Intervista Steve Lukather

 Steve Lukather sicuramente non ha bisogno di grandi presentazioni.
 

This text will be replaced

La sua trentennale carriera come chitarrista dei Toto e i suoi vari side projects come solista e con gruppi come Los Lobotomys e El Grupo gli hanno fatto vendere più di 30 milioni di dischi. Fin dagli inizi della sua carriera ha collaborato con tantissimi artisti, non solo come chitarrista ma anche come compositore e autore su più di mille dischi. Ha ricevuto 14 Grammy nominations, e se ne è portati a casa ben cinque.

 A 51 anni lavora ancora tantissimo sia in studio che live, ed è un uomo pieno di sorprese che non ha perso la voglia di mettersi in discussione. L’anno scorso ha raggelato tutto il mondo con la notizia della fine dei Toto, e con l’uscita del suo disco solista “Ever changing times” ha dimostrato di aver ancora molto da dire e di sentire il bisogno di voltare pagina.

 
Negli ultimi due mesi è stato in tour con il suo gruppo ECT (Ever Changing Times), macinando tantissime date in tutto tutto l’Europa. Al momento del nostro incontro a Milano, Steve ha appena passato quattro giorni a Francoforte, dove ha suonato nel tendone centrale dell fiera Musikmesse e ProLight & Sound, sull’ Agora Stage.
 
Questa volta sono veramente emozionato! L’uomo che mi trovo davanti è uno dei miei eroi e ancora oggi, ogni volta che sento l’assolo di “I’ll be over you” mi si rizzano i peli, per non parlare dei bellissimi pezzi che ha scritto. Lo trovo veramente in forma, con almeno una decina di chili in meno rispetto alle foto che avevo visto in rete, sorridente e molto disponibile. Ordina una bottiglia di vino rosso da sorseggiare insieme durante l’intervista, accendo il registratore ed eccovi: uno bella chiacchierata con uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi…
 
 
ZM: Hi Steve!  Ti sei divertito sull’ Agora Stage della Musikmesse a Francoforte?
 
SL: E’ stato fantastico! Il bello è che incontri un sacco di persone, vecchi amici ma anche ragazzi giovani come per esempio Mathias Eklundh, impressionante chitarrista e persona simpaticissima che è diventato un amico nuovo. Ero anche incaricato di dare un “Lifetime Achievement Award” a Joe Satriani, e quando sono salito sul palco per la premiazione lui mi ha guardato con occhi  terrorizzati, perchè sa che sono un po’ pazzo, e si aspettava qualche scherzetto. Però sono stato bravo e molto serioso. (ride)
Lo scherzo poi l’hanno fatto invece a me durante l’ultima esibizione. Stavo disperatamente cercando il mio guitartech per cambiare la chitarra, e mi stavo già arrabbiando, che vedo salire sul palco Al di Meola con in mano la mia chitarra…
 
ZM: …niente male come stagehand…
 
SL: Si…(ride) è stato divertentissimo! Non sapevo neanche che lui fosse li! Siamo grandi amici, lui è un chitarrista incredibile, lo adoro. Insomma, ci siamo fatti un sacco di risate, però alla fine ero veramente esausto. Non avevo mai fatto quattro show al giorno. C’era sempre tantissima gente, abbiamo avuto più di 25.000 persone in quattro giorni e già alle undici del mattino il tendone era pieno con 3.000 aspettatori, incredibile. Pensa che c’era anche il mio amicone Larry Carlton  in fiera, ma non sono neanche riuscito ad incontrarlo. Un grande successo, ma veramente stancante.
 
Steve Lukather con gli ECT al Musikmesse a Francoforte 
 
ZM: Te lo stavo giusto per chiedere. Devi essere stanchissisimo. Ho controllato il calendario del tuo tour attuale e nel mese passato hai avuto solo due o tre “day off”… Qual’è la parte più difficile di un tour come questo?
 
SL: Questa volta è un po’ diverso perchè canto molto, non siamo una band strumentale, e ho semplicemente bisogno di riposare di più. Vuol dire che non posso stare tutte le sera in giro con gli amici ad ubriacarmi. Devo dormire, cosi posso alzarmi alle otto del mattino per ricominciare il tutto di nuovo. Per fortuna ho perso la voce solo una volta durante tutto il tour e di solito facciamo un set di due ore e mezza, ma ovviamente in fiera a Francoforte abbiamo alternato set di mezz’ora con set di un ora. Mi sono trovato benissimo comunque, è stato molto intenso, tantissima gente e come ho già detto ho incontrato tanti vecchi amici e me ne sono fatto tanti nuovi.
 
