Intervista Lorenzo Feliciati

Ho conosciuto Lorenzo Feliciati nel 2007, durante la fiera MEET, nel backstage del palco enorme che il distributore Mogar Music aveva fatto costruire all’esterno della fiera per le esibizioni dei loro artisti e endorser italiani ed internazionali. Durante il soundcheck, dietro il palco c’era un via vai di musicisti, in attesa di provare il palco e tra di loro si trovava anche Lorenzo Feliciati, che doveva esibirsi con Max Furian e Alessio Menconi. In attesa del proprio turno di check c’era il modo di conoscersi e Lorenzo mi è piaciuto subito per il suo modo di fare, molto easy, sempre un po’ ironico e con la battuta pronta. Queste caratteristiche le ho ritrovate subito dopo anche nel suo modo di suonare il basso. Insomma, un musicista brillante, sensibile, con grande tecnica e musicalità, groove e tiro, che trasmette buone vibrazioni (e non solo quelle basse!) perchè si diverte (e diverte) quando suona e non si prende troppo sul serio. Questo a mio avviso perchè anche se spesso suona musica "impegnativa", metà del suo cuore batte al ritmo di rock’n’roll!

Nella sua carriera Lorenzo Feliciati ha suonato e collaborato live e in studio con una quantità enorme di artisti italiani e internazionali tra qui Niccolò Fabi, Tiromancino, Daniele Silvestri, Stefano Di Battista, Mitchell Forman, Martin Verdonk, per citare solo alcuni.  Da anni svolge l’attività di endorser e dimostratore per i marchi Mark Bass e Ibanez. Ha partecipato per 6 volte all’ European Bass Day dove si è esibito con i migliori musicisti della scena musicale mondiale. Oltre ad essere un bassista con i fiocchi scrive anche dei bellissimi pezzi che esibisce con i suoi vari progetti e gruppi in giro nel mondo. Ma di tutto questo vi parlerà lui personalmente.

Da tempo ZioMusic.it voleva farvelo conoscere e in occasione della fiera di Francoforte, dove Lorenzo era impegnato come dimostratore, abbiamo approffitato per intervistarlo ufficialmente. Ecco a voi Lorenzo Feliciati!

 

ZioMusic: Come ti sei avvicinato alla musica e cosa ti ha fatto scegliere il basso come strumento principale?

Lorenzo Feliciati: Mio fratello suonava la chitarra e cantava, un nostro amico si era costruito una batteria e quindi, prima suonando le corde Mi e La di una chitarra acustica Eko, e poi con un basso elettrico sempre Eko mi sono trovato a dover ricoprire il ruolo mancante. A me piaceva la batteria ma il posto era già occupato!!

ZM: A che età hai cominciato seriamente di studiare il basso e che tipo di studi hai fatto?



LF: 
Quando avevo 22 anni decisi di smettere di studiare all’Università Architettura, tra l’altro dopo parecchi esami e con una ottima media, immaginate che soddisfazione per i miei. Ho cominciato quindi a prendere delle sporadiche lezioni private ma intanto avevo cominciato a lavorare in un negozio di strumenti musicali e dischi e quindi il tempo non c’era. Subito dopo ho cominciato a suonare nei locali le cover di pezzi famosi e imparare a suonarli, interagire con gli altri strumenti è stata la mia scuola. Non ho mai smesso di studiare lo strumento e la teoria della musica ma posso, anzi devo, essere definito un autodidatta!!


ZM: Quando hai capito che suonare il basso oltre a essere una passione poteva diventare anche il tuo lavoro?



LF: Ancora aspetto quel momento!! E’ difficile considerarsi arrivati, aver conquistato un posto tra i professionisti. Ovviamente ormai il lavoro non mi manca e c’è stima e rispetto nei miei confronti, ma credo sia anche importante e costruttivo non considerarsi mai arrivati e la prima scelta di default. Ci sono tanti bravissimi musicisti che ogni giorno si affacciano sul mercato ed è importante rendersi unici, non indispensabili. Nessuno è indispensabile, pensate che Zawinul ha rinunciato a Pastorius!!!

ZM: Chi sono i tuoi eroi “bassisticamente” parlando…?


