dal mix senza straripare con una inondazione di bassi.

Un salto al mega padiglione Yamaha non poteva mancare per dare un’occhiata a quello che gli esperti del triplo-diapason hanno escogitato per quanto riguarda le batterie. Anche qui tanti drumkit presentati, molte cose interessanti, ma quello dove credo Yamaha abbia dato il meglio ultimamente, sono le batterie elettroniche. In particolar modo la DTX950K, batteria elettronica modulare top della gamma. Il dettaglio che mi ha fatto scegliere di parlarvi di queste batterie è la particolare costruzione dei rim (l’anello che circonda la pelle). Un feeling realistico con questa parte del tamburo è fondamentale, sia nel suono che nel feedback sulla bacchetta, perché il batterista possa suonare con dinamica e naturalezza. Yamaha ha studiato dei rim di gomma diversi per ogni pezzo, che siano tom o rullante, partendo da un anello di silicone all’interno del quale sono state inserite delle bolle. Queste bolle, secondo la loro densità nell’anello, fanno si che anelli apparentemente identici abbiano una risposta differente per ogni pezzo. Ci sono inoltre molti nuovi suoni scaricabili direttamente online, che permettono di estendere ulteriormente le possibilità sonore di questo strumento.
A questo Link potete trovare uno dei molti video prodottti da Yamaha che parla proprio di questo modello.

Una piccola nota di colore. Il padiglione Yamaha stava proprio di fronte al padiglione dedicato agli strumenti a tastiera, di cui ci andiamo ad occupare ora; nulla di più semplice quindi che attraversare la strada e passare da una parte all’altra. Ecco invece che il rigore tipicamente tedesco degli addetti alla sicurezza mi ha impedito più volte di attraversare quella stradina di 10 metri deviandomi per diverse centinaia di metri. E’ stato più semplice accontentarli, ma anche molto divertente vederli tutte le volte arrabattarsi indispettiti per fermare tutta la gente che, come me, voleva fare la cosa più sensata.

Tastiere e piano, dunque.
Assieme alle chitarre forse l’argomento che più spazio occorrerebbe per descrivere in maniera esaustiva. Esaustiva, nel caso di una fiera come il Musikmesse però, coinciderebbe con un articolo mortalmente lungo ed estenuante. Spero apprezzerete la nostra, pur ampia, selezione di novità.

Nel video che avete appena potuto vedere abbiamo solo potuto darvi una panoramica di uno degli stand più grandi ed apprezzati della fiera, lo stand Roland. Tra le mille novità presentate, ed in questo caso mille potrebbe anche non essere un’iperbole, ecco il progetto Battery Band, divertente dimostrazione di come, grazie all’alimentazione a batteria di una buona parte di prodotti Roland e Boss, un’intera band può esibirsi ovunque senza rinuciare davvero a nulla. Vediamo infatti impegnati quattro musicisti ‘senza alimentazione’: voce e cori, con processore effetti, chitarra acustica e basso, con la nuova pedaliera effetti Boss ME-25 e il pedale loop station Boss RC-20XL, tastiera Roland Juno Di e amplificazione PA. Saranno pure a batterie ma, fidatevi, questi non sono giocattoli, il suono è quello di una vera band.

Troviamo i numerosi piano verticali digitali, l’attesa e molto glam tastiera da spalla Lucina AX-09, una reminiscenza della musica elettronica anni ’80 che, se non mi inganno, vedremo presto tornare a spopolare tra i giovani e sui palchi nei locali e nei grandi concerti. Per non parlare delle V-Accordion sempre più amate da quei musicisti e fisarmonicisti che non vogliono rimanere imbrigliati nel glorioso passato ma portare questo affascinante strumento nel futuro. E ancora le V-Drums V-Stage Series con l’ultimo modello TD-12KX, batteria elettronica le cui demo mi hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Finisco il tour con il V-Piano Evolution, una nuova generazione di piano digitale che grazie alla sua avanzata tecnologia di sintesi può, anche con la possibilità di collegamento ad un computer, dare accesso ad un numero notevole di suoni, dai pianoforti a coda fino ai suoni di sintesi più moderni.

Ne abbiamo dato ampio riscontro nelle nostre news giornaliere ma un saltino allo stand delle tastiere Nord non potevo non farlo. La demo che potete vedere nel video del nuovo Nord Piano 88 e Nord Wave rende l’idea di come queste tastiere, sinceramente non so perché, suonino in modo così convincente. Sembrano molto facili da suonare, e tutti i musicisti che incontro che le suonano mi confermano quanto questo marchio, dal piano bar, al jazz, fino al metal più duro, dia ai tastieristi le cose giuste al posto giusto, unendo ottimo feeling a suoni moderni e di ottima definizione.