ZM: Sei riuscito a mangiare uno stinco di maiale con i crauti in uno dei tipici locali a Francoforte?
 
SL: (ride) No! Non mangerei mai una roba del genere! Non sono vegetariano ma neanche malato di mente…
 
ZM: Guarda che è famosissimo!
 
SL: Sono sicuro che sarà anche buonissimo, ma non vado pazzo per la carne di maiale.
 
 Musikmesse Francoforte, 2009
 
ZM: Un titolo come “Ever Changing Times” per un CD non poteva essere più calzante: dopo più di 30 anni di collaborazione hai annunciato la fine dei Toto…
 
SL: E’ vero. In un anno è successo di tutto: Ho festeggiato i miei 50 anni, sono diventato padre un altra volta e ho lasciato il gruppo. Sai, ad un certo punto mi sono guardato in giro sul palco e non c’era più nessuno dei miei amici della highscool. Per me era molto dura: Mike (Porcaro)  non riusciva più suonare a causa dei suoi problemi muscolari alla mano, David (Paich) non voleva più andare in tour. Anche se avevamo come sostituti dei grandi musicisti come Leland Sklar (bassista) e Greg Phillinganes (tastiere) , non c’era più un Porcaro nella band, ne un Paich. E vero c’era comunque Bobby (Kimball), ma c’erano un po’ di disaccordi sul business e sul managment e non mi sentivo più a mio agio, cosi ho deciso di darci un taglio. Abbiamo finito alla grande, con un album, un tour e un DVD di grande successo, investendo praticamente tre anni della nostra vita, dall’inizio delle registrazioni dell’album fino all’ultima data, e sentivo la necessità di fare qualcos’altro. Comunque siamo ancora amici e non ci ci sono “bad feelings”.
 
ZM: Niente rimpianti allora?
 
SL: Ma no…vedi, quando è uscito “Hold The Line” avevo 19 anni, adesso ne ho 51. I Toto sono stati importantissimi per me e apprezzo tantissimo il supporto delle persone e il tempo bellissimo che abbiamo passato assieme. Siamo e saremo sempre amici. Pensa che ho appena fatto una produzione con David Paich per il disco di George Benson e sto faccendo delle cose con Steve Porcaro ed altre collaborazioni. Sicuramente la famiglia Porcaro è come una seconda famiglia per me, ma…non ero più a mio agio. Tanta gente mi ha detto: sei stato tu a tenere in piedi il gruppo e anche adesso hai fatto la cosa giusta. Comunque la nostra musica è sempre li, e a chi piace e vuole ascoltarla è libero di farlo.
 
ZM: Il tuo ultimo CD Ever Changing Times sembra un po’ un “affare di famiglia”, tanti amici e anche tuo figlio e la tua figlia più grande ti hanno dato una mano.
 
SL: Beh… mio figlio Trevor ha scritto assieme a me due dei brani, e ci ha anche suonato, invece Tina ha fatto i cori in uno dei pezzi.
 
ZM: Quanti anni hanno i tuoi figli?
 
SL: Trevor a maggio fa 22 anni e Tina ne ha 24, e ho un altra bimba piccola che si chiama Lilly che ha 18 mesi e mezzo! E’ arrivata un po’ di sorpresa, ma sono felicissimo, è davvero un tesoro.
 
ZM: Del disco mi piace molto “Tell me what you want”, ha un vero “killer riff”…
 
SL: Quello lo ha scritto e suonato Trevor! Ti consiglio di andare su Google o Myspace e ascoltarti le cose che fa, sono veramente tanto orgoglioso di lui. E’ il mio migliore amico e stiamo in giro a divertirci. 
 
  Musikmesse Francoforte, 2009
 
ZM: Ci puoi spiegare un po’ il tuo processo di songwriting. Come funziona? Componi con la chitarra o con tastiere? 
 
SL: Dipende come mi sento. Per la maggior parte dei pezzi di Ever Changing Times, che ho scritto assieme al mio partner di lunga data per quello che riguarda la composizione, Randy Goodrum, ci siamo rintanati in una piccola stanza di albergo vicino a casa mia, “Room 421”, e abbiamo scritto praticamente tutto il disco li, solo con una chitarra acustica, una piccola tastiera, una drum machine e un mangianastri. Non mi piace fare dei demo già molto elaborati.
 
ZM: Perciò semplicemente gli accordi, le melodie…
 
SL: Si, chitarra acustica, pianoforte, voce, insomma…scrivere il pezzo. Chiaro magari per la roba più dura mi attacco ad un ampli, per trovare qualche riff un po’ heavy. 
 
