Line 6 PodFarm

Qualche tempo fa discutevo con un amico fonico sul quale fossero le tecniche di registrazione per le chitarre più in voga al momento. Si sa, l’arte della registrazione è appunto arte vera e propria e in quanto tale ha le sue mode, i suoi canoni ed i suoi miti che cambiano negli anni. Ebbene parlando mi sento dire che in questo momento una delle tecniche più all’avanguardia per quanto riguarda i chitarristi in studio è il “re-amp”.

Il concetto è semplice, la realizzazione molto meno. Consiste in breve nel registrare le parti di chitarra con due tipi di segnale in entrata nel mixer, uno proveniente dal microfono davanti al cabinet dell’amplificatore, l’altro proveniente da uno splitter e quindi una DI box che manda il segnale dry direttamente dalla chitarra al mixer. In questo modo si ottiene una registrazione del suono desiderato ma anche una del suono sorgente. In un secondo momento, nel caso il suono realizzato non piacesse, la traccia dry può essere riprocessata con un altro amplificatore e un altro cabinet a piacere, come se la stessimo registrando di nuovo. Da qui “re-amp”, ovvero “ri-amplificare”.
Un vero professionista, con diverse migliaia di euro in amplificatori e cabinet a portata di mano, con questa tecnica può ottenere il suono dei suoi sogni registrando anche una sola take. Straordinario, vero? Il difetto? Non tutti ovviamente possiedono 10 testate, 10 combo e 4 o 5 cabinet per fare tutto questo.

Mentre facevo questa conversazione non immaginavo ancora che solo qualche giorno dopo sarei venuto in possesso della nuova scheda di registrazione Pod Studio UX2 della Line 6 con incluso il software PodFarm. Ebbene PodFarm, con un peso per il vostro portafoglio nemmeno paragonabile a quello menzionato poco sopra, può fare “re-amp” e molto altro ancora. Un vero arsenale sotto mano a un prezzo alla portata di tutti.

Ogni chitarrista ritorna davvero bambino quando ha un giocattolo nuovo. Io, vi posso assicurare, ho passato le prime 3 ore solo per provare buona parte degli amplificatori, cabinet ed effetti disponibili in questo PodFarm della Line 6.
La prima cosa che vi voglio dire però è questa. A differenza di tanti software di emulazione provati, stand-alone e plug-in, questo è davvero credibile. Se così non fosse tutto quanto detto crollerebbe, nessun professionista registrerebbe delle chitarre di plastica solo per portare meno attrezzature in studio, è necessario che un emulazione non sembri un emulazione. PodFarm di Line 6 suona davvero e già sta in molti dischi venduti in tutto il mondo senza che ve ne siate accorti.

Per una completa descrizione del prodotto vi rimando direttamente alla pagina web sul sito Line 6, che mi pare molto esauriente. Link. Quello che mi sembra più utile qui è concentrarsi su quelle caratteristiche chiave che fanno, secondo me, di questo prodotto un software di emulazione tra i migliori, se non il migliore ora in circolazione.

Scheda di registrazione

Premesso che PodFarm funziona con tutta una intera gamma di schede di registrazione Line 6, la mia Pod Studio UX2 è completa quanto basta per fare le classiche poche cose ma buone. Ha due ingressi jack per chitarra e basso, uno con pad di attenuazione per strumenti attivi, due ingressi XRL per microfono con gain regolabile, uno con alimentazione phantom, due ingressi di linea, un ingresso monitor stereo. Per quanto riguarda le uscite ci sono due master out analogici e un uscita cuffia con manopole volume indipendenti (utilissimi, da non sottovalutare) e un digital out s/pdif. Oltre questo abbiamo due canali footswitch e la connessione USB. I due VU meter analogici sul davanti con led clip danno sempre idea del livello dell’audio, senza aprire nessun altro programma: una buona idea.
Questa scheda registra fino a 24 bit a 96kHz e mi sembra sufficiente, la qualità della registrazione è ottima ed il rumore interno praticamente assente.
Come qualcuno ha fatto notare l’unica cosa che manca è il MIDI ma il prezzo contenuto fa si che non si possa pretendere tutto.

PodFarm

Interfaccia

Decisamente una delle cose che apprezzo di più di questo software è l’interfaccia. E’ facile da usare. Se sai collegare quattro pedalini all’amplificatore allora sai usare questo software. Lui fa esattamente quello che vedi. La linea del segnale simula una reale situazione di cablaggio in serie dell’attrezzatura e quindi si ha sempre sotto gli occhi tutto il setup e vediamo fisicamente amplficatori, testate, pedalini, compressori e così via. Questo permette di scegliere se mettere un componente a monte o a valle dell’ampli e sentire la differenza di tali scelte. Ogni pezzo è riconoscibile ed ha il suo bypass indipendente.

