Frankie Hi-NRG

Direttamente dal Festival delle Passioni di Mantova, una manifestazione interessante nata dall’idea di far dialogare, attraverso contaminazioni e confronti, musica e cibo; abbiamo intercettato uno degli esponenti più importanti e di più lungo corso della scena hip hop italiana: Frankie Hi-NRG.

Frankie è un personaggio che pur con la fama che la sua musica gli ha regalato non ha voluto smussare gli angoli o scendere troppo a compromessi. Lo leggerete in questa intervista, la sua lingua è sempre tagliente e le sue opinioni vanno dritte al sodo senza timore di apparire contro-corrente o per nulla conformi al pensiero più popolare nel mondo della musica italiana.

Non perdetevi in fondo anche il saluto che Frankie ha voluto dedicare a tutti voi lettori di ZioMusic.it.

ZioMusic: Oltre che essere uno dei primi esponenti del genere rap hip-hop in Italia sei sempre stato un sostenitore dell’apertura di questo genere musicale verso tutti. Ritieni che il rap italiano di oggi, molto più popolare che 15-20 anni fa, sia debitore agli artisti come te che hanno sposato questa filosofia?

Frankie: Io credo che ognuno sia debitore verso quelli che lo hanno preceduto. Io sono debitore a gente come Fabrizio De Andrè e i CCCP, ad esempio. Tutti i grandi nomi, i grandi artisti della musica, hanno aperto nuove strade e reso più agevole la vita artistica di quelli che sarebbero venuti poi. Qualcuno, immagino, sarà debitore a me per quello che ho fatto quando di cultura hip-hop in Italia si parlava veramente poco e anche quel poco era un movimento che partiva dalle cantine, molto underground.
Per fortuna o per talento abbiamo tirato fuori anche nel nostro paese questo genere dai sotterranei e l’abbiamo reso più potabile alla gente. I nuovi artisti hanno potuto crescere su di un terreno più fertile di quello che abbiamo trovato noi all’inizio.

Ecco il video della performance DJ set di Frankie al Festival delle Passioni.

ZioMusic: Molti esponenti illustri della musica italiana che hanno pubblicato in passato dischi rap o di ispirazione rap ora hanno variato, anche di molto, la loro proposta musicale, penso ad esempio a Jovanotti, Neffa, J Ax. Cosa pensi a riguardo? Hai mai pensato a qualcosa del genere, anche non in via definitiva?

Frankie: Penso che ognuno sia libero e padrone di gestire il proprio percorso musicale come vuole. Gli artisti che hai nominato, come anche altri, hanno avuto transiti più o meno “forti” nel rap e ci sono anche tornati a volte. Dopo un po’ può succedere che ti rompi un po’ le palle di quello che fai, quindi è normale che si possa voler crescere o cambiare.
Personalmente io la voglia di mettermi a cantare non ce l’ho. C’è da dire che nel mio ultimo album (“DePrimoMaggio” uscito nel 2008 in occasione della partecipazione a SanRemo, ndr) ho fatto la cover di “Chicco e Spillo” di Samuele Bersani, oltre che aver ricevuto le collaborazioni di Enrico Ruggeri e Roy Paci. Di fatto quella è una canzone, non proprio tradizionale ma una canzone, io l’ho trasformata in un rap ibrido. Due vie di mezzo che si sono incontrate.

ZioMusic: Il tuo rap è sempre stato pungente e indipendente, molto spesso ispirato da temi politici o sociali. Oggi la politica è inflazionata come non mai, su tutti i media, mentre la musica sembra prenderne le distanze. Credi ci sia una sorta di crisi di rigetto?

Frankie: Per il significato che do io alla politica non credo che sia inflazionata, credo che gli esponenti della scena politica siano davvero inflazionati. Di politica vera non se ne parla mai.
E’ davvero pazzesco. Io durante i miei concerti dico come battuta: “Ragazzi avete seguito le cronache politiche dell’ultimo periodo, le distinguete dalle altre perché sono quelle con le tette in copertina”. Ormai la ‘politica loro’ sono le cronache private, indipendente dalla fazione, delle liti private degli uomini politici. Un sacco di ‘sentito dire’ relativi a progetti politici. Non c’è praticamente nessuno che espone l’esistenza di un problema e poi proponga soluzioni reali.
Nella musica credo che sia molta più politica e molte più occasioni di fare politica vera che negli altri ambiti, soprattutto quelli che ne avrebbero il compito. Questi ultimi parlano solo di gestione dei poteri invece che esercizio dei poteri.

ZioMusic: Chi è il rapper italiano che ti piace maggiormente in questo momento? Ed a livello mondiale?

Frankie: Io la scena italiana la seguo veramente poco. Di sicuro la scena napoletana è quella che mi piace di più, anche solo per come viene esercitata la parola, come la lingua napoletana diventa componente ritmica naturale del rap. Lucariello ad esempio è uno di quelli che mi fanno muovere la testa con più convinzione quando li ascolto.
Sul piano internazionale ti devo dire che è davvero molto tempo che non sento rap nuovo. Senz’altro Kenye West tra tutti questi nuovi, perché è da pochi anni che è sulla ribalta, è quello che mi sembra più coraggioso, quello che se le inventa più strane, sta esplorando territori abbastanza nuovi pur mantenendo una grande coerenza con la filosofia hip-hop. Ad esempio il pezzo che ha fatto con i Daft Punk è una cosa che qualche anno fa non si sarebbe mai sognato di fare. Senza sputtanarsi troppo sta probabilmente accompagnando l’hip hop verso una nuova fase di crescita.

