Simone Borghi

Folksinger italiano dallo spirito 'made in USA', il suo album "Online" è l'abile connubio tra la sua ispirata creatività e grandi collaborazioni.

Luca "Luker" Rossi
di
Pubblicato il 25/01/2009

ZioMusic.it ha scelto di proporvi, nella nostra prima intervista del 2009, un artista italiano che viene dall’America. Proprio così, Simone Borghi, marchigiano d’origine e folksinger, rivendica la sua scelta di partire dagli Stati Uniti per lanciare la sua carriera invece che vedere gli USA come un punto di arrivo per un cantautore italiano. Il suo lavoro e le stesse risposte che potrete leggere in questa intervista confermano tutto questo almeno quanto la sua determinazione e lo spirito da ‘self-made man’.

Online”, il suo ultimo disco uscito ad ottobre, segna un salto di qualità davvero notevole nella sua carriera. Un cd completo, con un set di canzoni che attraversano in modo trans-generico tutta la vena compositiva di Simone: rock, pop, jazz, folk acustico, soul e molto altro. Questa varietà è stata abilmente impreziosita con una lunga lista di collaborazioni di primo livello con musicisti internazionali e italiani come Steve Lukather, Tony Levin, Vinnie Colaiuta, Simon Phillips, Rachel Z, James Raymond, Frank Gambale, Rachel Z, Linda e altri ancora.

A voi, gentili lettori, ecco quello che Simone Borghi ci ha raccontato.


ZioMusic: Ciao Simone, se non ti dispiace parto subito con una domanda a bruciapelo. E’ appena uscito il tuo ultimo album “Online”, hai mobilitato davvero mezzo mondo durante la sua produzione, le partecipazioni eccellenti sono numerose: ovviamente credi molto in questo progetto, è la tua corazzata. Cosa significa per te, ora che è uscito?

Simone: Ciao a voi di ZioMusic e a tutti i lettori. Dunque, questo album è il riassunto di una vita fatta di ricerca, sofferenza, studio, ascolto, viaggi, concerti, incontri e collaborazioni con musicisti di ogni genere. Proprio questo mese ricade il ventennale della mia prima esibizione live che ho fatto quando avevo tredici anni. Alla produzione di “Online” hanno partecipato artisti che ho conosciuto personalmente durante i lunghi anni della gavetta ma anche quelli che invece ascoltavo nei CD dei Toto, Sting, Peter Gabriel.

Rappresenta quindi un progetto che ha unito in qualche modo la mia vita reale e il sogno musicale che si è poi realizzato in California attraverso la collaborazione con i grandi della musica mondiale come Vinnie Colaiuta, Tony Levin, Steve Lukather, Simon Phillips, l’attuale chitarrista di Paul McCartney, Brian Ray……e gli altri che hanno partecipato alle mie produzioni discogafiche. Per me significa essere entrato nel libro della storia della musica dove ho potuto incontrare alcuni dei protagonisti insieme ai quali ho creato il mio progetto musicale.

 

Simone in compagnia di Simon Phillips.

 ZioMusic: Sicuramente avrai risposto a migliaia di domande sulle tue origini musicali e sul percorso che ti ha portato fino a qui. Io ti ribalto la domanda: cosa c’è del Simone Borghi che iniziò, ancora giovanissimo, in questo lavoro?

Simone: Sicuramente c’è la grinta e soprattutto il desiderio di confrontarsi con i grandi musicisti che ho sempre seguito e amato sin da ragazzino e che poi molti anni dopo sono diventati miei collaboratori. Dal punto di vista musicale ho mantenuto la tendenza a creare uno stile compositivo e chitarristico molto introspettivo e solitario nel senso che le mie canzoni hanno una vita propria a prescindere dagli arrangiamenti straordinari creati dai musicisti fuoriclasse che hanno suonato nei miei dischi. Spesso, infatti, le eseguo dal vivo da solo con chitarra acustica e voce, formula che ho sempre utilizzato in giro per i club di mezza Italia e in California. Questa scelta è dovuta alla profonda influenza che hanno avuto su di me folksingers leggendari come Crosby, Stills, Nash & Young, in particolare David Crosby che conosco personalmente grazie al mio rapporto professionale e di amicizia con suo figlio James Raymond, grandissimo musicista e produttore californiano. Quindi, la ricerca dell’indipendenza musicale e umana è la caratteristica principale che mi porto dietro sin da quando ero molto giovane. Ricordo che combattevo la mia solitudine con la musica e sognando l’America, poi un bel giorno sono salito per la prima volta su un aereo e come in un film, dodici ore dopo ero nella mitica West Coast.

