Kenny Aronoff

Sabato  10 ottobre, Percussion Village, il negozio più amato dei batteristi milanesi, in collaborazione con Mogar Music, distributore delle batterie Tama e dei piatti Zyldjian, ha organizzato una clinic con uno dei batteristi più potenti sulla faccia della terra, Kenny Aronoff.

Sempre grazie a Mogar, a ZioMusic è stato concessa l’intervista in esclusiva con un uomo che a 56 anni non solo da la paga a tanti suoi colleghi più giovani, ma ancora adesso dopo una carriera trentennale impressionante è sempre sulla cresta dell’onda, viaggiando in tutto il mondo per dare a artisti di tutte le estrazioni musicali la sicurezza di un supporto ritmico ad altissimo livello: preciso, potente, creativo e con l’approcio di un vero appassionato di musica, oltre dello strumento.
Kenny ha lavorato con molti dei più grandi artisti come John Mellencamp, The Smashing Pumpkins, Jon Bon Jovi, Elton John, Bob Dylan, John Fogerty, Joe Cocker, Mick Jagger, Alice Cooper, The Rolling Stones, Meat Loaf, e molti altri ancora. Tra quei "molti altri" c’è anche Vasco Rossi, che lo volle nel suo tour del 2002.

Non avevo mai avuto il piacere di vedere Kenny Aronoff suonare dal vivo (se non in video) e per questo motivo sono stato molto contento che l’intervista si sia svolta dopo la sua clinic, e non prima, perchè non sarebbe stato onestamente lo stesso. Sono rimasto veramente impressionato dal musicista e uomo che ci siamo trovati davanti: lui, la sua Tama e basta. Una vera forza della natura.
Nella clinic ha spiegato i vari aspetti che secondo lui dovrebbero essere fondamentali per un batterista che vuole arrivare da qualche parte: saper suonare a tempo, ma con groove, essere aperti mentalmente a qualsiasi cosa, possibilmente saper leggere e scrivere la musica, studiare ed avere la giusta disciplina, alimentarsi in un modo discreto e fare un po’ di sport, ma più che altro amare tutta la musica e cogliere tutte le sue sfumature per un reale progresso personale.
Le spiegazioni venivano alternate con esempi suonati inerenti al tema che era stato toccato, o lui da solo con la batteria, o con ausilio di basi musicali di brani vari presi dalle sue innumerevoli produzioni ed incisioni con i più importanti artisti del mondo.
Quello che mi è rimasta più impresso della clinic di Kenny Aronoff è stata la versione quasi “heavy metal swing” di “Straight No Chaser” che ha inciso tempo fa con la Buddy Rich Big Band e le sue partiture scritti a mano, bellissime.

Allora, ecco a voi Kenny Aronoff!

ZioMusic: Inizialmente, che cosa ti ha attirato verso la batteria?

Kenny Aronoff: Quando ero ragazzo e ho visto per la prima volta una marching band (particolare tipo di banda di derivazione americana, di solito formato da percussioni e ottoni caratterizzata da un alto livello tecnico, un ricercato stile di marcia e dalla costruzione di uno vero spettacolo, n.d.r.)  che era venuta nella nostra piccola cittadina di 3000 anime, la mia personalità ed attenzione è stata subito catturata dalle percussioni e dalla batteria in modo naturale, e quando avevo 10 anni i Beatles sono venuti in America e ho visto “A hard days night”…la settimana dopo ho formato la mia prima band.

ZM: Hai preso delle lezioni di batteria?

KA: Quando a scuola mi hanno chiesto che strumento volevo imparare ho detto subito “la batteria”, ma là ti davano solo un practice pad e le bacchette, davvero noioso, così l’allenamento me lo sono fatto con le varie rock band con cui suonavo. A 16 anni ho cominciato studiare seriamente le percussioni classiche, come timpani, marimba, mentre la batteria la studiavo per i fatti miei. A 23 anni invece ho cominciato a studiare con due grandi insegnanti di batteria, uno era Gary Chester, a New York, che ha scritto il libro “The new breed”, l’altro era Alan Dawson della Berklee School a Boston. A quei tempi studiavo 8/9 ore al giorno.

