Cesareo – Parte Prima

ZioMusic è andato nella veste degli “Zii” Luke e Guido ad intervistare il chitarrista di una delle migliori band italiane, unica nel suo impatto live e nella coerenza del suo progetto ormai quasi ventennale. Stiamo parlando di Elio e le Storie Tese ed ovviamente “l’imputato” al banco è Cesareo, al secolo Davide Civaschi, uno dei seicordisti, o trastullatore di corde come dicono dalle sue parti, più famosi in Italia.
Lo abbiamo incontrato allo studio Hukapan di Milano e questo è quello che, sotto il torchio crudele degli “Zii”, ci ha rivelato.

Una chiaccherata in zona relax…”Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te”.

ZioMusic: In Italia sei uno dei pochi chitarristi che non ha bisogno di presentazioni, nemmeno per il grande pubblico non ‘musicista’, quali sono i fattori predominanti che ti hanno fatto guadagnare, e mantenere, questa fama?

Cesareo: Forse, parlando anche di quello che faccio con Elio e le Storie Tese, il fatto di aver sempre mantenuto una linea artistica costante, riuscendo ad inquadrare il mio modo di suonare in ogni occasione, sia con EELST che nelle altre situazioni. Elio e le Storie Tese è soprattutto una band e come band ha il suo punto di forza nella coesione e nella amalgama dei musicisti che vi suonano, senza che sia predominante un componente o l’altro. Noi facciamo rock, quindi il chitarrista potrebbe risultare, in certi momenti, più in primo piano rispetto agli altri ma la linea principale è quella di essere un gruppo d’impatto dove sia fondamentale il contributo di tutti.
Al di fuori degli Elii, ho sempre cercato le mie esperienze soliste in gruppi del genere dei Four Tiles di cui fa parte anche il qui presente Guido Block (redattore tedesco di ZioGiorgio, ndr), dove non predomina il singolo ma sempre e comunque il risultato finale.
In definitiva credo che la mia regola professionale sia sempre stata mettere la mia chitarra a disposizione del progetto che realizzo in quel momento.
Ciò che mi ha salvato, credo, è stato l’essermi astenuto dalla tendenza alla giocoleria, tendenza che oggi è parte del bagaglio di un certo numero di chitarristi. Sono riuscito a non mescolandomi a questo ambiente circense in cui non mi trovo a mio agio. Forse sarei in grado di fare quelle quattro cose che buttano solo fumo negli occhi e sembrano lasciare il tempo che trovano; sono molto più orgoglioso di aver fatto assoli come quello del pezzo “Tapparella” dove saranno presenti non più di cinque note ma rese meglio che se avessi fatto trentamila licks fini a se stessi che possono fare tutti, anche il ragazzino di tredici anni del negozio sotto casa.

ZioMusic: Tu per diverso tempo hai lavorato come impiegato, svolgendo contemporaneamente l’attività di musicista. Quando hai scelto che saresti stato chitarrista professionista?

Cesareo: Quando ho avuto la certezza che ciò che stavo costruendo con la musica poteva avere un seguito e un futuro solido che mi permettesse ogni mese di avere un sostentamento, senza dover necessariamente attraversare il classico periodo d’oro che spesso, purtroppo è seguito dal buio più assoluto.
Il musicista è un libero professionista a tutti gli effetti ma fa anche parte di uno dei settori più in crisi al mondo, un settore in cui tutto può essere scaricato o preso gratis liberamente. E’ difficile viverci. Credo che il giorno in cui al posto di un foglio A4 sarò in grado di stamparmi una baguette anche i panettieri andranno in crisi.