ZioMusic: Quali sono gli obbiettivi che ti sei posto mentre producevi “Online” e quali sono quelli che ti poni ora? Dove vuole arrivare Simone Borghi?

Simone: In questa produzione ho cercato di esprimere al meglio le mie idee musicali coinvolgendo tutti i musicisti che ritenevo adatti ad interpretarle. Infatti, ogni singolo brano rappresenta un genere musicale diverso nel quale ho impiegato un particolare artista che aveva il suono e lo stile giusto per quel determinato tipo di canzone. Devo dire che questo risultato è stato ampiamente raggiunto dal momento che nell’album si possono riscontrare un po’ tutti i generi musicali: rock, pop, jazz, folk, classica, interpretati, inoltre, con la partecipazione di alcuni dei massimi esponenti come Frank Gambale, Rachel Z, Dean Parks, ma anche JP Cervoni, Ned Lendin e gli altri che ho già citato in precedenza. L’obbiettivo che ho nell’immediato è naturalmente quello di promuovere nel migliore dei modi questo nuovo lavoro, mentre lo scopo finale, essendo io nato discograficamente negli Stati Uniti e non in Italia, è quello di “uscire” definitivamente nel mercato Americano. Cioè diventare un musicista che, pur essendo italiano, produce musica americana, emerge nel mercato statunitense e viene lanciato a livello globale dall’America che, secondo la mia personale esperienza, è davvero la terra delle opportunità. Spero, quindi, che un giorno il grande pubblico in Europa e Italia mi accolga pensando che io, nonostante il mio nome italiano, sono nato oltre oceano. Sembra una follia, ma come ha scritto l’autore americano Robert Crais: ”Chi viene a Los Angeles cerca il cambiamento, gli altri restano a casa. Niente coraggio, niente gloria”. La mia società di management SBP (Serpilli Borghi Productions) lo ha adottato come slogan.

Uno dei pezzi da novanta sul suo disco, Steve Lukather.

ZioMusic: Ora una domanda di rito. Artisti di fama mondiale e nazionale hanno collaborato a questo disco, è stato difficile arrivare a mettere insieme un ‘parterre’ così prestigioso?

Simone: La scelta degli artisti è stata abbastanza spontanea mentre l’ingaggio dei medesimi ha richiesto un lavoro intenso ma graduale, nel senso che alcuni musicisti hanno accettato di partecipare mentre la produzione era in corso, alcuni addirittura proprio nell’ultima fase. Devo dire che, forse per il fatto di frequentare il circuito musicale californiano ormai da diversi anni, coinvolgere artisti americani di grosso calibro (alcuni dei quali avevano già lavorato nel mio primo album “For many years” nel 2004) è stato abbastanza semplice, mentre in Italia, per un motivo o per un altro, le cose sono sempre più complicate da organizzare. La verità è che in America c’è più apertura per collaborazioni e i tempi di realizzazione dei progetti sono più veloci. Comunque, colgo di nuovo l’occasione per ringraziare tutti i bravissimi musicisti italiani che hanno collaborato a questo progetto dimostrando di credere nelle mie scelte musicali, l’elenco è piuttosto lungo: Linda, Giampiero Ingrassia, Roberta Faccani (che ha partecipato per gentile concessione della Bazar Music), Pietro Nobile, Roberto Diana, Roberto Gualdi, Siro Burchiani, Nicola Oliva, Lorenzo Maiani, Giovanni Seneca, Vittorio Iuè, Roberta Masselli, Daniele Del Lungo, Gabriele Savarese, Giorgio Aquilani, Daniela Di Rocco, Claudio Simoncini, Massimiliano Borrelli, Lello Landi, Andrea Gagliardi, Ivan Battistella, Michele Coacci, Stefano Frollano, Francesco Lucarelli, Gianmarco Fraska, Diego Giannini, Stritti.