ZM: Ti ricordi del tuo primo drumkit che hai comprato?

KA: Ludwig! Ce l’ho ancora! Questa vecchia Ludwig, con la grancassa da 20”, l’ho comprata pezzo per pezzo perchè non avevo abbastanza soldi. Prima il rullante, poi la cassa e cosi via….

ZM: Magari di colori diversi?

KA: No, i vari pezzi erano laccati di nero, a cui ho tolto la lacca per far venire fuori il legno. Pensa il rullante l’avevo comprato per 20 dollari, che poi ho rivenduto a 400 dollari su Ebay.

ZM: A quei tempi, chi era il tuo eroe alla batteria?

KA: Quando ero ragazzino mi piacevano tutti i batteristi jazz dell’epoca, anche perchè i miei genitori ascoltavano tanto jazz: Buddy Rich, Alvin Jones, Joe Morello, Philly Joe Jones,  Louis Belson per me erano il massimo. Ma il primo che mi ha impressionato tantissimo era Mitch Mitchell, il batterista di Jimi Hendrix. Poi Ginger Baker, John Bonham.

ZM: Come sei finito poi a suonare rock’n’roll dopo il college?

KA:  Anche mentre studiavo musica classica suonavo comunque sempre la batteria: Jazz, R’n’B e Rock. Ogni estate avevo una band. Quando poi mi sono diplomato al college e studiavo la batteria, studiando 9 ore al giorno, avevo una band fusion. A un certo punto ho deciso di dedicare tutta la mia vita alla musica.

ZM: Hai detto che sei partito come batterista fusion. E’ stato difficile per te cambiare da uno stile che richiede di suonare tante cose complicate ad una situazione come con John Cougar Mellencamp, con una filosofia “less is more”, cioè fare meno per ottenere di più?

KA: E’ stato dificilissimo! Ci ho messo due anni, e a volte pensavo di mollare il gruppo perchè non ero convinto se mi piaceva ho no. La cosa divertente è, che sono diventato proprio quel tipo di batterista che prima  prendevo in giro. Parlavo proprio male e prendevo in giro quel tipo di batterista, con questa attitudine “less is more”. E adesso sono io l’esperto! [Ride]

ZM: Da John Mellencamp come hai fatto diventare uno dei più richiesti session-man in studio e dal vivo?

KA: Mi è sempre piaciuto lavorare in studio, ne ero affascinato, un po’ lo percepivo anche come una sfida. Quello che alla fine mi ha spinto fortemente in quella direzione è stato l’annuncio di John Mellencamp di fare una pausa di tre anni, si parla del ’88. Da un giorno all’altro mi sono dovuto inventare qualcosa di cui potevo vivere. Sono andato a Los Angeles e ho sparso la voce che avevo tanta voglia di fare dei dischi, e pian piano la cosa ha cominciato a funzionare. Per fortuna ho conosciuto questo produttore (Don Was, n.d.r.) che stava cercando il batterista giusto per un disco di Iggy Pop. Siamo diventati amici e lui poi era sempre più richiesto. Cosi mi ha chiamato per suonare sui dischi di Elton John, Bob Seger, Bob Dylan… e da li la cosa si è semplicemente sviluppata da sola.

ZM: Sei un batterista potentissimo. Come fai a tenerti in forma per un drumming che richiede così tanta energia?

KA: Non è che sono in gran forma [Ride e alza il braccio destro muscolosissimo con gesto da bodybuilder, n.d.r.], anzi direi che sono in pessima forma!
Le sette regole da seguire per rimanere in forma sono:
1. quando non suoni tanto o tutti i giorni, hai bisogno di qualche esercizio cardiovascolare, come correre, la bici o comunque qualcosa che ti fa sudare. Questo elimina le tossine e migliora la tua resistenza.
2. fare un po’ di pesi per aumentare la massa muscolare
3. flessibilità, come yoga, stretching
4. la dieta. L’85% del tuo aspetto fisico dipende da che cosa mangi. Io consiglio più verdura, più proteine e meno carboidrati, frutta e zucchero. Purtroppo questo significa anche meno birra e vino. Però se fai il bravo e ti alleni, dopo poi bere di nuovo piu birra e vino! E’ tutta una questione di equilibrio.
5. niente integratori, in America la gente prende troppi integratori, è ridicolo!
6. acqua, tantissima acqua.
7. dormire.

