Edward Abbiati

Il mondo della musica oggi è oggettivamente difficile da raccontare. Da una parte c’è l’impressionante standardizzazione di proposta e consumi creata da un’industria musicale ultimamente più attenta ai profitti che al prodotto; dall’altra parte abbiamo lo sterminato e variopinto mondo musicale globalizzato dalla rivoluzione dei media.
Prendendo spunto dalla filosofia manzoniana, che vuole che le rivoluzioni e la storia abbiamo il proprio motore proprio nei singoli e nelle piccole storie, noi di ZioMusic vogliamo proporvene una di queste storie, che dimostra come passione e capacità possano realizzare progetti diversamente difficili da immaginare.

Oggi vi presentiamo la nostra intervista a Edward Abbiati.
Si definisce per modestia “appassionato di musica” ma ha il merito di essere un grande sostenitore anzitutto della musica indipendente internazionale. Negli anni, passo dopo passo, ha iniziato ad organizzare concerti in Italia per artisti che, senza il suo supporto ed esperienza, forse non sarebbero mai arrivati nella nostra penisola.
La scena indipendente vive soprattutto di passione, di piccoli locali e di emozioni che sera dopo sera colorano la vita di tinte ormai dimenticate dopo anni di televisione e musica industriale.
Questo è Edward Abbiati, un musicista giramondo, innamorato della musica, che si è fatto motore attivo della scena musicale underground.

ZioMusic: Ciao Ed, parlaci di come dalla tua passione per la musica è nata la voglia di diventare organizzatore di concerti e fare parte di quelle persone che vivono la musica anche dal lato “scuro” del palco.

Edward: Ho passato praticamente tutti gli anni ’90 a Londra e lì ho visto negli anni centinaia di concerti. La bellezza di quella città è sapere che prima o poi praticamente qualunque artista ti piaccia verrà a suonare là; musica diversissima suonata ovunque, in un pub perso nei sobborghi oppure allo stadio di Wembley.
Vivevo a pochi metri dal mitico Shepherds Bush Empire (ex teatro della BBC). Bush Hall era all’angolo di casa mia, in metrò in 20 minuti arrivavo in centro per l’Astoria oppure lo splendido “Borderline”.
Ho passato anche un anno in Australia, un paese con una fortissima scena live, meno “trafficata” di Londra e più locale ma di grande qualità.

Quando rientrai in Italia, molto banalmente, mi mancavano i “miei” concerti e molti dei miei artisti preferiti non passavano nemmeno dall’Italia.
Seppi che Tim Rogers, leader degli You Am I, uno dei miei preferiti in assoluto, una star in patria, uno che ha aperto per tutti dagli Who agli Stones, dai Nirvana ai Wilco, era in tournee in Europa. Scrissi una mail chiedendo per sapere se avrebbe suonato in Italia. Mi dissero che se trovavo un palco e “un po’ di gente” sarebbe venuto. SpazioMusica, uno splendido locale di Pavia, dove risiedo attualmente, mi concesse una serata in cui il locale avrebbe dovuto essere chiuso. Chiamai quindi i miei amici e il concerto si fece. 70 cuori, 2 chitarre, un bel pò di birra e un po’ di magia nella notte…e da lì partì tutto…

ZioMusic: Quali sono le cose che bisogna sapere o fare per organizzare un concerto o un tour?

Edward: Non so se sono la persona più adatta a rispondere. (Troppo modesto, ndr) Alcune tournée che ho organizzato sono andate bene altre molto meno bene. Direi che è fondamentale armarsi di una buona dose di pazienza, speranza e passione e trovare gente appassionata che ti dia una mano.
Non ci sono soldi da guadagnare e il rischio è alto. Devi fare da intermediario tra i locali e i musicisti, che spesso ottengono solo un rimborso spese, arrivando anche da oltre oceano! Sostanzialmente, se la tournée non è in perdita, è un successo.

Ho cercato di mettere assieme una piccola cerchia di locali e di promoter locali che avessero la stessa passione e rispetto per questi artisti. La cosa ha funzionato parzialmente. I cambi di gestione o di politica nei locali, però, fanno sì che ogni volta si debba reinventare un po’ la ruota.