ZM: Uno dei pezzi che mi piace di più del tuo ultimo CD è “Stab in the back”, perchè sono un grande fan degli Steely Dan…
 
SL: Anche io! (ride) “Stab in the back” è praticamente un mio tributo agli Steely Dan. Questa è una storia veramente divertente. Quando ho conosciuto per la prima volta i fratelli Porcaro, Jeff  (Porcaro, batterista) era il drummer degli Steely Dan, e praticamente ci siamo studiati tutto il loro disco “Katie Lied” prima che uscisse. Sai, ho voluto sempre suonare su un disco dei Steely Dan ma purtroppo non è mai successo. Ho suonato live sia con Walter (Becker) che con Donald (Fagen) seperatamente, ma mai con loro come Steely Dan. Nel 1977 era nell’aria di poter fare con loro il tour per il disco Aja, ma poi per qualche problema di business non è andato in porto. Visto che sono un loro grandissimo fan ho pensato di scrivere un mio pezzo alla Steely Dan, come tributo e segno di rispetto.
 
ZM: So che tra i Toto e i tuoi solo album hai venduto più di trenta milioni di dischi. Sei stato nomminato per 14 Grammys e ne hai vinti 5. Dopo tutto questo successo, dove trovi ancora gli stimoli e l’energia di fare cose nuove?
 
SL: Molto semplice, è quello che so fare. So non lo facessi non sarei me stesso. 
 
ZM: Quando torni a Los Angeles? 
 
SL: Abbiamo ancora impegni in Europa per due settimane. Al mio ritorno devo ancora fare un paio di cose ma poi vedrò di non prendere troppi impegni per poter stare con la mia famiglia e in particolare con la bambina, che ormai è convinta che il suo papà sia uno “screensaver” (ride). Quando torno a casa dopo un lungo tour di solito la prima settimana sto seduto sul divano e basta, non mi faccio neanche la barba. Man mano mi escono poi tutte le cose che ho accumulato e racconto tutto quello che è successo durante il tour.
 
ZM: Allora la parte più dura di un tour è stare lontano dalla tua famiglia?
 
SL: Si! La parte più dura è proprio quella. Mi manca tantissimo. Per fortuna c’è Skype, e posso vedere almeno le facce di mia moglie e dei miei figli e parlargli. Però…per me la musica e fondamentale. Vedi, non vengo pagato per le due ore che sto sul palco a suonare, ma per le altre 22 ore che sto in giro e non suono, quella è la parte dura. Per fortuna ho un sacco di amici in tutto il mondo, sai, dopo più di trent’anni di carriera in quasi ogni città del mondo ho qualche persona cara. Mi portano fuori a mangiare delle cose buone, a bere del buon vino, ci facciamo un po’ di risate, e questo rende la vita on the road un po’ più facile. Anche la mia band e la nostra “crew” sono fantastici!
 
  Musikmesse Francoforte, 2009
 
ZM: Come hai scelto i membri della tua band?
 
SL: Il tastierista, Steve Weingart, ha praticamente trovato tutti i musicisti della band.
 
ZM: Sono piuttosto giovani, vero?
 
SL: Si, sono ventenni. Ma sono veramente incredibili, tutti musicisti eccezionali. Suoniamo tutto live, non ci sono basi o campioni, non sopporto quella merda (o-tone SL). Quando una cosa suona cosi bene che non sembra neanche vero, di solito lo è! (ride fragorosamente). Saresti sorpreso quanta gente lo fa…
 
ZM: Lo so, lo so…
 
SL: Potrei raccontarti delle cose allucinanti. Cantanti che sui dischi sembrano bravissimi, ma poi dal vivo li senti e pensi: “Ohh…ma che c…. sta succedendo?” Vanno in studio, cantano frettolosamente la loro parte, vanno via, e si fanno sistemare il tutto con i plugin per l’intonazione e il timing. Io non credo in tutta quella merda finta.
 
ZM: Potresti dare qualche consiglio a tutti gli amici di ZioMusic che studiano la chitarra? Tu studi ancora?
 
SL: Certo che studio ancora! Non ho mai smesso.
 
ZM: E che cosa stai studiando in questo momento?
 
