ZioMusic Selection – John Mayer “Battle Studies”

John Mayer: Battle Studies
Columbia/Sony
Novembre 2009

Un John Mayer più soft contenuto, con la sua chitarra un po’ troppo al servizio dei pezzi.


A tredici anni John Mayer venne illuminato da un disco di Stevie Ray Vaughan che gli regalò un suo vicino di casa. Da allora ha dedicato la sua vita alla musica, ed essendo uno dei chitarristi, cantanti e songwriter più talentuosi al mondo viene apprezzato non solo dal grande pubblico ma anche da tutti i musicisti e amanti della buona musica.

Battle studies è il suo quinto album in studio, dopo i fortunati Inside Wants Out (1999),  Room for Squares (2001) ,  Heavier Things (2003)  e  Continuum (2006) . Ha inciso anche numerosi dischi dal vivo che testimoniano la sua grande capacità da comunicatore di emozioni pure. I suoi compagni di viaggio che hanno creduto in lui fino dall’inizio, ovvero il batterista e produttore Steve Jordan e il mitico bassista Pino Palladino, sono il nucleo di una produzione che ha fatto vendere più di 12 milioni di album nel mondo e vincere sette Grammy.

Quello che impressiona di John Mayer è il gusto che mette in ogni nota, la grande facilità di fraseggio e la capacità di trovare delle melodie "catchy", una cura maniacale del suono, il suo timing e groove sempre perfetto e l’intelligenza nell’improvisazione durante le più sfrenate performance live.

Dopo questo elogio mi dispiace quasi dover dire che a livello di songwriting "Battle Studies" non è sicuramente a livello di "Continuum", il disco precedente. Non ho niente contro un mondo sonoro più relaxed e soft, ma i primi tre pezzi sono proprio da dimenticare, tra cui anche il singolo alla Tom Petty, con la guest Taylor Swift alla voce.
Per me il disco comincia dalla track numero quattro "Who Says", una bella canzone con arpeggi alla James Taylor e un testo davvero divertente. I suoni degli strumenti e della voce sono stupendi, bisogna dire che tutto il disco suona veramente bene.
Anche la canzone "Perfectly Lonely" è molto piacevole, sia per le belle ritmiche crunch della chitarra, che per il suono di basso, grosso come una casa.
In "Assassin" Steve Jordan da il suo meglio sia come batterista che produttore: l’effetto del sorprendente cambio da un mondo batteristico all’altro durante le parti strumentali e verso il finale è davvero bello.
L’unica cosa divertente della cover di "Crossroads" invece è il suono della chitarra, che sembra quasi un Fender Rhodes un po’ distorto.
La track numero otto fa sempre parte del tipo "meglio skippare".
Una cascata di suoni ed emozioni fuoriesce invece dagli altoparlanti in "Edge of desire": Questa si che è musica! I suoni della batteria sono bellissimi, con un ambiente vivissimo, come lo sono anche le chitarre, che in particolare nell’asso(lino) armonizzato riescono ad emozionare.
Il pezzo più bello del disco per me è la traccia numero dieci, "Do you know me", dove un arpeggio di chitarra classica suonato molto in alto e gli arrangiamenti dei cori creano delle bellissime atmosfere.
L’ultimo brano del disco e un midtempo alla Beatles, che scorre via bene, ma niente più. Sempre però con bellissimi suoni!

Il disco è stato registrato in una casa privata in California dove Mayer ha abitato e lavorato per sei mesi prima di ultimare il disco ai famosi Capitol Studios di Los Angeles e in un altro paio di studi a New York e in California. Come già detto la produzione è davvero notevole, mixxato all’americana, con suoni caldi e bellissimi ambienti sulle batterie. Le voci suonano in un modo spaventoso. Il disco è stato prodotto da John Mayer & Steve Jordan. Il mastering è stato fatto al Sterling Sound da Greg Calbi.

Che dire, un disco un po’ minore del nostro amato "Mini-Vaughan", sia a livello di pezzi che per la mancanza di interventi chitarristici che non sono solo un accompagnamento alla voce.  La qualità c’è sempre ovviamente, d’altronde da musicisti di questo calibro bisogna aspettarselo. Un plauso per la bella ripresa degli strumenti e il mix: i suoni suono davvero piacevoli, molto freschi e ariosi.
Mmmh…non so. Secondo me con 12 milioni di dischi venduti si può osare anche qualcosina di più.

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Guido Block               
Redazione ZioMusic

 

 

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