Recensione Tascam DR-100

ZioMusic prova per voi oggi uno di quegli oggetti che la tecnologia ha completamente rivoluzionato nel giro di pochi anni. Parliamo del Tascam DR-100, il registratore portatile professionale, o da campo, di casa Tascam, divisione del brand giapponese Teac Professional.

Pensare che solo pochi anni fa questi registratori portatili avevano un’autonomia di batteria e capienza della memoria che ne limitava di fatto l’utilizzo ad alti livelli. I modelli più performanti avevano di contro il difetto di essere estremamente voluminosi e quindi poco “portatili”. Oggi le batterie al litio e le memorie a stato solido, nel caso specifico le schede SD, permettono di avere in uno spazio compatibile praticamente con qualsiasi applicazione da campo tutto quello che serve per avere una registrazione veloce che sa guardare anche alla qualità.

Il Tascam DR-100 è già ben noto nell’ambiente degli addetti ai lavori. La concorrenza in questo settore non è ampia ma ben specializzata e almeno un altro paio di aziende hanno prodotti analoghi sul mercato da tempo. Questo DR-100 ha saputo però guardare alla qualità con una prospettiva differente. Mi spiego. In genere gli approcci di massima alla progettazione di questo tipo di dispositivo portatile possono essere classificati in due categorie: costruire un prodotto estremamente semplice, molto automatico e tutto fare, che accontenti soprattutto gli utenti poco addentro al mondo audio o alla lettura dei manuali; secondo approccio, costruire un prodotto molto più completo e complesso che però risulta poco pratico e veloce per chi non sia un tecnico del suono o qualcosa di simile.
Ebbene, ritengo che uno dei maggiori pregi di questo DR-100 si proprio quello di aver scelto una buona via di mezzo tra le due filosofie contrapposte. Il suo hardware è intuitivo e noto a tutti, riprendendo il concetto di navigazione e selezione delle tracce tipico del celeberrimo iPod, il software è invece creato con diverse “shell” (come una cipolla, per intenderci) e permette di non essere invasi immediatamente da setting e tecnicismi ma di potervi accedere nel momento del bisogno.

Per quanto riguarda una panoramica più approfondita di tutte le caratteristiche del Tascam DR-100 vi rimando direttamente alla pagina esplicativa del sito Tascam (www.tascam.de/it/dr-100.html).

Lasciate che citi brevemente quello che si trova nella scatola del DR-100. Oltre all’unità principale, che descriverò più sotto nel dettaglio della prova, si trova la custodia morbida per riporre l’unità. Non proprio una assicurazione nel caso di urti rilevanti ma sufficiente per prevenirla dai graffi, l’insidiosa polvere e l’umidità. E’ presente anche un cappuccio anti-vento per proteggere i microfoni, dal fastidioso rumore del vento o, se siete all’interno, di condizionatori o ventilatori. E’ decisamente ingombrante, tanto da far sembrare il DR-100 un piccolo mohai dell’Isola di Pasqua, ma ringrazierete dello spessore generoso quando in una giornata ventosa le vostre registrazioni saranno comunque di buona qualità.
Il cavo USB è il classico cavo di collegamento che permette di sincronizzare l’unità con il computer, che la vede come una normale cartella dati, e scaricare o fare l’upload di file. Ultimo ma non per importanza il telecomando a distanza. I professionisti sanno quanto può essere utile, e talvolta essenziale, non spostare o toccare l’unità una volta puntata e sistemata. Con il telecomando è possibile far partire la registrazione, il playback e accedere a molte delle principali funzioni dell’unità. Il ricevitore a raggi infrarossi è posto in testa al registratore, tra i due microfoni, questo rende difficile l’utilizzo del telecomando a distanza se l’unità ci volta le spalle, o addirittura impossibile se è montato il windscreen. Anche qui però Tascam viene incontro con un apposito porta-telecomando che collegato via cavo al retro del registratore converte gli impulsi infrarossi in elettrici garantendo circa un metro di autonomia a distanza con il telecomando nelle suddette occasioni.

Il Tascam DR-100 in versione Mohai dell’Isola di Pasqua con il suo cappuccio windscreen.

Il registratore, ovviamente, ha il suo cuore nei microfoni. Due microfoni unidirezionali a condensatore, due omnidirezionali, anch’essi a condensatore, e due ingressi XLR con possibilità anche di alimentazione phantom per eventuali microfoni esterni anche a condensatore.

