Musikmesse 2010 – Parte 1

ZioMusic.it ha quest’anno raggiunto tanti ottimi risultati, grazie soprattutto a voi. Questi risultati ci permettono di ringraziarvi con servizi di grande peso e contenuto come quello che stiamo per presentarvi.
Non c’è nulla di misterioso, il Musikmesse 2010 di Francoforte si è appena concluso e noi c’eravamo, in forze, con nuovi mezzi tecnologici grazie alla collaborazione recentemente stretta con Panasonic e Sennheiser per rendere il nostro lavoro sempre di maggior qualità, puntando su quella soluzione difficile ma vincente che guarda alla completezza dei risultati.

Partiamo subito con una marcia alta, senza indugiare, con questa prima puntata riguardante il Musikmesse 2010. Ho detto ‘puntata’ senza errore, perché il termine televisivo vi avrà già fatto capire come la nostra ZioMusicTV occupi una parte fondamentale in questo reportage. Oltre 80 video girati per garantire a chi non c’era una panoramica di quello che ci è piaciuto di più di questa fiera musicale, per una visuale in soggettiva dei protagonisti e approfondimenti mirati guidati dai migliori esperti delle novità presentate.

So che siete assetati delle mille prelibatezze musicali che questa fiera ci ha introdotto e quindi non vi faccio attendere oltre. Iniziamo immediatamente con il botto. In questo primo articolo caliamo subito l’asso Ibanez, a cui abbiamo dedicato un intero video, che si è presentata come al solito in gran forma a Francoforte.
Oltre all’esposizione di rito di tutte le asce e bassi del marchio giapponese, uno strano espositore a piramide in bella vista ci abbassa subito la mascella con le due novità legate a Steve Vai, da sempre alfiere di Ibanez, ecco quindi la riedizione a tiratura limitatissima, ma prezzo bello tosto, della famosa Steve Vai Universe a 7 corde che fece innamorare i chitarristi di mezzo mondo dalla copertina dell’album “Passion & Warfare”. Stessa fantastica finitura psichedelica, unica per ogni modello, dell’originale e pickup DiMarzio Blaze per questa riedizione speciale per il 20-esimo anniversario.
Al suo fianco veniva anche presentata la nuova Jem 505 Steve Vai, che arriverà verso fine 2010, con una nuova grafica floreale molto elegante e bella su tonalità di nero, rosso e grigio. Le caratteristiche ormai sono note a tutti, la Jem è una delle chitarre rock più vendute al mondo.

Sempre tra le chitarre ci imbattiamo nelle due cattive ragazze di casa Ibanez: le Darkstone. Da vere ‘bad girls’ le corde se le tengono ben strette, niente ponte mobile, tutto fisso e pickup con i poli forati per tirare fuori dai coni dall’ampli un suono tonante super-distorto e pieno di attacco. Il modello showcase in vetrina ha un feeling speciale con il sottoscritto, ci guardiamo languidi per qualche secondo ma purtroppo non ci faranno mai fare due accordi assieme, non entrerà mai in produzione. Le due sorelle Darkstone che andranno invece sul mercato sono due bei pezzi: uno, quello viola, pickup humbucker ponte/manico, più aggressivo e dal look infra-terreno, l’altro, che preferisco, monta i single coil ed è tutto un lustrino, luccica che è una meraviglia. Emo e glam fans fatevi sotto che di sicuro questo è il vostro strumento.
Per coloro che invece vogliono dare sempre qualcosa di più degli altri, Ibanez ha creato un modello Showcase tratto dalla serie Xiphos che si distingue per il doppio manico, un sette corde in scala baritona da 27” sopra mentre sotto monta un convenzionale manico a 6 corde con scala tipo Fender. Un’ascia tecnica, dalle grandi potenzialità distruttive se messa nelle mani giuste, assolutamente inutile se non da appendere come soprammobile se non siete metallari convinti e dalla mano già smaliziata.

Per Ibanez vogliamo chidere con un basso, simbolo di quella che è stata in questi anni la filosofia della casa del Sol Levante. Il basso Ashula Showcase è un esperimento vero e proprio, un 4+2 corde. Se la somma è certamente 6, quello che è meno scontato è l’accoppiamento di 4 corde da basso convenzionale e 2 corde addizionali superiori da basso fretless, senza capotasti. Nelle mani del dimostratore nostrano Lorenzo Feliciati, questo basso prende vita ed il suono solista delle corde fretless è tutto un legato armonioso e fluido. Non so quanti bassisti accetteranno la sfida lanciata da questo strumento tutto da scoprire ed imparare ma di sicuro è una delle poche vere novità viste al Musikmesse quest’anno.

Nel nostro infinito pellegrinaggio tra gli stand incontriamo, nel padiglione numero 8, un amico di ZioMusic.it, Donato Begotti. Donato dimostra per l’occasione il suo nuovo Brutus Combo e la testata Imperium Luxury entrambi realizzati assieme a Guglielmo Cicognani. Le parole di Begotti nel video spiegano già perfettamente tutte le caratteristiche principali di questo Combo: un amplificatore valvolare che porta il Brutus che ormai tutti conoscono su suoni più clean, per accoppiarsi meglio con i pedalini, incorpora un riverbero digitale e un dummy load per ridurre la potenza e suonare in casa con un suono bello carico senza problemi di cause legali con il vicinato.