Serve quindi cercare e creare un pubblico, che sia curioso e interessato, e sperare che loro sostengano questi artisti negli anni e nelle tournée future. Farli tornare a scadenze regolari aiuta a creare un pubblico.

ZioMusic: Invece quali sono gli errori da non fare?

Edward: Delegare alcune attività, per quanto necessario, è sicuramente molto rischioso. Bisogna sempre controllare, possibilmente di persona, che il locale sia adatto e la logistica della tournée sia realistica e fattibile, e fare attenzione che il concerto riceva la promozione adeguata. Internet può essere molto utile in tal senso.

ZioMusic: Con che criteri scegli gli artisti che ti interessa promuovere?

Edward: Fondamentalmente sono artisti che piacciono a me ma che purtroppo nessun altro sta portando in Italia. Sarebbe molto più facile fare il semplice spettatore.

ZioMusic: Questo inverno siamo stati da te, godendo della tua generosa ospitalità, per la bella intervista che Dayna Kurtz ci ha concesso in occasione della data di Pavia. Hai una predilezione particolare per gli artisti americani?

Edward: Se dovessi guardare ai CD che ho per casa e i concerti che ho organizzato si direbbe di sì. Ma è strano, non “sento” la nazionalità delle persone. (E da uno come Ed ce lo aspettavamo, ndr) Americani, australiani…gente che viaggia con facilità e si adatta bene. Sono musicisti e artisti: li vedo così, parte di una confraternita romantica internazionale!

Sono nato in Inghilterra da madre inglese e padre italiano, ho passato tanta parte della mia infanzia in Francia. Da adulto ho vissuto in Australia, Italia, Inghilterra, devo ammettere che il tema di nazionalità mi ha sempre provocato qualche difficoltà. Mi appartiene fino a un certo punto. Amo la musica inglese influenzata da quella americana ed è vero anche il contrario. Cantautori francesi, italiani, secondo me ormai c’è solo un grosso unico calderone dal quale tutti pescano e a cui tutti contribuiscono.

Il mio primo LP aveva pezzi di Woody Guthrie, Leadbelly, Johnny Lee Hooker, Pete Seger, Muddy Waters, forse la mia impronta viene da lì, o anche dagli ABBA e dai musical che ascoltavano i miei, chissà.

ZioMusic: Come si fa a contattare e diventare organizzatore e promoter per artisti di rilievo d’oltre oceano?

Edward: Tramite internet ed e-mail si possono contattare molti artisti. Poi, dopo un po’ conta anche il passa parola tra gli artisti, il tuo track record. A rischio di ripetermi, a questi livelli, locali da 50 – 300 persone , è un business nel quale uno non guadagna praticamente nulla, anzi è probabile che ci rimetta qualcosa.
Anche solo essere disposti a dare una mano ad alcuni di questi artisti è un primo passo importante.

ZioMusic: Immagino che la passione sia il primo requisito per fare quello che fai; ci hai già raccontato di aver vissuto diversi anni all’estero: quali sono le differenze con l’Italia e quali difficoltà ci si trova ad affrontare nel mercato italiano degli eventi live?

Edward: All’estero ho sempre fatto solo da spettatore. Mi verrebbe da dire che il fenomeno, per me sconcertante, delle tribute bands all’estero è un po’ più sotto controllo. Esiste una scena live di musica originale molto più sviluppata che da noi. E’ questione di cultura musicale, di voler scoprire talenti nuovi. Andare a sentire nuove band, cantautori, è un fatto più comune.

Qui, forse per mancanza di soldi o di tempo, si fa fatica a portare gente nei locali. Ma chi lo ha detto che le cose facili sono le migliori? Io credo fermamente che il massimo che si possa fare è esporre alla gente questa qualità, questa arte si semina e magari un giorno ci sarà pure un raccolto. Gli amici dell’associazione “Soffia nel Vento” di BErgamoseguono questa filosofia e hanno scritto pagine importanti nella scena live di Bergamo. Spaziomusica stesso rimane un’isola felice che premia l’artista originale e rende i concerti sempre speciali. Bisogna sostenere questi locali, queste persone. Incrociare persone così ti fa sentire meno solo e ti ispira a continuare a provare a proporre questa musica.