Internet tuttavia è un grande canale ed io sono il primo ad ammettere che la diffusione on-line ti offre grandi opportunità, però l’arte va sostenuta e non solo per la propria soddisfazione personale ma anche per ragioni economiche, altrimenti si muore di fame.
Quando ho visto quindi che il primo disco con EELST stava andando bene, e nel dicembre ’89 i dischi ancora si vendevano, avevo prodotto un album, “Gene Gnocchi and The Getton Boys“ e mi avevano dato anche un anticipo quindi ho seriamente iniziato a crederci. Poi è partito il tour di Elio E Le Storie Tese, supportato da un contratto con una major, che all’epoca ci dava diverse garanzie e tutto ciò ci ha aiutato a prendere questa decisione. Elio ed io, entrambi impiegati, abbiamo comunque aspettato l’uscita del primo disco, la fine del tour legato a questo, e la produzione del secondo disco; all’uscita di quest’ultimo abbiamo entrambi deciso di licenziarci per poterci dedicare esclusivamente alla musica.
E’ andata bene e la nostra struttura e anche cresciuta nonostante il periodo sempre più critico per l’ambiente musicale. La nostra coerenza nel battere sempre sulle stesse strade, lasciandoci alle spalle quel mondo cosiddetto “demenziale” che ci stava attorno, ci ha permesso di avere un nostro mercato ed essere un punto di riferimento. Per il momento questa strada è ancora asfaltata.

ZioMusic: Sei stato il primo chitarrista italiano ad avere un modello signature di chitarra dalla Ibanez, e ad oggi ne sono uscite diverse versioni. Com’è nata questa collaborazione e quali sono le ragioni determinanti per cui hai scelto Ibanez e il modello RG come chitarra principale per il tuo mestiere?

Cesareo: E’ nata come premio fedeltà. Io sono partito suonando Fender, sono sempre stato un ‘fenderiano’. All’epoca non c’erano tante chitarre in giro: la Strato, la Telecaster, le Les Paul e ogni tanto veniva fuori qualche altro marchio come Charvel o Jackson. In quegli anni era un po’ come tifare Inter o Milan, oppure ascoltare Led Zeppelin o Deep Purple; io sono sempre stato per Milan, Fender e Deep Purple.
Quando però ho iniziato a suonare con Elio e le Storie Tese il mio punto di vista musicale si è allargato molto, volevo suonare veramente di tutto. Avevo bisogno di uno strumento poliedrico che reagisse bene anche alle richieste impossibili di Elio, che mi chiedeva tutti i suoni più strani che gli venivano in mente. Il ponte della Fender costituiva un limite.
All’epoca uscivano le prima Ibanez con il blocca-corde e un ponte tipo-Floyd Rose, affidabili e contemporaneamente accessibili come prezzo. La fisionomia era sicuramente adatta a me, essendo più vicina ad una Fender piuttosto che ad una Gibson. Così dagli inizi degli anni ’80 ho iniziato ad usare Ibanez e non ho più cambiato, evitando anche di cedere alle lusinghe degli strumenti gratuiti a tutti i costi. Inizialmente le compravo, poi hanno notato che era diventato il mio marchio di riferimento ed hanno iniziato a concedermi degli sconti, fino a che non sono diventato endorser ufficiale. Con onestà devo dire di non aver mai fatto grandi spese in ditta solo per portarmi via dieci chitarre gratis, ma ho sempre preso esclusivamente ciò che mi serviva.

Però poi scopriamo una sfilza di chitarre di tutto rispetto…

Per quanto riguarda il mio modello RG, ho apportato poche modifiche, mi sembrava già un modello molto indovinato. Per quel che riguarda le forme, Ibanez ha deciso tanti anni fa di averne quattro o cinque di base da mantenere invariate, quindi in quell’ambito non era possibile apportare dei cambiamenti. Io, anche sulle Fender, ho sempre plettrato molto nel mezzo per cui il pickup centrale mi ha sempre dato qualche fastidio. Quando ho dovuto dare indicazioni per il mio modello ho scelto di avere solo due humbucker ponte e manico splittabili e così ho risolto. Io sono stato il primo, ancora prima di Petrucci che si sappia (ride, nrd), a chiedere questa soluzione per le Ibanez. Inizialmente i pickup erano i DiMarzio Evolution come sulla Jem, oggi li ho cambiati con gli Ibanez Infinity 1 e 2, usati anche da Paul Gilbert, che suonano benissimo.
L’unica cosa che ho voluto personalizzare è stata l’estetica. Non ho mai capito perchè ci siano così tante chitarre che suonano tanto bene quanto sono brutte da vedere. Molti liutai mi fanno provare delle meravigliose chitarre con legni pregiatissimi che però hanno il colore del comodino di mia nonna. Ho voluto quindi una chitarra appariscente, con una sorta di omaggio a Van Halen di cui ho sempre apprezzato il look. Mio fratello, che è grafico, si è inventato questo disegno a righe e colori particolari. Nel tempo sono cambiati i colori ma il disegno è rimasto invariato.
Non si tratta di un discorso economico, ma più di immagine; non ho mai puntato a venderne molte e la mia percentuale si aggira attorno ai 28 dollari a chitarra. Mi piace l’idea di essere riconoscibile anche per il mio strumento e questa è una cosa che mi dà piena soddisfazione.