I microfoni direzionali li ho provati in diverse situazioni, all’interno e all’esterno, con o senza rumore di fondo, a distanze differenti dalla sorgente. La ripresa è fedele, l’angolo di circa 60° è sufficiente e la buona reiezione fuori asse permette di giocarsi bene la registrazione con un posizionamento ben studiato. Sono rimasto piacevolmente sorpreso di due cose: la sensibilità del panorama stereo resa dalla coppia di microfoni permette un disaccoppiamento stereo migliore di quello che pensavo pur con microfoni così vicini e sorgenti non proprio prossime; secondo, attraverso i due controlli di guadagno che regolano la sensibilità della ripresa, uno generale per tutti e due con tre livelli di gain, e due controlli gain più precisi, destro e sinistro, si può non solo allineare precisamente il panorama stereo dell’unità con la sorgente soprattutto quando la ripresa non è simmetrica, ma anche modificare la gittata dei microfoni. A gain basso il microfono riprende solo sorgenti vicine, eliminando rumori di ambiente e riflessioni indesiderate; a gain medio la gittata ottimale, secondo le mie prove, è di circa 3-5 metri a meno di 90 dB, perfetto per registrare prove o live direttamente dal palco; a gain alto l’ambiente viene ripreso quasi integralmente con una gittata che va molto lontano, secondo il livello, perfetto per riprendere live dalla postazione FOH, per cori o orchestre ampie, piuttosto che convegni e talk con interlocutori lontani.
Un difetto di questi microfoni a condensatore in particolare è quello di essere un po’ freddi, non ci si può certo aspettare rese da microfono da studio da un registratore da campo ma conoscendo bene la risposta in frequenza in un secondo momento si potranno rendere le registrazioni un po’ più musicali con l’editing.

I microfoni omnidirezionali si comportano bene, fanno il loro lavoro in ogni occasione. La scelta della casa è stata di posizionarli sulla faccia superiore dell’unità così da poter appoggiare il registratore su una superficie piana nell’applicazione tipo di questi microfoni come conferenze, interviste o assemblee.

I due ingressi XLR, hanno alimentazione phantom, ma non sono ibridi. Il fatto di non poter entrare anche con jack TRS lo considero un piccolo neo perché ne limita un po’ l’utilizzo in sala prove, uno degli ambienti classici di questi dispositivi.

In quasi tutte le registrazioni che ho effettuato ho potuto avvalermi dell’utile vite sulla faccia inferiore che accetta l’attacco dei più comuni treppiede per videocamere e macchine fotografiche. Questo attacco universale rende il posizionamento professionale molto più semplice e possibili anche riprese difficili in posizioni scomode.

Grazie al telecomando, per esempio, potrete avviare la registrazione a distanza dopo aver posizionato il registratore davanti al direttore di un coro, nel punto focale (senza fare indesiderate apparizioni in scena), oppure registrare da soli il live della vostra band dal punto audio migliore senza mai muovervi dal palco.

Per restare in ambito di prove sul campo, devo dire che lo chassis completamente in metallo è una garanzia di durata e resistenza dell’unità. Ovviamente questi dispositivi non amano assolutamente gli urti, ma in casualità disgraziatamente sfortunate il metallo non fa crepe come la plastica al minimo urto. Un oggetto da non maltrattare di certo, visto anche il prezzo non trascurabile, ma che da sensazione solidità e durevolezza.

Il software, come già detto, è semplice ma all’occasione da accesso a tutte quelle funzioni che rendono questo registratore professionale a tutti gli effetti. Il jog wheel in stile iPod ormai lo sanno usare tutti oramai, spostarsi tra le tracce, nei menu e nei vari punti di una registrazione è semplicissimo.
Le ampie possibilità di formato audio (WAV 16 bit o 24 bit, MP3 32/64/96/128/192/256/320 KBit/s) e la memoria capiente (2 Gb di scheda SD inclusi) danno ampia scelta tra bassa qualità e durata ‘infinita’ e alta qualità e una capienza comunque ottima.
La limitazione ad una sola sotto-cartella non è un limite invalicabile ma può dare un po’ fastidio se si usa l’unità per molte applicazioni differenti. Questo unito al metodo di denominazione di file e cartelle poco pratico segna uno dei difetti migliorabili di questo software.
Un sicuro punto a favore è invece la possibilità di realizzare delle sovraincisioni non distruttive, anche con monitoring. La scrittura di un pezzo può, per fare un esempio, richiedere diverse revisioni e sovraincisioni. Un compositore può registrare una prima traccia base (es, piano), quindi un arpeggio di chitarra, poi la voce solista e quindi i cori, anche da solo. Il tutto senza mai perdere le tracce originali ma procedere, e se mai tornare indietro, passo passo.

E se proprio non riuscite a raggiungere l’unità col comando ad infrarossi ecco in aiuto l’adattatore a filo. Smart!

In conclusione, la prova di questo registratore Tascam DR-100 ha portato alla luce un oggetto che si presta con flessibilità e professionalità ad una gamma davvero ampia di applicazioni. Nelle mani giuste si potrebbe dire che queste unità possono fare miracoli e risolvere molte situazioni spinose. In mani mediamente inesperte portano comunque a casa il risultato semplicemente schiacciando un tasto e questo non è poco.
E’ un investimento che, a mio parere, ogni band dovrebbe prendere in considerazione prima o poi. Un compositore potrebbe trovare nel DR-100 il suo migliore amico, depositario di ogni idea e composizione estemporanea in qualsiasi posto si trovi.

Info: www.exhibo.it

Info: www.tascam.de

 

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

 

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