LF: La mia vita è cambiata quando andai a vedere i Weather Report durante l’ultima tourneè con Jaco Pastorius. Ho scoperto dopo che già Jaco non era al massimo della forma e c’erano tensioni nel gruppo, ma quello che vidi a quindici anni fu un marziano sul palco. La stessa sensazione che persone più grandi di me mi hanno detto di aver vissuto quando videro Hendrix a Roma: un marziano! Da lì è cominciato il mio approfondimento nelle direzioni che Jaco dichiarava essere state le sue radici: R&B. Jack Bruce con i Cream, i Tower of Power con Rocco Prestia etc etc fino ai contemporanei: Jeff Berlin,Victor Bailey, Percy Jones, fino a Mick Karn dei Japan e poi Pino Palladino con Paul Young. Insomma credo gli stessi eroi di gran parte dei bassisti nel mondo!!


ZM: …e nella vita?


LF: Essendo padre da pochi anni mi sono trovato a riflettere su chi indicare a mia figlia come esempi da seguire e su cui riflettere: sicuramente Gandhi e Madre Teresa per la loro vita dedicata alla sofferenza degli altri. Può sembrare presuntuoso ma altrimenti sarebbero troppi, basta pensare a tutti i geni nell’arte e nella scienza, o troppo pochi.

ZM: Come si svolge una giornata tipo di Lorenzo Feliciati?


LF: Sveglia alle 6:45 (a prescindere dall’orario di arrivo nel letto la notte) per fare colazione con mia moglie e mia figlia che poi accompagno allo scuolabus. Poi un paio di giorni a settimana sono impegnato ad insegnare sennò mi trastullo al computer per sbrigare tutte le incombenze legate al mio lavoro: email, myspace, Facebook etc etc.

Compongo la musica per i miei numerosi progetti, studio un paio di ore lo strumento, anzi gli strumenti visto che da qualche anno mi sono impelagato con il contrabbasso. Poi cerco di far muovere il muscolo del cervello non solo grazie alla musica ma anche leggendo e guardando del buon cinema. In primavera mi occupo del giardino e di tutto ciò che è correlato alla vita in campagna. Sembra una bella vita e sicuramente è uno scherzo rispetto alla giornata tipo di chi fa un lavoro ripetitivo e spesso molto faticoso e stressante, magari anche senza soddisfazione economica, ma c’è anche la parte stressante nelle mie giornate: viaggiare su e giù per l’Italia per ore ed ore e quando arrivi stremato capisci che solo allora sta per iniziare la tua giornata lavorativa. Comunque so di essere una persona fortunata: parte di questa fortuna me la sono costruita io stesso con il duro lavoro e rischiando di trovarmi a trenta anni senza arte ne parte ma comunque credo doveroso definirmi fortunato.

ZM: Ci parli delle tue attività didattiche?


LF: Insegno sia privatamente che al Saint Louis Music College, alla scuola Ciac. Privatamente sono abbastanza selettivo perchè non ho molto tempo da dedicare alle lezioni private. Negli ultimi anni e grazie ai numerosi festival bassistici europei dove ho suonato grazie all’aiuto ed alla fiducia che mi ha dato MarkBass mi sono trovato a tenere clinics e seminari in giro per l’Europa come al Conservatorio di Amsterdam, di Rotterdam e di Tilburg in Olanda e all’ ACM(Academy of Contemporary Music) di Londra. Esperienze importanti e che ormai si ripetono con cadenza annuale.

ZM: Oltre ad essere un bassista pazzesco scrivi anche dei bellissimi pezzi! Presumo ti piaccia il sushi, visto che uno dei tuoi gruppi si chiama Wasabi. Parlaci un po’ dei tuoi vari progetti musicali.