ZioMusic: Il tour con Elio e le Storie Tese sta andando alla grande, tu però anche nelle pause suoni in progetti paralleli, con Four Tiles e con le Custodie Cautelari. Puoi parlarci di questi progetti e dei loro ultimi sviluppi?

Cesareo: Il progetto Notte delle Chitarre, con le Custodie Cautelari, è molto semplice. Si è trattato di mettere assieme alcuni di chitarristi, tra cui Luca Colombo, il sottoscritto, Maurizio Solieri, Max Cottafavi, che potessero rappresentare un determinato gruppo o un determinato cantautore e farli suonare sullo stesso palcoscenico, sia pezzi dell’artista o gruppo di appartenenza sia pezzi che variano a seconda dei gusti personali. Maurizio Solieri i più lo collegano a Vasco ma quando è con noi si diverte a suonare anche “Burn” dei Deep Purple o Eric Clapton che lui adora. Cottafavi suona Ligabue ma anche “The Wall” dei Pink Floyd, io faccio parte degli Elio E Le Storie Tese ma mi cimento in brani come “Helter Skelter” dei Beatles in versione heavy metal. Una formula molto semplice che con poca spesa permette di divertire molto e di fare qualcosa di nuovo, che poi hanno copiato quelli della Drummeria (ride, nrd, nella Drummeria militano gli amici Bandini, Calloni, Furian, Pellegatti e soprattutto Christian Meyer).

I Four Tiles invece sono una vera valvola di sfogo e divertimento allo stato puro. Se potessi a volte li metterei anche davanti agli impegni di Eelst, mi diverto tantissimo ed è un progetto al quale tengo molto. Purtroppo ho a che fare con tre fannulloni (risata generale e sguardi ironici con lo zio Guido, ndr, dei Four Tiles fanno parte, oltre Cesareo e Guido Block, anche Roberto Gualdi e Stefano “Sebo” Xotta) perchè quello che noi facciamo da tempo ha portato al successo mondiale, ad esempio, gli italianissimi Vanilla Sky con la cover “Umbrella” di Rihanna. Noi siamo quattro “cialtroni”, ma adesso ci muoveremo. A me poi non piace fare il protagonista, non sono come qualche collega che prezzola i turnisti, i soldi li divido in quattro (applauso spontaneo da parte di Guido, ndr). E’ un progetto non ‘pipparolo’, con tanta musica, bravi musicisti e veri momenti di divertimento. Noi facciamo anche lo cover impossibili e ne sono usciti dei piccoli capolavori. E’ difficile rendere credibile un pezzo dei Backstreet Boys in versione rock, così come Britney Spears o Kylie Minogue, ma noi ce la facciamo.

Zio Guido: Mi permetto di intervenire. Noi siamo veramente dei “cialtroni”, tutti gli anni dopo le vacanze, spariamo proclami e progetti grandiosi che poi non realizziamo quasi mai . Tenuto conto che praticamente tutti noi abbiamo uno studio dove registrare e Cesareo, soprattutto, ha anche parecchi canali per pubblicizzare il progetto, a partire dal sito di EELST, potremmo fare molto ed in maniera anche privilegiata.

Cesareo: Ma i cialtroni come noi continuano a sognare.

Zio Guido: Nonostante la pigrizia, adesso ci metteremo in moto con nuovi pezzi e iniziative, come un disco e altre sorprese.

ZioMusic: Quando siamo venuti al vostro concerto di Milano dietro le quinte ci hai parlato della tua configurazione/setup sul palco. Senti tutto attraverso il canale spia nei monitor, niente direttamente dalla cassa, che è posizionata sotto di te. Come mai?