Mi piacerebbe vedere la gente attratta non più da uno strano genere di “celebrità” ma da un certo discernimento e una sana curiosità. Anche io a volte purtroppo ci casco. Per dire che i Marah o gli You Am I sono le migliori live rock band che ho visto devo ricorrere a quello che dicono di loro personaggi famosi come Springsteen o i Pearl Jam. La qualità andrebbe svincolata dalla celebrità. Come anche la curiosità, non so se mi spiego.

ZioMusic: Parlaci un po’ dei “tuoi artisti”, ne avrai di storie da raccontare.

Edward: I tour che ho organizzato (una ventina di tour per più di 50 date in 3 anni) hanno toccato buona parte del nord Italia dal Piemonte al Trentino, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, passando tra Lazio e Toscana.

Voglio bene a questi artisti che magari dopo aver diviso il palco con gli Stones, gli Who (You Am I), oppure Springsteen (Marah, Southside Johnny) o essere stati in tournée con Richard Thompson o Richie Havens (Dayna Kurtz), Nick Cave (James Cruickshank) vengono qui a Pavia, dormono magari su un divano e suonano per un pubblico che non li conosce. Forse ritrovano per alcuni giorni un impatto nuovo col pubblico che magari a casa non hanno più da tempo per via della fama raggiunta. Sono coraggiosi e romantici ad avventurarsi nei nostri localini e gliene sono personalmente grato. Anche perchè tutti, senza eccezione, hanno sempre dato tutto sul palco.

Gli You Am I, artisti di punta per la EMI in patria, arrivarono con un giorno di ritardo in Italia, dopo 28 ore di volo sbarcarono alla Malpensa alle 18, bagagli e strumenti persi tra Melbourne e Londra! Ebbene li caricai in macchina e poi fu una folle corsa contro il tempo (e la tangenziale di Milano!) per portarli al locale in tempo per il soundcheck. Chiamai tutti i musicisti che conoscevo chiedendo loro di portare i loro strumenti al locale. La band arrivò scelse gli strumenti e fece uno show incredibile. A Pavia ne parlano ancora oggi. Svegli ormai da più di 30 ore riuscirono lo stesso a bere più di noi e a dormire meno. Il giorno dopo sveglia alle 7 e partenza per Roma in treno. Senza un lamento.
Pochi mesi prima aprivano per gli Who con Pete Townsend che li incitava dal mixer!

Soutshide Johnny e i suoi mitici Asbury Jukes fecero un trionfale ritorno in Italia al Transilvania di Milano. Sold out la sera del derby, con lo stadio a 1000 metri dal locale. ICE, il manager del locale (oggi MusicDrome) fece di tutto per rendere la data speciale. Ci riuscì. Bellissimo ricordo.

Un anno dopo in un locale emiliano, cui avevano pignorato ogni cosa la sera prima del concerto (luci, impianto…bar!) si riuscì grazie all’impegno di tutti a fare comunque il concerto, mi pareva impossibile. Il soundcheck finì alle 11 e alle 11:05 si cominciò a suonare. ICE ed io eravamo stravolti ma felici a fine tournée, e più poveri!

Alcuni di questi artisti sono diventati amici, tornando spesso. Mike “Slo Mo” Brenner, il chitarrista slide di Philadelphia, che suona su “The Last Call” nel mio disco, è venuto in tour con i Marah, i Magnolia Electric Co. e i John Train ed è stato molto generoso registrando parti stupende per il mio album.
Anche Rod Picott, che ha già 4 tournee italiane alle spalle, è stato molto generoso con noi nei consigli e mixando anche un paio di brani assieme a David Henry.

I Marah in concerto allo SpazioMusica di Pavia.

ZioMusic: Qual è il tour, o concerto, che hai organizzato a cui sei più legato?