LF: Si, adoro il sushi. Anche se il nome per il gruppo me lo ha suggerito mia moglie. Wasabi è un trio composto da Alessandro Gwis al pianoforte ed all’elettronica, io al contrabbasso ed Emanuele Smimmo alla batteria. E’ gia uscito da un anno il nostro primo Cd dove ho composto la grande parte dei brani. Ha ricevuto recensioni entusiastiche e stiamo registrando in questi giorni il secondo che vedrà il contributo compositivo di tutti e tre i membri della band e come ospite su alcuni brani il grande trombettista Cuong Vu, noto per il lavoro fatto con il Pat Metheny group. Poi tra i progetti già usciti c’è il Gina Trio con Gina Fabiani alla voce e Daniele Bazzani alla chitatrra acustica e io sempre al contrabbasso. Musica d’autore di grande spessore e poesia che ha ricevuto numerosi ed importanti riconoscimenti come due premi Piero Ciampi (miglior debutto discografico e migliore cover di un pezzo di Ciampi) ed essere stato tra i cinque finalisti del premio Tenco come miglior debutto è stato molto bello. Nei prossimi mesi uscira per l’etichetta Il Popolo del Blues il cd dedicato da mia moglie Désirée alla musica di Burt Bacharach. Désirée ha cantato splendidamente avendo come ospiti Robben Ford alla chitarra, Tollak all’armonica (collaboratore di Gino Vannelli, Al Jarreau n.d.r.) e gli splendidi arrangiamenti di Aidan Zammit. Avrei anche quasi finito il mio terzo CD con ospiti come Pat Mastelotto (batterista dei Mr.Mr. e dei King Crimson n.d.r.) e Cuong Vu alla tromba. Purtroppo non riesco a trovare il tempo e la tranquillità necessaria per terminarlo e quindi credo che slitterà dopo l’estate. Intanto con Mastelotto e Vu insieme al pianista inglese Roy Powell stiamo lavorando ad un progetto dove ognuno di noi registra in separata sede (Austin, Seattle, Oslo e …Roma!) interagendo con il già registrato dagli altri. E’ un progetto ambizioso, ma ascoltando i tre pezzi che abbiamo già pronti i risultati ottenuti sono a dir poco esaltanti!

ZM: Hai rappresentato l’Italia varie volte al EuroBass-Day. Com’è l’atmosfera durante queste manifestazioni? Immagino che ci sarà un bel fermento con tutti questi musicisti di altissimo livello.

LF: Si, ho avuto il piacere e l’onore di suonare a sei edizioni dell’European BassDay in Germania, dove è stato registrato anche il mio CD live, all’Euro BassDay a Verona, due volte al BassDay Uk a Manchester, al BazzDay a Mosca ed al BassDay Rome ed a Noi Bassisti in Villa a Bollate quindi probabilmente posso essere considerato un esperto di manifestazioni di questo tipo. L’atmosfera è un misto di grande competività e fratellanza, due cose che all’apparenza non possono coesistere ma che riescono a mescolarsi in queste occasioni generando delle giornate  comunque con grande musica sul palco. Magari a volte con un tasso di ipertecnicismo e virtuosismo troppo alto, ma comunque grande musica.


ZM: Hai vari endorsement. Chi sono e come sono avvenute queste collaborazioni?



LF:
 Sono molto fiero e contento di collaborare con le aziende e le persone più attive e preparate del panorama dell’industria degli strumenti musicali in Italia: da un lato Marco De Virgiliis e la sua MarkBass e dall’altro la Mogar per Ibanez con Stefano Xotta, Giorgio Paganini, Orazio Martino e Roberto Ragazzo (ragazzi scusate ma l’ordine di apparizione è del tutto casuale). Marco è riuscito a creare in pochi anni una realtà che si è imposta in quello che sembrava un mercato ormai saturo e impermeabile alle novità con prodotti di livello professionale e con caratteristiche innovative come i coni al Neodimio molto più leggeri di quelli tradizionali e con una filosofia che mette al primo posto la valorizzazione del proprio suono: se attacchi due bassi diversi ad un MarkBass avrai due suoni completamente diversi, cioè viene amplificato il tuo suono. Sono con MarkBass dal loro giorno zero e sono fiero di aver fatto tutto il possibile per aiutarli nel loro cammino. Loro d’altra parte hanno sempre creduto in me e mi hanno sempre aiutato nelle mie scorribande in giro per il modo. Quella con Mogar e Ibanez è una storia che comincia più tardi ma che mi ha già dato grandi soddisfazioni, le persone in Mogar sono dei professionisti molto preparati ma contemporaneamente sono degli ottimi musicisti: quando entri nei loro uffici sembra di entrare ad un raduno di metallari!!! Il rapporto con Ibanez mi ha portato ad essere sul catalogo e sul website e questo credo sia un risultato importante. Grandi strumenti ad un prezzo interessante. Con loro collaboro anche per le corde Dean Markley.


ZM: Qui in fiera a Francoforte ti trovi in veste di endorser e dimostratore. So che sei stato scelto personalmente dalla direzione giapponese di Ibanez per presentare al pubblico un nuovo basso a sei corde un po’ particolare. Che tipo di basso è? Come suona?