ZioMusic: E adesso stessa domanda ma con indosso i panni del “critico musicale” (esatto, quello cattivo con lo sguardo da faina). Tante personalità forti, grandi artisti di estrazione differente, come convivono all’interno di una unica direzione musicale come la tua?

Simone: Come ho già accennato la scelta degli artisti è stata abbastanza spontanea mentre, le collaborazioni in senso pratico sono state invece più complesse da dirigere perchè appunto erano coinvolti personaggi americani molto famosi, musicisti italiani piuttosto noti ed altri meno noti, ognuno con la sua personalità, le proprie radici e un diverso atteggiamento nel partecipare ad un progetto di questo genere. Ovviamente c’erano degli equilibri delicati da salvaguardare.
Considerando poi che le incisioni sono state effettuate in diverse città degli Stati Uniti e dell’Italia con degli approcci alla produzione e al music business decisamente diversi tra loro, non è stata una cosa semplice gestire un lavoro così ampio e variegato. Direi che è stata un’operazione diplomatica notevole. Infatti con questo cd invece del Grammy è più probabile che vinca il Nobel per la Pace oppure che mi assumano come funzionario dell’ONU.

ZioMusic: Chi ti ha più colpito tra loro, dal punto di vista musicale e umano?

Simone: Il musicista che mi ha colpito maggiormente è Vinnie Colaiuta. Musicalmente perché è uno dei più grandi batteristi del mondo, da molti considerato il numero uno, e personalmente anche dal sottoscritto. Lo vidi suonare nell’ormai lontano 1991 all’Arena di Verona con Sting quando avevo sedici anni e non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe diventato il mio batterista in studio di registrazione. Vinnie è in grado di arrangiare un disco di ogni genere in un pomeriggio con una versatilità difficilmente riscontrabile in qualsiasi altro batterista. Dal punto di vista umano è una persona molto umile e il fatto che un personaggio del suo calibro abbia deciso di supportare sin dall’inizio il mio progetto musicale è stata la conferma che nella mia vita forse ho scelto il mestiere giusto. Infatti questa collaborazione, la prima per me di livello mondiale, ha cambiato per sempre il mio percorso musicale aprendo nuove strade che mi hanno portato a realizzare un cd musicalmente completo come “Online”. Ovviamente anche la collaborazione di altri mostri sacri come Tony Levin, Steve Lukather, Simon Phillips, Frank Gambale, solo per citarne alcuni, hanno segnato profondamente la mia musica e la mia vita artistica.

Vinnie Colaiuta, il primo big ad accettare la collaborazione con Simone.

ZioMusic: Da cantante, compositore e musicista, quale definiresti essere la tua firma artistica, la tua cifra stilistica?

Simone: Sono fondamentalmente un folksinger che ha mischiato lo stile chitarristico di personaggi storici come David Crosby e Neil Young con alcuni elementi della musica new age creati da chitarristi più moderni come Michael Hedges. Le melodie vocali invece sono irrimediabilmente condizionate dall’ascolto, quasi ossessivo, dei Beatles e di Paul McCartney in particolare, oltre che, in misura minore, da Sting. Tutto ciò è dovuto quindi al mio esclusivo interesse per la musica americana e inglese. Poi anche il cosiddetto cinema della “New Hollywood” nato alla fine degli anni sessanta ha influenzato notevolmente il mio percorso musicale. Soprattutto attraverso quei cult-movies dove la cultura cinematografica e musicale americana si fondono totalmente. Mi riferisco a capolavori come Easy Rider che visto oggi sembra quasi un film muto dove la musica dei Byrds, degli Steppenwolf, Roger McGuinn e Jimi Hendrix è la vera protagonista mentre le due mitiche Harley-Davison guidate da Peter Fonda e Dennis Hopper, che attraversano l’America degli hippies, fanno da sfondo.

ZioMusic: Quando ci siamo parlati al telefono la prima volta ho avuto immediatamente l’impressione di avere a che fare con un musicista che pur essendo italiano ha una filosofia tipicamente “made in USA”. Los Angeles ti ha instillato questa filosofia oppure hai scelto di lavorare nel posto a te più congeniale?