Per quanto riguarda tastiere e organo però, ammetto una mia debolezza, sentire Joey DeFrancesco suonare allo stand Studiologic mi ha riportato ad atmosfere da jazz club difficili da evocare in un ambiente così caotico come la fiera di Francoforte. Le tastiere Studiologic by Fatar, marchio italiano di eccellenza, erano presenti in fiera con due novità master keyboard: Numa Piano e Numa Organ. E’ visibile immediatamente, dal design pulito e dall’essenzialità di queste tastiere, come il target sia un po’ più elevato rispetto ad altri prodotti, però l’assoluta qualità dimostrata negli anni ne fa un riferimento, a mio giudizio, per chiunque. La collaborazione per lo sviluppo dei suoni di Numa Organ con lo stesso Joey DeFrancesco è quasi una garanzia di per se stessa.

Restando nel mondo dei controller a tastiera vi segnalo la nuova Analog Factory Experience di Arturia, la combinazione di un software con oltre 3500 suoni e un controller dedicato. Uno dei bundle più ‘caldi’ del momento che unisce il software Analog Factory 2.5 con una tastiera master keyboard a 32 tasti (nel video, in commercio poi saranno presenti anche la versione 25 e la 49 tasti), diversi encoder, slider e pulsanti per comandare tutti i parametri del software. I suoni sono presi dai noti minimoog V, Moog Modular V, CS-80V, ARP 2600 V, Prophet V, Prophet VS e Jupiter-8V.

Per finire con le tastiere voglio farvi partecipi di una mia scoperta, un marchio italiano che fa tastiere di gran qualità. Si chiama Orla e mi ha dato subito l’idea di una azienda a conduzione familiare che però punta tutto sulla qualità dei propri prodotti.
La cosa che più spesso succede in una fiera grande come quella di Francoforte è di guardare e passare con una certa indifferenza ogni stand che non si riconosce a prima vista, poiché l’interesse spontaneo è quasi completamente soppresso dalla quantità di stimoli e prodotti. Con Orla invece ho avuto subito la sensazione di dovermi fermare e guardare, con la voglia di ascoltare come suonano queste tastiere italiane. Non voglio imporre la mia prima impressione a nessuno ma il nostro video, con la dimostrazione di Luca Serenelli, è un ottimo mezzo per giudicare voi stessi.

Tornando per un momento da Yamaha, mi butto nel campo pianoforti. Quello dei pianoforti classici è un campo molto vasto e quasi mistico. Yamaha costruisce degli ottimi pianoforti e su questo non c’è dubbio, però passando tra queste opere d’arte a coda, tra legni lucidi e tasti d’ebano, mi sono imbattuto in una novità, e scusate se questo è un po’ un mio pallino, che risolve in modo efficace uno dei problemi tipici del pianista: i vicini di casa.

Il pianista, al pari del chitarrista infervorato, ama studiare e suonare a tutte le ore del giorno e della notte. Io immagino il dolore di colui che, dopo aver risparmiato e fatto sacrifici per garantirsi il suono di un vero pianoforte a coda, non può suonarlo almeno 18 ore al giorno e, la notte, in preda al panico di aver sudato troppo poco sui tasti bianchi e neri deve affidarsi alla meno amata tastiera. Con Yamaha “Silent Piano” (Link) questo dramma è finito. Un vero pianoforte a coda, che suona e si comporta come un coda Yamaha acustico a tutti gli effetti ma che, all’occorrenza, grazie ad un brevetto esclusivo, fa si che i martelletti non colpiscano più le corde bensì dei sensori. Tali sensori catturano tutte le sfumature del tocco e le tramutano in una riproduzione fedele del suono del pianoforte che può essere silenziosamente suonato in cuffia. Quando il progresso fa bene anche ai vicini di casa, io lo chiamo evoluzione. Che classe.

Chiudiamo con questa toccante immagine la nostra seconda puntata e vi lasciamo ad attendere ancora qualche giorno (solo tre per non farvi penare troppo) per leggere la terza ed ultima.
Se vi svelassi qualcosa del prossimo articolo potrei essere licenziato quindi eviterò di dirvi che parleremo di nuovissime schede di registrazione, mixer di gran livello, hardware a più non posso, prodotti per DJ e tanto altro ancora. Acqua in bocca, però.

 

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

 

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