       IBANEZ Ashula Bass – Limited Edition    MODEL: SR2010ASC

LF: Hai detto bene, davvero particolare. Praticamente due bassi in uno!! Si chiama Ashula ed ha le quattro corde tradizionali (mi, la, re, sol) con una tastiera fretted e altre due (re, sol) con la tastiera fretless. Insomma a prima vista sembra un basso a sei corde di cui ha dimensioni ed aspetto ma in realtà andrebbe considerato come un basso a 4+2 corde!! La liuteria è di altissimo livello e sono molto molto contento di essere stato scelto e contattato dalla Ibanez giapponese per dimostrare uno strumento così particolare ed al quale loro tengono molto. Spero in fututro di continuare a collaborare con loro anche in questa veste. Credo che sia un bel risultato ottenuto da tutte le forze in campo: Ibanez, Mogar e …Lorenzo!! (potete trovare una piccola demo di Lorenzo del bassp Ashula nel primo filmato della rassegna ZioMusic sulla fiera di Francoforte, che abbiamo ripreso direttamente allo stand del distributore tedesco di Ibanez. VAI)

ZM: Oltre alle tue attività live nei concerti e come dimostratore hai lavorato tanto anche in studio. Hai qualche consiglio per quel che riguarda il set up in studio? Come registri il tuo basso in studio?

LF: Ho sempre registrato completamente flat: anche quando suono live i controlli sulla testata MarkBass sono tenuti completamente flat e sul basso tendo a lavorare solo ed esclusivamente con il balance dei due magneti per modificare il suono. Secondo me più smanetti di quà e di là e più ti allontani dal tuo suono, se ne hai uno. Se ancora non ne hai uno più smanetti e meno lo troverai ed ormai credo sia fondamentale lavorare per essere almeno riconoscibili e particolari. Credo che la figura del turnista "fantasma" bravo a spersonalizzarsi e a ricoprire mille volti diversi sia obsoleta, ammesso che sia mai esistita.

Poi ci penseranno le persone che mixeranno il brano ad aiutare il tuo suono ad uscire nel balance finale. Non scordiamoci che spesso il basso viene registrato insieme alla batteria ed a poco altro. Poi aggiungeranno chitarre, tastiere, archi, cori etc ed alla fine la voce che è quello che si deve sentire meglio di tutto.

ZM: Una domanda di rito che facciamo a tutti gli intervistati: Qual’è la situazione più assurda nella quale ti sei trovato, sempre nell’ambito lavorativo, o qualche annedoto divertente da raccontare?



LF: Ad un concerto l’artista è scappata perchè si spaventò di tutta la gente sotto al palco. Non faccio nomi ma siamo nel campo delle patologie psichiatriche. Io ed il resto della band ci trovammo sul palco impossibilitati a scendere a causa di una folla realmente inferocita che si sentiva, giustamente aggiungo io, truffata ed offesa. Brevemente ricordo che in quei momenti pensai di uscirne come minimo con la faccia ammaccata. Poi avemmo il lampo di genio di invitare sul palco un bimbo di dieci anni del pubblico che suonava la chitarra elettrica, poi un signore che cantava le canzoni di Renato Zero e così via. Noi accompagnavamo e loro suonavano e cantavano, così ne uscimmo vivi.

ZM: Hai comprato/scaricato (legalmente) qualche disco interessante ultimamente?

LF: Le tre riedizioni per il quarantennale dei tre capolavori dei King Crimson: sto preparando per i primi di maggio uno spettacolo multimediale su di loro ed è roba davvero tosta.

ZM: Oltre la muscia hai qualche altra passione? Cosa fa Lorenzo Feliciati quando non ha in mano un basso?

LF:
 Può suonare scontato e falso ma il poco tempo libero che ho lo dedico a mia figlia ed a mia moglie.


ZM: I tuoi prossimi appuntamenti?


LF: Too much to mention!! Una cosa alla volta: dopo il MusikMesse di Francoforte sarò il 18 aprile  al Live Club di Trezzo D’adda per il Groove Day di Sergio Fanton dove suonerò insieme a Gianluca Palmieri. Poi ci sarà il mix dei nuovi brani di Wasabi e tutto il resto che ti ho già citato.


ZM: Grazie Lorenzo. E’ stato davvero un grandissimo piacere!

LF: Sono io che ringrazio ZioMusic.it per l’ospitalità. A presto!!!!






info: www.myspace.com/lorenzofeliciati

info: www.lorenzofeliciati.com

Guido Block
Redazione Ziomusic

 

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