Piccola parentesi. Lo capirete anche da voi dal nostro tour tra gli ampli più interessanti. La parola d’ordine quest’anno è stata: dummy load. Quasi tutte le case si sono concentrate in particolar modo su ampli di taglia medio piccola, da 5 a 15/20W. E’ stato capito finalmente che anche 5W suonati in casa a manetta sono troppi per un condominio, e suonare con il volume sempre al 10% non ti da mai il suono che vuoi. Allora via con potenziometri, switch e chi più ne ha più ne metta per far lavorare le valvole al massimo anche con potenze ridotte fino a 0,5W.
Dare a Cesare quel che è di Cesare è una nostra consuetudine quindi, visto che parlavamo del Brutus Combo by Donato Begotti, posso dirvi che quando Donato e Cicognani fecero uscire il primo Brutus, una piccola testata valvolare con un suono eccellente, furono tra i primi, se non i primi in assoluto, a provare questa soluzione per un suono valvolare migliore anche a bassi volumi.
La testata Imperium Luxury è un’altra bella idea, un ibrido completamente valvolare (120W o 60W) che però ha programmi completamente richiamabili e memorizzabili via MIDI. Gestione digitale e suono ‘all valve’, un’altra idea, vedi sopra, che è un passo avanti rispetto agli altri. Potrebbe essere la nuova direzione sul valvolare dei prossimi anni. Da tenere d’occhio.

Senza sosta ci spostiamo allo stand Peavey, dove le novità sono principalmente quattro. Gli amplificatori Vypyr, che fanno parte dell’altra tendenza di questi ultimi anni: gli ampli digitali a modelli fisici. Tanta scelta in questa ampia gamma, forse anche troppa, un numero di modelli che può disorientare i meno esperti ma che mette sotto le mani un suono buono per tutte le stagioni a prezzi decisamente più bassi di un equivalente valvolare.
La nuova acquisizione di casa Peavey sono gli ampli valvolari del marchio Buddha, una serie di tipo boutique che suona molto bene e lascia passare il tocco e l’identità della chitarra. Disponibili dai wattaggi più bassi fino alla testata di punta da 100W, tre canali, che ha un look vissuto da rocker consumato.
Altro discorso dobbiamo fare per la testata Peavey Butcher, basata sul progetto della JSX 50 W, una testata da 100W, riducibili a 50W, con due canali ognuno con master volume proprio e booster indipendente, gestibile anche via MIDI. Poche cose ma buone, si potrebbe dire, perché questo ampli suona molto bene, ha un carattere molto omogeneo attraverso i suoi suoni ed ha quelle medie un po’ nasali che escono molto bene nel rock e smussano un po’ le note più alte negli assoli senza perdere troppo di attacco.

Non troppo lontano dallo stand Peavey troviamo l’italianissimo Brunetti. Un marchio da sempre apprezzato da chitarristi di alto livello per il suo suono dinamico e rispettoso del tocco. Quest’anno Marco Brunetti presenta due novità: il combo valvolare monocanale SingleMan nelle due versioni con valvole finali 6V6 da 16W in Classe A e 6L6 da 35W in classe AB, e la nuova linea di pedali distorsori che vanno dall’overdrive alla distorsione metal.
Per il SingleMan anche qui bassa potenza e uno switch chiamato PowerLimit che riduce la potenza per suonare saturando le valvole ma a bassi volumi. Un solo canale dritto al punto, per chi vuole un suono bello e caldo e magari ha già una pedaliera di livello per tutte le altre sfumature necessarie per essere completi ovunque.
I pedali sono tre: Taxi Drive, Mercury Box e Burning Box. Distorsori a FET che seguono la filosofia del suono Brunetti e puntano il primo su una soluzione Booster/Overdrive, il secondo Overdrive/Distorsore mentre il terzo sulla Distorsione hi-gain.
Anche questa volta mi pare che Brunetti abbia decisamente colto nel segno.

Dai grandi marchi storici quali Fender, Marshall e Gibson a questa fiera non ci si aspettavano grandi botti e così è stato. Avendo già dato quasi tutto a gennaio al NAMM americano, la presenza a Francoforte, pur di un certo livello, è stata prevalentemente di vetrina. Una bella carrellata di modelli, riedizioni e edizioni limitate che ha fatto felici gli occhi dei visitatori. In particolare Marshall, dopo il lancio del JMD:1, sta generando molta attesa con la testata AFD100 che uscirà a fine 2010, la testata firmata da Slash che ricreerà il modello usato nel disco “Appetite for Destruction” del 1987.