Edward: Inevitabilmente credo che si vada ai primi concerti. Il primo di Tim Rogers e Nick Barker, che persero l’aereo il giorno del concerto. Si riprogrammò il giorno dopo. Suonarono sul palco per un’ora e poi suonarono per un’altra ora intera al bancone del bar, classici degli Stones, Beatles e pezzi loro in mezzo alla gente.
Oppure il primo concerto italiano dei Marah, uno dei migliori concerti visti in assoluto nella mia vita. Dirompenti. Una band perfetta che fece tremare letteralmente le mura di SpazioMusica. Arrivarono dal Veneto, dal Lazio, da Londra e dalla Grecia per vederli!

Fui anche onorato e felice di riportare in Europa il texano Will T. Massey. Will era scomparso dalle scene dai primi anni novanta e fu un privilegio vederlo suonare in Italia. Fu toccante assistere all’enorme affetto che la gente aveva per lui dopo tutti questi anni. E’ uno dei miei songwriter preferiti di sempre. Il suo album del ’91 è sicuramente tra i miei top 3 di sempre.

Un’altra serata speciale fu quando Steve Wynn portò i suoi Miracle Three a SpazioMusica. Era l’ultimo concerto di SpazioMusica prima che riaprisse con la nuova gestione e Steve era l’artista preferito dal gestore di allora (ciao Simone!). Fu molto emozionante. Un concerto bellissimo. Sto ancora aspettando di sentire e vedere il bootleg.

ZioMusic: C’è qualche artista che stai corteggiando o che vorresti portare i Italia da tempo?

Edward: Mi piacerebbe rivedere da noi Chris Cacavas che sta registrando un nuovo album solista. Qualche anno fa feci qualche tentativo per Josh Ritter ma non se ne fece nulla; oggi costa troppo!
Rocky Votolato, Josh Rouse: mi piacerebbe vederli all’opera da queste parti.
Tra le band il mio sogno sarebbe rivedere in Italia i Soul Asylum, ma attualmente ho deciso di focalizzarmi principalmente sugli artisti che ho già fatto e non prenderne altri. Non riesco a fare di più. Sono molto felice di vedere in Italia Matthew Ryan portato in Italia dalla Pomodori Music (Andrea Parodi & Max LaRocca). Concerti imperdibili.

ZioMusic: Come vedi il panorama musicale italiano? Ci sono artisti che trovi interessanti?

Edward: C’è una scena molto attiva secondo me a livello locale. Forse è un po’ disgregata. Non ho mai capito come mai si vedono sempre pochi musicisti ai concerti. Ma questa scena è sicuramente quella che mi affascina di più.

ZioMusic: Nel nostro paese il mondo dei locali che fanno musica live è spesso criticato, solo parole e lacrime di coccodrillo oppure c’è una reale situazione critica?

Edward: Mah…credo che la situazione sia effettivamente difficile per i locali. Le spese fisse sono rilevanti, SIAE, fonici, band… Aggiungi a questo che la situazione complessiva non è delle migliori e sicuramente questo tocca anche chi al concerto dovrebbe andarci. La coperta è corta.

Ci sono poi alcuni splendidi concerti che costano quanto 2 mesi di concerti piccolini. Stavo pensando che con le prime due file di un concerto di Tom Waits (dio lo benedica e lo tenga in salute sempre!) un locale come SpazioMusica probabilmente potrebbe organizzare 3 anni di concerti!

I locali stanno chiudendo e temo che quando sarà chiuso l’ultimo localino rimarranno i pub oppure i localoni serviti dalle grandi agenzie e ci perderemo tutta quella fascia di mezzo, che secondo me rimane quella più vitale.

La copertina dell’ultimo, nonché primo, lavoro di Edward con i suoi Lowlands, “The Last Call”.

ZioMusic: Una passione infinita come la tua per la musica non poteva che nascere dall’animo di un musicista. Tu sei anche cantautore e so che recentemente hai prodotto un tuo disco. Com’è nato questo tuo lavoro?