Cesareo: Io non solo tengo la cassa sotto di me ma la rivolgo verso le quinte, verso il vuoto. Non mi piace il volume alto ne i larsen causati dal volume esagerato. Il mio massimo è quasi sentire il suono già mixato come dall’impianto PA, la cosa migliore è quindi averlo sul monitor ad un volume decente.

Da poco tempo ho fatto una cosa che voglio consigliare a tutti: ho fatto applicare un limitatore sul mio canale nel banco digitale che usiamo per il monitoraggio, quando eseguo gli assoli quindi il volume non mi ammazza come succede di solito ma il livello è praticamente identico alle ritmiche ed è una cosa che mi fa godere tantissimo.

Oltre a questo sono per l’essenziale sul palco. In studio di registrazione al contrario, quando devi sperimentare, è bene che ti presenti anche con cinque “frigoriferi” di attrezzatura. Nei live il suono lo devi avere già in mente e devi minimizzare i tempi di setup e gli inconvenienti, potendo anche aggiustare i guasti velocemente.
Io uso una testata Engl 660 Savage Special Edition da 100 W, un multi-effetto G-Major della TC Electronics, con suoni preset o i miei salvati, un accordatore Boss TU2 a pedale, distorsore a pedale Ibanez Tube Screamer T59, chorus Ibanez Chorus CS9, flanger Ibanez Flanger FL9 e Wha-Wha Dunlop Crybaby. Sul palco porto due sole chitarre, una che suono e una di scorta nel caso di rotture. Non amo fare troppi cambi, lo trovo fastidioso.
Non capisco, con rispetto per chi lo fa, i musicisti che si portano dietro veri e propri armadi rack, facendo passare il segnale della chitarra attraverso decide di processori. Alla fine il segnale originale della chitarra non esiste più, che sia da 3000 euro o da 150 non cambia nulla, è tutto processato. I grandi come Jeff Beck o Stef Burns, ad esempio, si limitano ad avere meno cose possibile, spesso per altro noleggiate sul posto.

ZioMusic: “Foffo” Bianchi è sicuramente un elemento importante per il vostro ottimo suono live, un professionista con molta esperienza alle spalle; ogni tanto litigate come fanno tutti i musicisti con i fonici oppure ti fidi ciecamente?

Cesareo: Io non litigo mai con “Foffo”. Credo che un fonico che si trova a lavorare con un chitarrista che tiene volumi bassi e la cassa al contrario rispetto a lui sia nella situazione ideale. Spesso capita anzi che mi dica “Alza!” e non ho mai sentito altri fonici dire di alzare il livello ad un chitarrista. Solo il fatto che la mia chitarra non entri in tutti i microfoni attorno a me per lui è ottimale. Con me si trova estremamente bene quindi. Si lamenta un po’ con Faso, ogni tanto, perchè a lui piace il suono avvolgente del basso intorno e si muove molto sul palco, ha bisogno di più volume, ma di fatto non ci sono litigi.
La fonte sonora di EELST è molto dosata e controllata. Anche Christian (Meyer, ndr) si è spesso adattato ad avere persino il plexi-glass attorno quando ce n’era bisogno.
“Foffo” ha un lavoro non semplice ma noi gli diamo una buona base da cui partire.

Curiosando per lo studio Hukapan conosciamo anche Daniele Lanzara, assistente fonico.

ZioMusic: Spesso il tuo stile viene accomunato con quello raffinato e puntuale di Brian May, da tempo si parla però più propriamente di assoli ‘alla Cesareo’. Nei tuoi primi periodi di studio della chitarra elettrica chi erano i tuoi riferimenti? E, se ne hai, quali sono quelli di oggi?