Nel padiglione 8 troviamo un altro stand che siamo abituati a vedere sempre negli appuntamenti più importanti: Reference Laboratory di Angelo Tordini.
In questa occasione Angelo ci mostra le chitarre Caimbè, acustiche e semi-acustiche brasiliane distribuite in Italia proprio da Reference. Le peculiarità di queste chitarre sono principalemente due: un pickup piezoelettrico che permette di regolare il gain per ogni singola corda grazie a 6 potenziometri e un pickup esafonico che traduce il suono della chitarra, corda per corda, in segnale MIDI, per comandare con la chitarra sintetizzatori e strumenti virtuali. Roberto Diana, dimostratore per Reference, ci racconta come queste chitarre, grazie ai potenziometri piezo, non permettono solo di tarare al meglio il suono della chitarra ma, mettendo in muto solo alcune corde se ne può fare un utilizzo creativo facendone suonare alcune in acustico e alcune in MIDI con gli strumenti più disparati come basso, pad, synth o addirittura percussioni.
La prova che potete vedere nel video è una comparazione tra un cavo comune e un cavo Reference, per fare avvertire la maggiore profondità del suono attraverso un cavo di alta qualità, che lascia inalterato il segnale facendo trasparire il vero suono dello strumento.

Tra le novità più importanti di questo Musikmesse 2010 c’è la nuova serie di amplificazione per chitarra di Markbass, marchio italiano considerato tra i migliori al mondo nella amplificazione del basso. La serie DV Mark ha generato molta attesa in questi ultimi mesi, soprattutto dopo l’annuncio dell’endorsement del pezzo da 90: Frank Gambale, chitarrista fusion virtuoso e inventore della tecnica dello sweep picking.
Come spiega Marco de Virgiliis, titolare di Markbass, nel nostro video gli amplificatori DV Mark sono una famiglia ben numerosa. Si va dalla testata più piccola, la monocanale Galileo 15 da 15W, alla testata monocanale DVM Little 40 da 40W, al Combo Head 40 a due canali fino alla cattivissima Bad Head, testata a tre canali da ben 180W.
La linea è corredata di cabinet appositamente costruiti, con coni sviluppati in casa, per lavorare al meglio con questi nuovi amplificatori. Il brevetto principale che sta dietro la seir DV Mark è il "Continue Power Control", un potenziometro che permette di variare la potenza delle valvole in modo continuo, invece che per step discreti come abbiamo visto in molti altri modelli anche in questo articolo. La cosa interessante è che il controllo fa passare in modo continuo le valvole degli amplificatori dal modo triodo, ovvero in Classe A, al modo pentodo, quindi in Classe AB. Un modo per avere sempre il volume desiderato e la saturazione desiderata, senza compromessi.
Tutta la linea dimostra estrema cura dei dettagli, materiali di prima qualità e costruzione e progettazione completamente realizzata in Italia. 

Passando qua e la, una volta passata la sbornia iniziale dovuta alla sovra-esposizione fieristica, si riescono ancora a scovare quei marchi che ti stupiscono pur non avendoli mai visti prima. Questo mi è successo mentre passavo davanti allo stand TecAmp, marchio tedesco produttore di amplificazione per basso, dove il bassista Adrew Lauer dava ampia dimostrazione del bel lavoro fatto su questi amplificatori e cabinet. Una bella botta, un suono che sa stare al suo posto. Io capisco, e qui mi sbilancio in una piccola critica generale, che un bassista si senta molto gratificato, quando prova un ampli, di un suono molto completo e corposo su tutte le frequenze; tuttavia questo suono da basso ‘solista’ spesso al resto della band da fastidio, i fonici devono tagliare e correre ai ripari. TecAmp invece mi ha dato l’impressione di aver capito appieno questo recente problema: il suono è potente ma molto equilibrato e centrato nel suo ruolo. Non a caso già molti turnisti noti lo hanno scelto.

Finiamo questo nostra prima puntata con gli amplificatori Bughera, marchio del gruppo Behringer che si occupa dell’amplificazione valvolare. Molta curiosità da parte del settore verso Bughera era dovuta al fatto che questo marchio, diciamolo pure sinceramente, qualche passo falso in passato lo ha fatto. Entrare in un mercato così affollato non è facile e convincere che sei più ‘valvolare’ degli altri ormai non basta più. Bughera, senza troppi proclami, ha cercato di guardare al trend generale e puntando sulle grandi capacità produttive e di scala di Behringer, offre soluzioni per chitarra senza nulla di nuovo onestamente ma con un rapporto qualità/prezzo che è interessante di per se.
Metto in evidenza il nuovo piccolo Bughera V5, combo valvolare monocanale con riverbero e attenuatore di potenza (5W, 1W o 0,5W), che suona particolarmente bene per il cono da 8 pollici e viene perfetto per metterselo in casa e studiare con un suono credibile.

Bene, terminiamo qui il nostro primo appuntamento del reportage sul Musikmesse 2010. Non perdetevi il prossimo tra tre giorni perché abbiamo ancora moltissimo da mostrarvi.

Luca “Luke Reds” Rossi
Redazione ZioMusic

 

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