Edward: Un po’ per caso. Avevo deciso di mollare la musica, avendoci provato invano a Londra per qualche anno. Poi una sera un mio amico, Giovanni Novara, mi tese una mezza trappola. Mi ritrovai a casa di un suo amico non per un bicchiere (o cinque…) di vino come mi aveva promesso ma per una vera jam session. Finito di suonare si mise a nevicare. Lo presi come un segno divino che dovevamo riprovarci. Grazie Giovanni!
La prima registrazione fu una cover per un tributo ai Gourds (band di Austin): “Lowlands” appunto… decidemmo di chiamare il gruppo così per questo motivo. Avevo una quindicina di pezzi scritti nell’inverno del 2002/2003. Ero appena tornato dall’Australia, e mi trovai a Londra senza lavoro per qualche mese, vivendo sui divani di alcuni amici. In quel mondo, post 11 settembre, di lavoro ce n’era poco. Cercavo lavoro e scrivevo. Misi tutto su un 4 piste. Un paio di anni dopo, ripresi alcuni di quei pezzi per fare “The Last Call“. Sono fiero dell’album ma non tornerei a quei giorni!

ZioMusic: Una storia davvero incredibile. Chi sono i musicisti che suonano con te e come hai scelto il sound che hai dato a questo progetto?

Edward: I musicisti sono amici che hanno accettato di seguirmi in questa folle impresa. Musica originale, cantata in inglese. Col tempo qualcuno si è perso e c’è stata una naturale evoluzione dei membri.
La formazione attuale secondo me è la migliore che ho mai avuto come mix di caratteri e di suoni. Il sound che prediligiamo è un rock classico (basso, batteria e chitarra) con sfumature molto peculiari di violino, armonica, lap steel e un pochettino di piano. Una band essenzialmente ritmica sulla quale si appoggiano di mano in mano violino, lead guitar e pianoforte.

I Lowlands al completo.

La formazione base è composta da Simone Fratti al contrabbasso e al basso elettrico. L’ho conosciuto che suonava jazz, aveva un passato in gruppi punk e non disdegna tutto ciò che ruota attorno al lo-fi e al noise. E’ con me fin dall’inizio di quest’avventura.
Alla batteria Phil Ariens, fantastico batterista italo-olandese, cresicuto a AC/DC e Black Sabbath. Dopo aver militato in varie band metal, hard rock e grunge si è unito a noi all’inizio del 2008.
Chiara Giacobbe, violinista ‘extraordinaire’, di grande esperienza e qualità. Può suonare qualsiasi genere dal classico al metal imprimendo sempre la sua forte personalità alla musica. Chiara ha accompagnato sia Rod Picott e la sua band che Will T. Massey nelle loro tournee italiane.

Roberto Diana credo non abbia bisogno di presentazioni qui. Roby con noi suona la slide, lapsteel ed elettrica. Si divide tra i suoi Ses Cordas, e i Lowlands. Lo abbiamo conosciuto durante le ultime fasi di registrazioni di ”The Last Call” in studio da Pietro Nobile. Il feeling è stato immediato. Musicista incredibile. Suona di tutto dal bouzouki alla sua Tele custom. Lo sentirete sulle prossime registrazioni. Anche Roby ha accompagnato Will T. Massey nel suo secondo Tour Italiano “The Mother Road Tour 2007”.
Ste Brandinali è l’ultimo acquisto. Milanese, pianista di grande istinto e musicalità, siamo diventati amici a un concerto dei Wilco. I suoi apporti sono molto preziosi e pur essendo potenzialmente straripante al pianoforte è molto bravo a “dosarsi” sui pezzi.
Infine menzione speciale per Stefano Speroni, che attualmente risiede a Londra ma che riteniamo membro della band e che almeno un paio di volte al mese si presenta in Italia per le prove. Suono con lui dal ’93 e senza di lui i Lowlands non esisterebbero.
Ultimo ma non per importanza, Francesco “Lebowksi” Verrastro, potentino ma residente a Roma che ci ha aiutato moltissimo a chiudere ”The Last Call” e che per come suona la chitarra e per l’uomo che è non possiamo non ritenerlo un Lowlands a tutti gli effetti.

ZioMusic: Questo tuo lavoro lo proporrai anche dal vivo?

Edward: Sì. Stiamo lavorando per portare in giro un bel live. Ci siamo quasi, ma stiamo anche cercando di lavorare al prossimo disco e a un EP, quindi ci dividiamo ancora tra prove e studio. Cercheremo di non far passare troppo tempo (gennaio?). Il live set avrà una manciata di pezzi nuovi e qualche cover scelta in aggiunta ai brani di ”The Last Call”.