Purtroppo riguardo all’ultimo punto sono veramente un disastro!

ZM: Quando si suona la batteria nel modo sbagliato ci si può fare del male. Che cosa può fare un batterista per proteggersi? Hai mai magari anche tu avuto dei problemi, muscolari o di altra natura?

KA: Certo! Spesso ho qualche osso che va fuori posto o qualche problema muscolare. Succede magari nel sonno che dormi in qualche posizione strana, e poi basta fare un movimento sbagliato e… L’ultima volta mi è successo a Hong Kong. Stavo chinandomi per prendere un tom e mi sono bloccato con la schiena. Per due ore hanno tentato in tutti i modi di mettermi in sesto, con l’agopuntura, il chiropratico, qualche stregone locale…ma niente da fare. L’unica cosa che alla fine ha funzionato e stata una doccia bollente, solo cosi sono riuscito a salire sul palco e fare lo show.

ZM: Spesso i batteristi hanno problemi con la schiena, anche il mio amicone Roberto Gualdi, l’altro batterista pelato, che tra l’altro ti saluta…

KA: Salutamelo tanto…

ZM: Lo farò…a proposito…pensi che per essere un vero “power drummer” bisogna essere pelati?

KA: [Ride] Assolutamemte si!!!

ZM: Usi qualcosa per proteggerti le orecchie?

KA: In quello non sono molto bravo, dai 2 kHz agli 8 kHz non sento più bene come prima, questo purtroppo è anche il range della voce femminile, cosi la mia ragazza spessissimo ce l’ha con me perchè quando mi parla le chiedo in continuazione “come?” e “cosa?” [Ride]. Purtroppo dopo tutti questi anni un po’ mi sono “brasato” le orecchie, a colpi di piatti e rullante. Quando studio uso i tappi, ma dal vivo uso gli in-ear monitor e dietro di me ho un mixer a 16 canali a disposizione…insomma…nei live mi piace un volume decisamento alto! Così da un lato mi proteggo le orecchie ma dall’altro me le rovino.

ZM: Ovviamente viaggi moltissimo. Hai ancora del tempo per studiare?

KA: Purtroppo no. Effettivamente questo è uno delle cose che mi da più fastidio: non avere abbastanza tempo per studiare…

ZM: Ma se avessi un po’ di tempo a disposizione cosa studieresti?

KA: Io credo molto nell’allenamento e studio funzionale, nel senso che ti crei una “routine” di allenamento che ti fa suonare bene quello che stai facendo al momento.
Dipende in quale situazione ti trovi o in che band suoni: devi focalizzare sullo studio della tecnica che ti serve per quella situazione e allenarti con le canzoni. Per esempio come oggi. Prima della drum clinic mi sono scaldato e preparato specificamente per suonare bene in questa demo. Comunque per me le cose cambiano in continuazione e sono sempre pronto per la prossima sfida.

ZM: Che consigli puoi dare a chi sta cominciando adesso con la batteria?

KA: Non insegno più tanto ai principianti, perchè il mio prezzo è altissimo. [Ride]
Chi comincia con la batteria, da vero principiante,  dovrebbe farlo esclusivamente per divertimento. Quando poi prendi la cosa più sul serio, devi cominciare dalla tecnica. Stai imparando una nuova lingua con parole nuove e le prime cose sono: imparare a suonare i “beat”, come tenere il tempo, suonare con “groove, un po’ di lettura ecc… Cosi pian piano ti costruisci una tecnica solida. Prima le cose semplici e poi sempre più elaborate.

ZM: Quale è stata la cosa più difficile che hai mai fatto a livello musicale?

