Umbria Jazz 2009 – Parte Seconda

La seconda e la terza parte del nostro racconto di Umbria Jazz 2009, la prima potete trovarla qui (Link), ci permettono di farvi conoscere attraverso le loro stesse parole due dei personaggi di maggiore spicco di questa manifestazione musicale.

Il primo, il direttore artistico di UJ fin dalla sua prima edizione, Carlo Pagnotta, è il vero è proprio motore della kermesse, il curatore di tutto quello che UJ propone nei suoi nove giorni di musica, colui che vaglia le centinaia di proposte di artisti e manager e, in definitiva, ha l’ultima parola in ogni decisione.

Il secondo, il famoso contrabbassista jazz Giovanni Tommaso, è il direttore di Berklee Summer School ad Umbria Jazz dal 1986, uno degli aspetti più interessanti e importanti per tutti i musicisti che vengono alla manifestazione.

Noi di ZioMusic.it abbiamo posto qualche domanda a questi due protagonisti, non solo di UJ ma della musica e della cultura italiana, per capire meglio quali sono i pilastri che reggono un evento come questo e come Umbria Jazz si proietta verso il futuro e verso un epoca che si presenta come una sfida per tutta la musica.

Carlo Pagnotta – Direttore Artistico di Umbria Jazz

ZioMusic: Umbria Jazz è una manifestazione di grande prestigio, ogni anno ci si attende molto e anche qualcosa di nuovo, quali sono gli artisti che è più felice di avere quest’anno e quali le novità introdotte?

C.P.: Con una formula che ormai è collaudata da 25 anni penso che ci sia poco da innovare, ad innovare sono gli artisti con la loro musica, sempre in movimento.
Dal 2003 ci siamo spostati dai Giardini Carducci all’Arena Santa Giuliana e quindi da 2000 persone siamo passati a concerti da 5000 spettatori, il che vuol dire che fare tutto jazz sarebbe una follia.

Questo ha comportato un allargamento di vedute che forse non mi vede come la persona più adatta, io rimango sempre al mio be-bop e se avessi dovuto fare un festival solo secondo i miei gusti la media di paganti sarebbe stata dalle 50 alle 80 persone per concerto. Abbiamo aperto anche al pop ed al rock e questo ha fatto in modo che Umbria Jazz sia diventata molto più popolare.

Le prevendite vanno benissimo, per i Simply Red siamo ad oltre 4 mila persone. Sono molto soddisfatto però dell’ottimo riscontro, anche guardando alle prenotazioni giornaliere negli alberghi, delle giornate di solo jazz. Io di sicuro ero più felice quando le scelte erano più libere ed il programma più purista, più jazz, anche con meno paganti. Purtroppo però a Perugia le strutture mancano ed i 400 mila euro annui che spendiamo per mettere in piedi il festival si coprono solo in questo modo. Le istituzioni spero ci ascolteranno maggiormente in futuro.

Tornando al programma, certo che è un gran programma, il marchio di UJ è conosciuto in tutto il mondo e non ci possiamo permettere errori, però dobbiamo giocare in difesa, non ci possiamo permettere di aumentare ancora l’offerta o i cachè. Noi Prince, ad esempio, non lo possiamo chiamare, però se hai un budget quattro volte il nostro….
Siamo primi in Italia, tra i primi festival in Europa e nel mondo, io sono soddisfatto del lavoro fatto e dei risultati, crisi o non crisi.

ZioMusic: Giusto parlando di questa crisi, com’è la situazione quest’anno?

C.P.: Come dicono quelli che giocano a carte nei circoli, dove una mano si vince e una si perde, i conti si fanno in fondo alle scale. Se però dovessimo stare alle prevendite la crisi Umbria Jazz non la sente. Umbria Jazz Winter 2008 lo scorso dicembre, a crisi già inoltrata, ha fatto il 15% in più dell’anno precedente, quindi in questo momento stiamo ancora crescendo.
Se dobbiamo guardare al discorso commerciale potremmo ancora espanderci volendo. Questo UJ in estate è però già una specie di supermarket, il marchio è già molto sfruttato. Io tengo a ripetere che questo è un evento culturale, tra i primi cinque eventi musicali in Italia, e anche se ogni euro investito ne fa tornare cinque e mezzo non dobbiamo puntare solo a quello.
Ci saranno, per farti un esempio, sei concerti di 21 musicisti dell’avanguardia di Chicago, della AACM (Link) che tutti conoscono, assieme con il trombonista George Louis, che abbiamo in esclusiva europea. Io so che non ci saranno molti paganti ma non possiamo fare solo i commercianti dobbiamo puntare sulla musica.