SL: Oh…cose diverse. Puoi stare vent’anni a studiare progressioni di accordi, scale ecc.
In questo momento sto più su chord-melodies, voicings, armonizzazioni. Sai…suono tantissimo quando sono “on the road”, faccio riscaldamento e mi alleno, ma lo studio sui i libri me lo tengo per quando sono a casa. Il problema è che tante volte dopo un tour lungo non ho voglia di prendere in mano la chitarra almeno per una settimana, neanche di ascoltare la musica. Ho bisogno di staccare e liberare la mente, vuol dire che sto sul divano, mi guardo i cartoni, mangio qualcosa di buono con un bel bicchiere di vino e sto con la mia famiglia.
 
ZM: A tutti i ragazzi giovani che vogliono diventare un chitarrista di alto livello, cosa consigli?
 
SL: Di studiare! Mi dispiace, non c’è un “easy way out”. 
 

 
ZM: E qual’è l’aproccio giusto?
 
SL: Quando sei giovane cominci a mettere le mani sulla chitarra, poi cresci e…
 
ZM: Sai che ci sono un sacco di ragazzi che pensano di dover stare otto ore al giorno sulle scale…
 
SL: Ah…questo è una cosa che non consiglio a nessuno, ti puoi addirittura fare male a livello muscolare o dei tendini. Il mio insegnante di chitarra mi diceva sempre di studiare per mezz’ora, fermarmi, e fare qualche esercizio di scioglimento per i muscoli. Se stai magari studiando una parte difficile e i muscoli cominciono farti male, fermati! Non ha nessun senso di farsi del male, non otterai niente. Se dedichi durante la giornata due, tre ore allo studio va benissimo, ma studiare otto ore al giorno e semplicemente “bullshit”. Allenarsi è importantissimo, ma non bisogna farsi del male. Io consiglio sempre di concentrarsi all’inizio sullo studio della chitarra ritmica, e non subito la lead guitar. Tutti i ragazzi giovani da subito vogliono fare i solisti con scale velocissime, tapping ecc. Bisogna invece suonare sui dischi, imparare le canzoni, suonare insieme alla batteria, imparare di suonare a tempo. Se non c’è il groove non funzionerà comunque. Bisogna ascoltare tanta musica, TUTTA la musica, di tutti i generi. Dal rythm’n’blues al heavy metal, e si po’ imparare tantissimo anche dalla più semplice canzone pop o country, la classica, il funk…tutto. Non può farti male! Tanti ragazzi vogliono poi subito essere delle rockstar, prima ancora di crearsi un personalità musicale pensano a studiarsi il look. Quando sono entrato per la prima volta in un studio di registrazione erano passati 12 anni da quando avevo preso in mano per la prima volta una chitarra. Si dice che bisogna impegnare almeno 10.000 ore nello studio, prima di potersi chiamare un vero musicista. Va benissimo stare insieme, suonare e divertirsi, ma se vuoi veramente diventare un bravo musicista devi studiare, non c’è altra soluzione. Altrimenti potrai magari giusto essere una rockstar per una decina di anni, se sei fortunato, o ti trovi ancora a cinquant’anni nella cantina di tua mamma a fare le scale. 
 
ZM: Perciò non sei molto contento dell’ attuale scena musicale?
 
SL: Ma no, non volevo dire quello. Ci sono delle cose veramente interessanti in giro. Non sono uno snob, o del tipo “vecchio che si lamenta dei giovani”, ma penso semplicemente che tutti i musicisti grandi hanno investito il loro tempo per arrivare dove sono arrivati. Non mi importa niente se vuoi suonare del death metal o se vuoi suonare il più veloce possibile, va benissimo. Se ti piace, fallo! Sto solo dicendo che c’è musica che a volte può risultare un po’ noiosa e c’è musica che ha del “soul”. Se trovi un buon mix di tutte e due le cose, non puoi sbagliare.
 
 
ZM: Ci puoi raccontare qualcosa riguarda la tua collaborazione con Musicman e la tua LUKE signature guitar?
 
SL: Sterling Ball è uno dei miei migliori amici. La famiglia Ball per me è come una seconda famiglia. Sai…semplicemente amo i loro strumenti, altrimenti non li suonerei. Ho un sacco di chitarre, come per esempio una Les Paul sunburst del ’59, che vale un milione di dollari, e ho altri pezzi molto interessanti, ma mi piacciono le loro chitarre. Dudley (Gimple) e Sterling (Ball) hanno messo insieme una chitarra incredibile per me, che semplicemente adoro e mi calza alla perfezione. Loro sono di una generosità e professionalità incredibile, siamo molto amici, i nostri figli sono cresciuti insieme. Sterling è…come posso dire…una ”high quality person”. Ci sono solo cinque endorser come me: Albert Lee, John Petrucci, Steve Morse, Tony Levin e adesso c’è anche John Myoung, non è come la Fender che ha 8 milioni di endorser e tutti hanno un modello signiture. Le signiture sono difficili da vendere, ma la mia si è venduta veramente bene. Se non amassi il loro lavoro non mi sarei mai fatto coinvolgere.
 