KA: Sicuramente una delle cose più difficili è stato un concerto per violino adattato per marimba che ho eseguito come solista all’opera con un’orchestra al completo. Mi ci sono volute 2 ore di studio al giorno, per un anno intero, per imparare a memoria la parte. E’ stato veramente duro, un sacco di concentrazione.
Anche registrare con la Buddy Rich Big Band è stato difficile, perchè non mi sono trovato nel mio elemento naturale e c’era veramente poco tempo per studiarsi le parti.
Ultimamente ho suonato al concerto per l’inaugurazione di Obama, dove ho suonato con 26 artisti diversi, e durante il soundcheck con Jon Bon Jovi e Bettye Lavette c’erano sul palco meno 2 gradi! Faceva veramente freddo e anche durante lo show eravamo sempre intorno allo zero e ho dovuto suonare con i guanti. Dovevo concentrarmi tantissimo: dare gli attachi, leggere il tele prompter, non guardare il presidente e tutta quella gente famosa. Era fondamentale rimanere sempre concentrato e focalizzato, mi sembrava di combattere una gara per il titolo mondiale dei pesi massimi, sempre con la mente all’erta: cosa c’è per prossimo?, a chi tocca?, quale è il tempo?, la velocità ?, cosa devo contare?, chi devo guardare?, qual’è la canzone?, e quando e finita questa qual’è la prossima?, guarda l’artista, guarda la parte, guarda il direttore d’orchestra…e tutto questo non stop per tutto lo show!

ZM: Avevi un ruolo un po’ come il portiere di una squadra di calcio. Se fai solo uno sbaglio la palla è in rete…

KA: Esattamente! Devi stare sempre nel gioco, e pensare già a che cosa potrebbe succedere di lì a poco. Se ti rilassi è finita, perchè puoi stare certo che qualcosa andrà storto.

ZM: E la situazione più sorprendente nella quale ti si trovato?

KA: mmmh…non saprei…

ZM: sai, a me piaciono il gossip e gli annedoti…
[a questo punto, come una voce fuori campo, la sua collaboratrice gli suggerisce di raccontare quella “con il cartone del latte”].

KA: Oh man [Ride fortissimo]…non so se è una cosa sorprendente, ma sicuramente una storia davvero interessante. Stavamo suonando con John Mellencamp in uno stadio davanti a 18.000 persone e il palco era rotondo, a 360°, lo show doveva durare tre ore.
E a un certo punto mi scappa da pisciare. Non so perchè quella volta prima di iniziare non sono andato in bagno, comunque mi scappava fortissimo. E noi suoniamo pezzo dopo pezzo, tutti attaccati e cominciava a farmi proprio male. Allora ho chiamato il mio drum tech e gli ho spiegato la situazione. Lui va via e torna…con un cartone del latte. E in qualche modo…

ZM: No…non mi dire mentre stavi suonando la batteria hai….?

KA:  yeah….

[Grande risata di tutti]

ZM: Incredibile!

KA: Ah… e poi un’altra volta, mi ricordo benissimo, era il 1984, sempre con Mellencamp, ho spaccato una bacchetta, e non so come è potuto succedere, ma la bachetta spezzata si è proprio conficcata nel mio “%$£*” [Si indica il basso ventre, ndr]. Un dolore attroce! Poi ho avuto una sensazione terribile come se stessi sanguinando, e cominciai a svenire. Mi ricordo ancora che la canzone era “Authority Song”. Cominciai a ruotare gli occhi verso il cielo e il mio drum tech salta sul palco per vedere se c’era qualcosa che non andava con i piatti perchè avevo la testa rivoltata verso l’alto, e io gli faccio  “…no no…” e lui si avvicina e mi chiede “cosa c’è…?”  e io gli rispondo “…e il mio c…o” e lui “What?” e io ancora “E’ IL MIO C…O!”,  allora lui risponde: “Scusa fratello, ma a quello ci devi pensare tu!” e se ne va.

[Altra grande risata di tutti]

ZM: Fantastico! Che bella storia! Grazie…questa mi è proprio piaciuta!
Ho letto che hai un fratello gemello. Anche lui fa il musicista?

KA: Lo faceva. Abbiamo suonato anche in alcuni gruppi insieme. Lui suonava le tastiere. Adesso fa lo psicologo. Ognuno ha preso la sua strada.

ZM: Guardando il tuo sito ho capito che sei una persona “drogata” del proprio lavoro, sei praticamente sempre in giro. Come fai a trovare il tempo di suonare anche in una cover band di Led Zeppelin ?