Cesareo: Nei miei primi anni con la chitarra i miei idoli erano sicuramente Hendrix e Blackmore. Dopo questi, anche se parliamo ancora di anni ’80, quello che mi ha lasciato davvero di stucco è stato Kee Marcello degli Europe. Lui ha ricalcato esattamente quello che mi piace: un grande virtuosismo però legato al gusto. Ha delle note molto belle, pur anche nelle scale eseguite velocemente sono sempre pensate.
Recentemente posso dire che Andy Timmons pur essendo un chitarrista estremamente virtuoso ha sicuramente molto gusto, come lui anche Steve Morse. Ammiro sicuramente Steve Vai ma non me lo metterei mai per cinque ore sulle strade della California come disco distensivo, certe volte lo trovo un po’ fine a se stesso.
I chitarristi più grandi degli ultimi 50 anni sono stati artisti che oltre a suonare la chitarra scrivevano musica in generale. Hendrix, Page, Blackmore rimarranno per sempre. Vai o Satriani o quelli di turno che passano oggi lasciano quasi dei manuali didattici sulla chitarra.
Io, umilmente, mi rifaccio a questi esempi e, oltre che chitarrista, sono autore e questa è una delle soddisfazioni maggiori.
Il mio idolo assoluto però, da quando sono bambino, è Paul McCartney; lo considero davvero al pari di Beethoven o Verdi. Ha scritto delle cose meravigliose, senza contare che era pure un cantante eccellente e un bassista notevole con linee di basso bellissime.

ZioMusic: Qual è il tuo approccio alla composizione di un assolo all’interno di un brano?

Cesareo: Dipende. All’inizio posso provare in maniera istintiva, suonandolo più volte e poi scegliendo l’esecuzione migliore. Altrimenti posso scriverlo in maniera più scientifica come nell’assolo di “Tapparella” oppure “Burattino senza fichi”, o nell’ultimo disco il solo molto alla Genesis nel “Congresso delle parti molli”. In questi casi le note non sono estemporanee ma seguono gli accordi quasi come nel jazz. Ultimamente vado sempre più verso la ricerca delle note pesate in un assolo.
Per aprire una piccola parentesi critica ti posso parlare dell’ultimo disco di Vasco Rossi. Dal punto di vista della gestione delle chitarre non mi piace: la trovo un’occasione sprecata avere parecchi chitarristi molto bravi e fare il solito gioco strofa-ritornello e i vari assoli di circostanza. Il chitarrista in queste occasioni recita il suo solito repertorio e da una canzone all’altra senti delle piccole differenze di stile, belle frasi in begli assoli ma nulla di indimenticabile. Le prime cose di Maurizio Solieri, un altro dei miei punti di riferimento in gioventù, invece mi facevano veramente saltare sulla sedia. L’assolo di “Albachiara” si canta come se fosse un ritornello; se riesci a fare questo hai fatto veramente centro.

ZioMusic: Come si svolge la composizione dei pezzi per gli album degli EELST?

Cesareo: Non c’è una via standard. Difficilmente poi ci troviamo tutti e quattro a comporre nello stesso momento. Capita di rado in occasione di progetti con scadenza a breve. E’ successo per “La terra dei cachi” oppure quando prepariamo il pezzo di Natale per Radio DJ. In questi casi è necessario mettere tutte le energie in comune ma altrimenti è assolutamente casuale. Forse il bello è proprio questo. E’ un lavoro di band e di sviluppo successivo di materiale pensato dai singoli o da una parte della band.
Siamo arrivati ad una maturità avanzata per cui si accetta senza problemi che ad un altro non piaccia quello che si propone.
A volte parte tutto da un’idea astratta, da un concetto, come per “Il congresso delle parti molli”. In “Plafone” invece siamo partiti da una musica senza testo, era tutto un pezzo musicale che aveva composto Sergio (Rocco Tanica, ndr), poi da lì è venuta l’idea del litigio tra i due vicini per la solita perdita d’acqua che lascia la macchia sul plafone.

Finisce qui la prima parte di questa interessante conversazione con Cesareo ma voi rimanete online, nella seconda parte parleremo dei famosi CD Brulè, dei fan, degli impegni futuri di Cesareo e gli Eelst e molto altro ancora, con una bella sorpresa infine per voi.

Info: www.myspace.com/cesareoeelst

Info: www.elioelestorietese.it

Info: www.fourtiles.it

Info: www.myspace.com/fourtiles

Foto: Guido Block

Luca “Luke Reds” Rossi
ZioMusic Staff

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