ZioMusic: Oltre agli eventi principali ci sono decine di altre performance. Cercate di legare ogni evento agli altri accompagnando lo spettatore in un percorso culturale musicale oppure la città diventa come un grande “self-service”?

C.P.: Ha scritto bene chi ha scritto che questo UJ è tre festival in uno: l’Arena Santa Giuliana dove al 90% ci sono le star del pop e del soul, ci sono i club e i teatri per il jazz e poi i due palchi aperti con musica non stop con proposte di qualità ma più facili e adatte a tutti.

ZioMusic: Umbria Jazz porta avanti da anni la filosofia del “Made in Italy”. Quali sono le vostre iniziative a riguardo quest’anno?

C.P.: Oggi siamo fortunati, non dobbiamo fare molto per spingere gli italiani, è molto più facile di qualche anno fa, ci sono diversi giovani musicisti italiani che sono già a livello internazionale. Il jazz italiano ha raggiunto dei livelli inimmaginabili fino a 10-15 anni fa.

La vera iniziativa è invece per l’anno prossimo, anno in cui festeggeremo il 25-esimo anno di clinics della Berklee Summer School qui a Umbria Jazz. 250 ragazzi ogni anno imparano da noi e qualcuno tra i più bravi ha la possibilità di andare a Boston con le borse di studio. So che qualche talento è pure rimasto là. Qualcuno che in questi 24 anni ha imparato qui ora sta facendo carriera internazionale.
E’ molto importante, non va dimenticato. Qui abbiamo dato lauree ‘ad honorem’ a McCoy Turner o Sonny Rollins, non a Boston o negli USA. Il prossimo anno faremo sicuramente qualcosa di importante per celebrare questa colonna portante di UJ e per ricordare quanto ci teniamo.

ZioMusic: Siamo stati allo stand Reference ed abbiamo conosciuto Angelo Tordini, vostro stretto collaboratore per la parte tecnica da molti anni. Quest’anno Reference lancia un prodotto, un cavo per chitarra, che porta il marchio Umbria Jazz. Com’è nata e come si sviluppa questa collaborazione?

C.P.: L’amico Tordini fin dai primi anni ha collaborato con noi. I collaboratori che valgono non ce li lasciamo scappare. Per noi vale la persona ed è importante dire che da quando Angelo Tordini gestisce l’Arena Santa Giuliana non abbiamo più sentito accenni della stampa a malfunzionamenti dell’audio o a spettacoli gestiti male, com’era stato invece prima di lui. Anche gli americani, che spesso portano i loro fonici, ci fanno i complimenti per l’audio dell’Arena.
Per quanto riguarda la tecnologia e l’iniziativa lanciata da Reference con questo Umbria Jazz Cable me ne intendo davvero poco. Ti posso dire che Tordini è un collaboratore tra i primi e tra i migliori negli ultimi vent’anni, Reference meritava questa gratificazione e abbiamo concesso il logo UJ molto volentieri.

ZioMusic: Per il prossimo anno ci può dire se c’è già qualcosa che bolle in pentola?

C.P.: Mi dispiace (nicchia, ndr) ma sono talmente impegnato a pensare a UJ Winter 2009 che ancora non ho idea di cosa succederà. Le date di UJ 2010 sono già annunciate e cominceremo il 9 luglio e finiremo il 18.
Per UJ Winter mi devo incontrare con il sindaco. Siamo alla 17-esima edizione, vincente fin dal primo anno, quindi siamo fiduciosi.
Non chiedermi però di svelarti qualcosa (ride, ndr) perché non ho contratti firmati in mano e se ti dico un nome che poi non conferma, com’è successo in passato, poi finisce che mi fate un …. così.

 

Finisce qui questa seconda parte. Nella terza, ed ultima, parte del nostro reportage incontreremo Giovanni Tommaso, direttore italiano di Berklee Summer School che ci ha detto cose molto interessanti. A presto!

Info: www.umbriajazz.com

Luca “Luke Reds” Rossi
Redazione ZioMusic

 

 

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