KA: E questo impegno l’ho preso pure molto sul serio. Pensavo che mi sarei pure preso “qualche calcio nel sedere”. Perchè una cosa è suonare i Led Zeppelin da solo, un’altra di farlo insieme ad una band , in un club a Los Angeles, dove la sala è gremita di personaggi piuttosto particolari…

ZM: …che non aspettano altro…

KA: Si aspettano “Good Times Bad Times”, Rock’n’roll…

[La voce fuori campo suggerisce: “per me è la cover band di Led Zeppelin più forte di tutti”]

KA: …e questo significa che devi suonare le parti giuste con il tempo giusto. Il tempo giusto è molto importante. Se suoni “The Immigrant Song” o “The Ocean” troppo veloce non funziona, per esempio…[comincia a suonare con le mani un groove sulle cosce, che accompagna facendo contemporaneamente con la voce il riff della chitarra]. Non bisogna mai accellerare.
Nella nostra band abbiamo capito la cosa essenziale dei Led Zeppelin, cioè sapersi ascoltare ed ispirarsi a vicenda. Per quella data ho preso la mia batteria, sono andato al locale, un normalissimo club, dove si susseguono bands tutte le sere, ho salutato i ragazzi, sono andato sul palco e ho montato la battteria. Dal momento che ho dato il via per “Good Times Bad Times” sono rimasto focalizzato completamente sulla musica per un ora e quarantacinque minuti. Davvero forte. Una esperienza molto personale e importante. Siamo molto seri, non si beve o altre cose del genere. Due giorni prima della serata, anche se stavo lavorando in studio, mi sono messo a studiare fino alle due di notte tutti i pezzi, perchè non posso mai suonarli abbastanza bene. Una vera sfida!

ZM: Ho uno studio di registrazione qui a Milano, sai darmi qualche consiglio per la registrazione della batteria in studio? Per me rimane sempre lo strumento più difficile da riprendere…

KA:  Quanto è grande la sala di ripresa?

ZM: Non è grandissima…

KA:  Per registrare bene la batteria ti serve dell’equipment buono, il batterista deve essere capace di accordare la sua batteria e tutto il resto dipende dal batterista stesso, come suoni la batteria, il feeling, il tocco…

ZM: Come cambia l’equipment che usi dalla situazione live allo studio?

KA: Guarda, in studio monto la batteria, e suono i vari pezzi e i piatti e sento come suona la stanza, e poi cambio delle cose secondo il tipo di risposta che mi da l’ambiente. Cambio anche la dinamica, cioè quanta forza mettere nei colpi. In una stanza piccola non puoi picchiare forte, altrimenti il suono diventa troppo compresso. Al momento che hai trovato il set up perfetto con un bel sound di batteria, basta che prendi dei microfoni e li metti dove lo strumento suona bene, fai prove anche spostandoti per la stanza, e poi  piazzi i microfoni nei punti ottimali.

ZM: Usi anche piatti diversi in studio? Magari più scuri?   

KA: Certo! Piatti diversi, pelli diverse… Con tutta la esperienza che ho accumulato sono diventato come un fonico, so esattamente come fare suonare la batteria al meglio rispetto alla stanza.

ZM: Dentro la cassa che microfono preferisci?

KA: Tante volte si usa il Beyerdymanic 88. Lo metti per metà dentro la grancassa, con il microfono che punta un po’ fuori dall’asse del battente. Un altro microfono davanti, per esempio il Shure 52 o il Subkick della Yamaha, adesso molto di moda. Poi ti metti davanti alla grancassa e ti sposti indietro di circa un metro e mezzo fino a quando non senti la botta della grancassa nello stomaco, li metti un altro microfono, se hai il budget mettici un microfono a nastro. Due microfoni overhead. Volendo puoi registrare la batteria benissimo solo con un microfono sulla cassa, uno sul rullante , due overhead e un microfono a nastro davanti….questo è quello tutto che ti serve. Ovviamente anche il lavoro di equalizzazione non è da sottovalutare, ma spesso mi succede che con la valutazione della stanza, il posizionamento dei microfoni e il tuning della batteria riesco a fare in modo che non bisogni equalizzare affatto. Alzi i volumi e basta. Certo: se poi passi attraverso un banco Neve aiuta sempre! [Ride]

ZM: Durante la tua carriera trentennale hai cambiato o modificato il tuo suono?