Simone: Entranbe le cose. Los Angeles è un posto che mi ha sempre attirato perché è una megalopoli nata sul deserto che è diventata la capitale mondiale dello spettacolo. E’ la patria della musica folk-rock, del cinema e del surf. Ho trovato tutto quello che speravo di trovare e che avevo visto nei telefilm: grandi strade, spiagge infinite, sole, apertura mentale, voglia di fare e sopratutto lo slogan “qui tutto è possibile e può accadere domani” (questo purtroppo vale anche per il Big One). Poi frequentando il music business e le persone che ci lavorano ho imparato anche a capire la filosofia “made in USA” che consiste nel saper promuovere se stessi ovunque e comunque perché ognuno di noi è un manager e deve avere la consapevolezza delle proprie capacità investendo su di esse per arrivare ad un obbiettivo importante. Il mio più stretto collaboratore californiano, Ricardo Navarro, mi ha insegnato che negli Stati Uniti è possibile ottenere risultati che altrove sono impensabili da raggiungere, ma per fare questo non puoi sederti ad aspettare che qualcuno venga a prenderti, devi muoverti con le tue gambe e da qualche parte arriverai. Purtroppo in Italia c’è la tendenza a pensare che qualcuno farà tutto il lavoro per noi perché tanto siamo bravi e ce lo meritiamo. Ma questo, nella maggior parte dei casi, non accade e il produttore che deve costruire per filo e per segno la nostra carriera musicale, solo perché abbiamo talento, non arriva mai, specialmente nell’epoca odierna. A causa di questa mentalità la maggioranza degli artisti è destinata a passare la propria vita ad aspettare.

ZioMusic: Sei un compositore che sceglie i pezzi per il suo disco tra mille canzoni scritte oppure vai più a colpo sicuro?

Simone: Vado a colpo sicuro. Anzi, nei tre album che ho realizzato (compreso il cd singolo “By the moon” del 2006) sono sempre arrivato in prossimità delle incisioni in deficit di almeno una canzone. Per questo sono stato costretto a riesumare qualche vecchio brano inutilizzato oppure a buttare giù in fretta un’idea nuova e guarda caso questi sono alla fine i pezzi migliori che ho inserito negli album.

Tony Levin, non c’è bisogno di dire altro.

ZioMusic: Il mix dei pezzi è variopinto, pur mantenendo sempre la stessa tavolozza cromatica. Anche l’ordine dei brani è scelto per condurre chi ascolta in un viaggio nel tuo modo di vedere la musica. Hai pensato molto a questo percorso sonoro oppure è una scelta istintiva?

Simone: E’ un percorso studiato a tavolino con i miei collaboratori Pietro Nobile e Roberto Diana che hanno realizzato gran parte del missaggio e il mastering finale agli Acoustic Design Studio di Milano. Cerco sempre di alternare brani pop-rock con quelli folk creando una specie di viaggio sonoro che ha quasi sempre come filo conduttore la mia chitarra acustica che rappresenta la spina dorsale negli arrangiamenti dei brani.

ZioMusic: Io ho gradito moltissimo la scelta della voce di Linda in un pezzo già pur bello come “Every night together”. Un pezzo che hai scritto diversi anni fa che oggi prende straordinariamente vita anche grazie ad una delle migliori voci italiane. Perché Linda e perché dopo anni hai scelto questo disco per pubblicarlo?

Simone: Hai notato quindi che questo brano ha il copyright del 1999. Infatti è proprio una di quelle canzoni che ho riesumato all’ultimo momento per riempire un buco nella set list del cd “Online”. Come ti dicevo queste situazioni ti fanno riscoprire delle canzoni che tenevi da anni dentro il cassetto e che ri-arrangiate diventano le migliori dell’album. Anche Linda è marchigiana, ma quando la senti cantare sembra nata a New Orleans. Ha una voce tipicamente soul, assolutamente internazionale, perfetta per un brano come “Every night together”.

ZioMusic: Si dice che dopo una grande fatica si ha difficoltà a riprendere con la stessa intensità. Quali sono gli stimoli che ti dai guardando al futuro?

Simone: E’ assolutamente vero, infatti, dopo un anno frenetico di lavorazione del cd, la pre-uscita sul web dello scorso ottobre e alcuni appuntamenti promozionali in Europa, mi sono dovuto per forza concedere una pausa di riflessione per recuperare le forze e soprattutto gli stimoli necessari per promuovere “Online” anche in America e per proseguire nel mio viaggio musicale, spero, con la stessa intensità e grinta con la quale l’ho affrontato fino ad ora.