ZioMusic: Il mondo DJ ed i musicisti hip-hop hanno negli anni sempre seguito da vicino lo sviluppo della tecnologia nella musica. Tu come ti relazioni alla tecnologia nel tuo lavoro? Quali sono i tuoi strumenti principali e le piattaforme su cui lavori in studio e nei live?

Frankie: Sono un appassionato di tecnologia, non un fan dell’ultimissima uscita a tutti i costi, ma mi piace.
Per fare la mia musica non rincorro le mode, tutto deve essere commisurato alle mie esigenze. Per fare un pezzo in quattro quarti un software super-sofisticato di notazione musicale ti occupa solo memoria e basta.

Quello che io utilizzo principalmente è il campionatore/sequencer Akai MPC 2500. La gamma MPC di Akai è partita molti anni fa, venti o forse più, con Roger Linn che si inventò l’MPC 60 che univa una drum machine con un campionatore e un sequencer tutto nella stessa macchina. Tutto il mio album “La morte dei miracoli” esce quasi completamente da un MPC 60, esattamente come “Quelli che ben pensano”. La curiosità è che l’MPC 60 è a 12 bit, in un mondo attuale che va verso i 64 bit, e ha al massimo 22 secondi di campionamento in cui dovevi riuscire a far stare tutto quello che serve per fare del buon hip hop. Il campionamento di “Quelli che ben pensano” credo non superasse i 15 secondi.
Se hai una 500, magari non potrai andarci a Tokio, però se ti organizzi bene ci puoi fare dei bei viaggi secondo le tue esigenze. Lo stimolo della tecnologia di una volta è quello di riuscire a tirar fuori cose che non sono normalmente previste, oppure sfruttare un difetto trasformandolo in un pregio.

In questi ultimi anni mi sono un po’ più avvicinato alla composizione con le DAW (digital audio workstation, ndr), ma sempre in maniera più giocosa possibile. Non mi vado ad impelagare nei programmi troppo complicati solo perché sono quelli che usano tutti.
Da qualche tempo sto usando Reason, un software a dir poco straordinario, e sono molto curioso di provare Record perché credo che soddisferà parecchie delle mie esigenze in termini di registrazione.
Quando ho bisogno di una chitarra o una linea di basso chiamo i miei musicisti e li faccio suonare. Sembra una sciocchezza ma per me è stato un grande passo avanti, fino a qualche anno fa, nonostante nei live suonassi sempre con una vera band, per i dischi dovevo sempre cercare pezzi di brani che suonassero come volevo io. Invece basta prendere un buon chitarrista e campionarlo per liberarti da molti problemi.

ZioMusic: Tu, soprattutto in occasione della tua partecipazione a SanRemo 2008, sei stato uno di quelli che, invece di ignorare il fenomeno dei download illegali ha cercato anche di giocarci e ribaltarlo a suo favore. Come ti poni su questo tema?

Frankie: Usiamolo per carità, è uno dei circuiti più efficaci che ci siano. Fin dalla prima volta che mi sono scaricato Napster, ormai dieci anni fa, ho sempre pensato che fosse uno strumento di grande diffusione, una forma alternativa di radio come ha detto Chuck D dei Public Enemy.
Tante volte mi è capitato di scaricare una canzone, ascoltarla e poi non volerla sentire mai più, non mi sembra giusto comprarla per forza. Però le canzoni che mi piacciono e i dischi che mi ascolto anche solo 4 o 5 volte li compro, ma non perché voglio sentirli meglio o per avere la copertina, perché bisogna pagare il lavoro che è stato fatto da chi c’è dietro quel disco.
Io su questa cosa chiamata musica ci campo. Io e i miei musicisti, e tutti quelli che ruotano attorno ai miei dischi, devono vedere ripagato il loro lavoro. Credo che molti abbiano paura di questo meccanismo che permette a chi acquista la musica di ascoltarla prima e poi pagarla: se fai una cosa brutta non ti arriva un euro. Non basta più fare un disco così per farlo.

Chi scarica musica da internet non è un pirata, pirata è chi lo fa per lucro. Chi prende un disco, lo pubblica e lo vende illegalmente è un ladro, pirata e chi più ne ha più ne metta. Chi si scambia liberamente la musica fa una cosa diversa. Dobbiamo andare però verso un modello più civile e meno parassita di chi scarica solo e non si compra mai un disco davvero.

ZioMusic: Cosa sta preparando Frankie Hi-HRG per il prossimo futuro?

Frankie: Intanto sto finendo il tour che termina a fine settembre, poi mi prenderò un momento di pausa per inventare qualcosa di nuovo. Di questi tempi è difficile parlare di dischi, ma qualcosa ho già in mente. Senz’altro farò della musica per le orecchie. [Ride]

ZioMusic: Ti chiediamo, come di consueto per il nostro portale ZioMusic.it, un saluto ai nostri lettori che possono trovarlo nel nostro lettore a fondo pagina.

Info: www.frankie.tv

Info: www.myspace.com/frankiehinrgofficial

 

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

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