Suono

Ve l’ho già detto ma lo ripeto, ogni cosa sarebbe inutile se il suono di questi modelli non fosse ottimo. In questa recensione troverete allegate le prove che ho registrato con le indicazioni sui relativi setup utilizzati. Alla fine i fatti contano più di mille parole. Da chitarrista quello che più mi premeva capire era se questo software è in grado non solo di suonare come un amplificatore vero ma di comportarsi come un vero amplificatore. Altri buoni software di emulazione riescono a raggiungere buoni risultati ma prima di arrivarci bisogna entrare nella mentalità di chi ha pensato il programma, scendere a compromessi con il codice.
PodFarm, e questa è la seconda cosa che apprezzo maggiormente, riesce, nella maniera più verosimile che mi è capitato di sperimentare su di un software, nel difficile compito di emulare anche il funzionamento delle interfacce fisiche della strumentazione. Ho ottenuto la saturazione dal master volume, il taglio delle frequenze basse inclinando il microfono diversamente rispetto alla cassa, l’effetto sul tocco della compressione ad alto volume, il comportamento non lineare dei pedalini di distorsione utilizzati come booster. Questo è l’importante: non devi imparare ad usare il software, il software si usa come si utilizzano gli oggetti simulati, nella maggior parte dei casi ottenendo risultati molto simili.

Setup

Costruire un buon suono non è mai facile, ma con tutta questa roba a disposizione quanto meno si ha l’imbarazzo della scelta. Consiglio di partire dalle cose semplici, un buon suono non può essere il risultato di tonnellate di attrezzatura solo per il gusto di mettercela. Aggiungendo ogni pezzo con parsimonia si evita di degradare il segnale e ottenere qualcosa di troppo artificiale. Nel caso di panico affidatevi ai preset in partenza e modificate quelli, un buono studio e capirete presto come farveli da soli.

Detto questo con PodFarm è possibile anche dividere il segnale in due repliche e mandare ciascuna ad un setup completamente diverso sommando poi il risultato. Un’opzione molto utile per registrare in un colpo solo tracce stereo con suoni diversi a destra e sinistra del panorama. Un trucco davvero pro è quello di dividere le frequenze basse e alte tra canale destro e sinistro, così da avere un suono tridimensionale della stessa traccia. Esempio? Un suono molto acido e distorto a sinistra con i bassi tagliati si sposa bene con un crunch medio-basso ricco di armoniche spostato tutto sulla destra.

Prove

Ecco di seguito le prove che ho registrato complete di tutto il setup utilizzato per realizzarle. Tengo a specificare che tutto quello che ho utilizzato è: chitarra Fender Stratocaster con pickup Custom Shop ’54, cavo Proel, scheda di registrazione Pod Studio UX2, PodFarm in versione plug-in su Cubase. Nessun altro plug-in è stato utilizzato.

Di molte registrazioni ho voluto dare esempio di cosa significa la possibilità di fare “re-amp”. La stessa take è stata prima incisa con un setup e poi con un altro differente.

Cliccate sul nome per ascoltare il file.

Country Top (versione 1) – N.G. (Noise Gate), Tweed B-Man (emulazione del famoso Fender Deluxe Tweed del ’58), Compressore, riverbero Medium Hall.

Country Top (versione 2) – Identica alla precedente ma con l’aggiunta di un pedale Screamer usato come booster davanti all’ampli (simulazione del famoso Ibanez Screamer TS-808).

Sock & Roll (versione 1) – Class A-30 Top Boost (il celeberrimo Vox AC30 Top Boost), riverbero Medium Hall

Sock & Roll (versione 2) – Small Tweed ’53 (basato sul Fender Tweed più piccolo), riverbero Slap Plate

Nun-o-Matic (versione 1) – N.G., Line 6 Spinal Puppet (una testata made in Line 6 molto spinta ma precisa), riverbero Medium Hall

Nun-o-Matic (versione 2) – N.G., Treadplate Dual (emulazione della testata Mesa Boogie Dual Rectifier) , Analog Square Chorus, Tape Echo (delay a nastro vintage molto bello)

Latin Satin

Stereo Left: Tube Echo (delay valvolare), Blackface Lux ’64 (emulo del Fender Blackface Vibrolux Reverb), tremolo ottico, riverbero Medium Hall

Stereo Right: Stereo Square Chorus, 1998 Adam & Eve (testata per basso), Compressore

Jimi the Robot (versione 1)

Jimi the Robot (versione 2)

Stereo Left: Distorsore Facial Fuzz (Face Fuzz Dunlop, quello di Hendrix per intenderci), Citrus D-30 (Orange AD30), Compressore, riverbero Medium Hall

Stereo Right: Saturn 5 Ring Modulator, Power Amp, Compressore (nella versione 2 il Ring Modulator è sostituito con un Rez Synth).

Info: www.mogarmusic.it

Info: www.line6.com

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

 

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