ZioMusic: I nostri lettori sono esperti, e appassionati, anche del lato tecnico che accompagna la musica. Questo disco è stato registrato in diversi studio, da diversi fonici e tecnici. Quando avete eseguito il mix e il mastering cosa è stato curato maggiormente per dare omogeneità al tutto?

Simone: Nulla è stato trascurato, specialmente nella fase finale della produzione anche se come hai detto le incisioni sono state eseguite in diversi studi sparsi nel mondo (Bamboom Room Studio, Shelter Studios, Rockin’ Hoarse Studios, Phantom Recordings a Los Angeles, Tony Levin Studio a Woodstock – NY, Rachel Z Studio a New York, Acoustic Design Studio e CPM Recording Studios a Milano, Head Studio a Prato, Faminore Studio a Firenze, Real Time Studios a Bracciano – Roma, Bob Studio a Fermo e Vallemania Studios a Genga – Ancona). Tenendo presente questo, sicuramente la maggior parte del missaggio e il mastering finale, eseguiti all’Acoustic Design Studio da Pietro Nobile e Roberto Diana, sono stati determinanti per dare omogeneità ad un progetto che ha richiesto una lavorazione molto complessa. Ritengo che il suono della chitarra acustica (ho utilizzato una Guild CV-1C) è sicuramente il collante delle molte sonorità presenti nel disco. Anche le voci sono state molto curate essendo intervenuti diversi cantanti così come i pianoforti e gli archi. Poi anche l’intervento, durante la lavorazione, di tecnici del suono molto esperti come lo stesso James Raymond, Voytek Kochanek, Tony Brock, Simon Phillips, Francesco Mussida, Stefano Olla, Lorenzo Maiani, Goffredo Orlandi, Maurizio Macchioni, Simone Palazzo, Stefano Arrighi, Graziano Ragni, Fabrizio Scarafoni e Daniele Rossi ha caratterizzato in parte le dinamiche sonore dell’album, ma sicuramente il suono finale è stato creato all’Acoustic Design Studio di Pietro Nobile che ha inoltre co-prodotto l’album insieme alla mia etichetta SBP con il supporto anche dei produttori James Raymond (JR Productions), JP Cervoni, Vittorio Iuè e Lorenzo Maiani.

ZioMusic: Tu come componi? Dove ti rinchiudi per scrivere i pezzi, quali sono i tuoi attrezzi del mestiere?

Simone: Il mio modo di comporre è molto semplice, tutto nasce dalla chitarra. Il suono acustico è qualcosa di spirituale che mi permette di raggiungere una dimensione nella quale riesco ad esprimere sentimenti e provare sensazioni che nella vita quotidiana non percepisco . Quindi un arpeggio, un giro di accordi o una ritmica sono gli elementi basilari che utilizzo per costruire una canzone. Poi abbino una melodia all’idea armonica e successivamente scrivo un testo quasi sempre direttamente in inglese. Mi capita di scrivere soltanto a casa durante i periodi di pausa. Difficilmente riesco a comporre quando sono in viaggio per lavoro. Ho bisogno di fermarmi, di riflettere e di sentirmi a mio agio per creare qualcosa di interessante.

ZioMusic: Ci sarà un tour dal vivo per questo album?

Simone: Durante la pre-uscita su internet dello scorso Ottobre ho presentato il cd con un’esibizione live alla Radio Nazionale Svizzara, nella trasmissione Radio Paradiso di Gerad Suter e all’Open Week del CPM di Milano. In coincidenza della distribuzione del cd in California farò una serie di concerti in alcuni club di Los Angeles.

ZioMusic: Ti vogliamo salutare chiedendoti il consueto saluto di commiato dai nostri lettori che potranno continuare la lettura anche grazie ai tuoi link di riferimento. Grazie Simone, lo Zio ti fa i suoi migliori auguri.

Simone: Ringrazio ZioMusic per questa piacevole intervista e tutti i lettori per essere appassionati di musica…………………………….Buon 2009 a tutti!

Info: www.simoneborghi.com

Luca "Luke Reds" Rossi
Redazione ZioMusic

 

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