ZioMusic: Una curiosità mia. Ho ascoltato il tuo disco e ne ho avuto un impressione molto positiva. La cosa che ti voglio chiedere riguarda però l’ambiente sonoro, l’atmosfera, molto naturale e di pari passo con l’intensità dei contenuti. Quali scelte hai fatto in fase di registrazione per ottenere questo risultato?

Edward: Volevo che l’album suonasse così come lo suoniamo noi, senza trucchi sonori, modernizzazioni da studio (cosa che tutti i fonici volevano fare!).
Mi dicevano: “Ma così l’album suona senza tempo…potrebbe essere vecchio di 20-30 anni”. Ecco quello che per loro era un difetto era proprio quello che io cercavo. Non mi interessa che il sound si appoggi a una scena esistente o altro ma che sia naturale e vero; spero rimanga così nel tempo. Fuori dal tempo. Ma vero.

Cerco di non far suonare i pezzi alla morte dalla band prima di registrare. Mi piace cercare di lasciare un elemento di freschezza nelle registrazioni. Quasi tutto quello che sentite è stato registrato nelle prime 3 take. Le recensioni che abbiamo ricevuto e l’airplay delle radio (tutti i 12 brani sono passati in varie radio) sembrano premiare questo approccio.

ZioMusic: Ti stai lasciando poco tempo per goderti questo lavoro, so che il nuovo disco è già in stato avanzato di composizione.

Edward: Vero…ma non siamo più giovanissimi e abbiamo un sacco di pezzi da registrare: non posso perdere tempo! Come ti dicevo stiamo lavorando ai pezzi del nuovo album e a un EP, spero di far uscire l’album nel 2009. Presumibilmente a Settembre.
Roberto Diana, che adesso è entrato in pianta stabile nei Lowlands ci darà una mano in studio sul prossimo. Non vedo l’ora di rientrare in studio. L’EP è quasi finito e vedrai già lì una evoluzione del nostro suono.

Stiamo registrando attualmente con Andrea Lepori al suo ML Recording Studios. Andrea è un produttore/engineer di grande esperienza ma sopratutto un “soul brother” dei Lowlands. Ci troviamo molto bene. Torneremo anche (siamo già tornati!) negli Acoustic Design Studios di Pietro Nobile a Milano. Pietro ci ha sempre incoraggiato e aiutato moltissimo e di questo gli siamo enormemente grati.

ZioMusic: Essendo partecipe di entrambi i mondi, organizzatori/promoter e artisti, puoi dare qualche consiglio ai nostri lettori musicisti che cercano un organizzatore live? Come farsi notare ed a chi dare fiducia per i loro progetti?

Edward: E’ tutto molto soggettivo. Una cosa però mi sento di dirla. Credete in voi e in quello che fate e ricordatevi sempre del perchè avete preso in mano uno strumento. Era per soddisfare la vostra voglia di creatività, il vostro bisogno di comunicare, non per soddisfare la visione di altri. Se credete in voi stessi e nella vostra musica, credo che la cosa trasparirà a chi vi ascolta.

ZioMusic: Del nuovo disco che stai scrivendo ne abbiamo parlato. Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

Edward: Spero di poter continuare a registrare e a breve portare i Lowlands nei locali. Ho un lavoro non legato alla musica che mi impegna di giorno, una famiglia, 2 bambine, stiamo registrando un album e 1 EP, abbiamo un live da mettere in piedi, oltre alle tournée dei miei artisti preferiti, direi che va bene così!

ZioMusic: Grazie mille per questa intervista Ed. Se vuoi fare un saluto ai nostri lettori dando anche i link ai quali possono approfondire su di te e i tuoi progetti, credo che saranno in molti ad interessarsi.

Edward: Grazie mille Luke. Siamo una piccolissima band di una piccola città ma vogliamo salire nel ring e fare qualche round con chiunque ci dia la chance. Ascoltateci, se vi piace spargete la voce e noi prima o poi verremo a trovarvi!

Info: www.lowlandsband.com

Info: www.myspace.com/lowlandsband

Luca “Luke Reds” Rossi
ZioMusic Staff

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