ZM: Che tipo di set up usi adesso in studio e che ampli hai utilizzato su Ever Changing Times?
 
SL: Uso un sacco di roba vintage per variare il suono tipo amplificatori Gibson,  Rhodes, Magnatone, Marshall. Mi attacco direttamente con la chitarra negli ampli e aggiungo gli effetti solo in fase di mix, se non è un wah-wah o qualcosa del genere. C’è gente che usa dei rack mastodontici o merda simile. Odio quel tipo di suono! Ne avevo anche io uno, ma non mi è mai piaciuto. Era a metà degli anni ’80 quando questo suono era diventato famoso su dischi di successo e TUTTI  i produttori volevano quel suono! Vero, ho suonato su qualche disco con questo suono e cosi la gente diceva, "Ecco, questo è il suono alla Lukather". Odiavo questo accostamento! Andava bene nel 1986. A me piace un altro suono.
 
ZM: E dal vivo come cambia il tuo set up?
 
SL: Bè, dal vivo il sistema è leggermente più soffisticato.  Ovviamente non mi posso portare in giro un centinaio di ampli vintage. Utilizzo un sistema a tre canali dove uso il segnale dry in mezzo e a destra e sinistra il segnale effettato. Ognuno dei tre canali ha la sua cassa 2×12" Custom Audio Electronics. L’amplificatore è un Custom Audio Electronics Preamp (CAE 3+) in combinazione con un finale VHT Classic Power. Provo comunqe sempre a ricreare il suono del disco, su quasi tutti i pezzi.
 
Steve Lukather Masterclass, lunedi 11.04.09, Milano 
 
ZM: In teoria oggi per te sarebbe un “day off”, un giorno libero, ma farai invece qui a Milano una masterclass organizzata dal distributore Mogar assieme a Lucky Music. Cosa succederà stasera?
 
SL: Si, effettivamente oggi doveva essere una sorta di giorno libero. Ma ho avuto l’opportunità di fare questa cosa, anche se di solito non faccio workshops. L’anno scorso, che per me è stata la prima volta, mi sono trovato cosi bene, che ho accettato con grande piacere. Comunque stasera non mi metto li a macinare scale su scale. Vado sul palco e suono magari 10 minuti un po’ di cose tipo Hendrix e poi per un ora diventa una specie di Comedy Show. Rispondo a tutte le domande, faccio autografi e un po’ di foto, poi mi portano a mangiare in un bel posto e dopo vado a dormire. Un cosa del genere e molto più facile di un concerto di due ore e mezza, dove dopo ti fermi ancora a fare autografi e firmare cd, e non ce la fai a prendere il minimo neccessario di sonno. Non è più come ai vecchi tempi dove uscivamo tutte le notti per sballarci, non ce la faccio, non funziona più. Tipo l’altra sera mi hanno invitato fuori a bere la grappa tedesca e ho detto “Scheiße“ (ride). Sono tornato in albergo e non capivo più niente, non sono riuscito neanche ad accendere la luce in camera! Non va bene. Adesso ho più di cinquant’anni e non posso più fare certe cose. Mi sono divertito abbastanza. Non uso più droge pesanti. Quella merda l’ho fatta venticinque anni fa. Spreco di tempo e soldi. Per fortuna non mi sono rovinato del tutto, perchè purtroppo ci sono delle persone che si sono davvero rovinate. Adesso mi bevo una birra o un bicchiere di vino, mi piace il cibo buono, mi piace dormire. Dormire è importante! Solo adesso comincio a capire perchè a tutta la gente piace cosi tanto dormire… a vent’anni mica lo capivo!
(lunga risata)
 
ZM: Grazie Steve! E’ stato un vero piacere!
SL: Grazie a  te! That was fun!
 
Foto: Mogar Music
  
 
 
 
 
Grazie a Mogar Music!
In particolare a Sebo per aver organizzato l’incontro e a Ultra per le foto!
 
Guido Block, Staff ZioMusic
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Leggi altre notizie con:
  1. […] leggendario chitarrista, fondatore dei Toto, Steve Lukather (una vecchia conoscenza di ZioMusic.it) ha postato da poco un video in cui prova la sua elettrica signature Sterling by Music Man […]

Comments are closed.

Vai alla barra degli strumenti