KA: Il mio suono cambia in continuazione. Forse la cosa che si distingue di più è il mio suono del rullante, cioè colpisco il rullante in centro, ma sempre anche il bordo.

ZM: Quando registri per altri in studio, proponi il tuo KennyAronoff-sound o vieni incontro molto anche alle esigenze del produttore?

KA: Io faccio tutto quello che il produttore mi chiede. Sono lì per quello.

ZM: Cambi molto l’equipment, vari rullanti…

KA: Io porto dai 16 ai 20 rullanti in studio. Una volta ne portavo anche 50 ma adesso sono riuscito a farmi bastare questi 16/20 rullanti di tutti i tipi, di metallo e legno.

ZM: Cosa farai nei prossimi giorni?

KA: Domani torno negli States per prepararmi per suonare nel gruppo di Chad Smith, i “Bombastic Meatbats”. Chad ha due gruppi, i ChickenFoot e “Chad Smith’s Bombastic Meatbats”. Loro hanno dei concerti in Giappone, ma Chad non ce la fa andarci. Così lo sostituisco io. Questo significa che mi devo imparare tutte le parti. Ho giusto quattro giorni per preparare tutto. Avrei dovuto andare in studio a registrare con Jon Fogerty e Jerry Lee Lewis ma ho dovuto cancellare le sessions. Tornato dal Giappone farò una settimana di recording sessions per una nuova applicazione su iPhone che si chiama “APPs”, dove ci toccherà suonare tutti generi, dal country agli Zeppelin, Kansas, Weezer, Janes Addiction…veramente di tutto… i Blur…rock, pop. Ogni nota va trascritta, 12 ore di lavoro al giorno, molto impegnativo e stressante. Dopo quello farò un po’ di concerti con John Fogerty, per due settimane. Sai…ogni giorno viene fuori qualcosa di nuovo. Mi hanno chiesto di fare i “Kennedy Center Honors”, una trasmissione televisiva molto particolare. Questa volta verrà premiato Bruce Springsteen e suonerò con tanti artisti bravissimi.

ZM: Cosa fa Kenny Aronoff quando non suona la batteria? Che saranno probabilmente giusto un paio di giorni all’anno…?

KA: No, solo 22 ore. [Ride]

ZM: Non hai qualche altra passione?

KA: Guarda, mi piace rilassarmi, pensare a niente, guardarmi un bel film. Poi mi piace molto fare dello sport. Mi permette di staccare complettamente anche con la mente.

ZM: Per chiudere l’intervista un’ultima domanda. Questa mi è stata comissionata ancora dal nostro amico comune Roberto Gualdi, cioè una domanda da batterista a batterista: quando suoni con musicisti che non sono precisissimi nel timing, cosa fai? Li segui in qualche modo o vai dritto per la tua strada?

KA: Questo mi è successo non solo con muscisti scarsi ma anche con artisti importanti. Se suoni con un grande frontman e lui decide di accellerare devo seguirlo. Ogni tanto ho provato di rimanere e insistere sul tempo giusto ma ad un certo punto poi suona di m…a.
Allora prendi quella decisione, “Ok, lo seguo”.

ZM: Dipende sicuramente anche da quanto è importante l’artista…

KA: Yeah! Esatto!!! [Ride tanto]

ZM: Basta domande!

KA: Ok, allora la prossima cosa da fare è mangiare e bere qualcosa. Tanto cibo! Mi sento un po’ debole…e  poi, sono in Italia o no?

ZM: Fantastico! Grazie Kenny!

KA: Grazie a te! Belle domande!

ZioMusic ringrazia Mogar Music e Percussion Village per la loro disponibilità.

Un particolare ringraziamento invece va a Ambra Pisano, che ci ha messo a disposizione le sue bellissime foto scattate durante la demo di Kenny Aronoff. Grazie Ambra e complimenti!

Info: www.kennyaronoff.com

Info: www.mogarmusic.it

Info: www.percussionvillage.it

Guido Block & Luca Rossi
Redazione Ziomusic

 


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