Elio e le Storie Tese a Milano

Mentre guidavo tra le strade di Milano verso il Rolling Stone, la mail che Guido (Guido Block, collega teutonico di ZioGiorgio Network) mi aveva mandato un paio di settimane prima mi torna in mente. Mi diceva: “ovviamente è già tutto esaurito”. In quell’esatto momento passo il locale sulla mia sinistra, sono le 19:30 e il concerto inizierà alle 21, e sotto la pioggia vedo una lunga, lunga fila di gente che prende un sacco di acqua. Ecco, quel che voglio dire è che quando Guido mi aveva mandato quella mail non avevo già dubbi sul fatto che il concerto avrebbe registrato il tutto pieno. Milano è la roccaforte di Elio e le Storie Tese e dopo il successo di Sanremo c’è da aspettarsi che tutto il tour vada molto bene. Vedere però centinaia di persone in coda sotto il diluvio ti fa capire quanto è alta la temperatura dell’evento (nonostante i 10 gradi molto poco primaverili).

Entrando approfittiamo dei primi momenti di affluenza per curiosare in giro e scattare qualche foto sia del FOH, con un bel live mixer Midas XL3 a fare bella mostra di se, che della zona mixer sul palco, dove invece notiamo uno Yamaha pm 5-d.

La console Midas XL3 che accompagna gli “Elii” nei loro tour.

Silenzio in sala, please. Si comincia.

Quando le luci si spengono sono ormai passate da qualche minuto le 21:30 ed il locale è già gremito da un pezzo. Un attimo di buio ed ecco che gli “Elii” fanno il loro ingresso. E’ doveroso dire che, ad un primo impatto, il suono è eccellente. Non c’è nulla che canti fuori dal coro, ogni strumento nel mix, gestito abilmente proprio un paio di metri sotto di noi dal mitico Rodolfo “Foffo” Bianchi, ha un suo spazio fisico preciso che non invade gli altri. Ogni colore, per usare una metafora cromatica, è ben distinguibile e brillante.
La prospettiva acustica vede, ovviamente, la voce in primo piano, probabilmente con un taglio sulle alte frequenze per fondersi meglio con il mix anche grazie all’aggiunta di un leggero delay. Immediatamente dietro la voce è la batteria, con un suono che risulta allo stesso tempo dinamico e compresso. Una compressione eccessiva schiaccerebbe le dinamiche e per un batterista sensibile come Meyer sarebbe la cosa peggiore. Christian, nonostante il mix sia decisamente di stampo rock, riesce ad avere un suono che tende all’acustico, molto spazioso e pieno, senza esagerare con il livello della grancassa.

La chitarra di Cesareo è forse quello che avrei voluto sentire un po’ meglio, soprattutto sugli assoli dove risulta forse troppo discreta. Il suono di chitarra non è troppo complesso e anche distorto risulta netto e raffinato, adatto ad un chitarrista con tocco e precisione; è mono, come ci rivela Cesareo stesso dietro le quinte, e viene da una cassa 4×12 microfonata con un Sennheiser MD421 quasi a contatto e un microfono a condensatore Audio-Technica a breve distanza. La cassa è posta immediatamente sotto di lui, rivolta verso il fondo del palcoscenico. Cesareo si trova in posizione abbastanza elevata e si basa esclusivamente sulle spie per il suo ascolto, a differenza di Faso che, ci spiega Foffo, preferisce avere il suono della sua cassa praticamente “in faccia”, nonostante questo non sia sempre possibile.
Le tastiere sono una parte fondamentale e centrale nella musica degli “Elii”, per questo motivo sono lo strumento che più varia probabilmente a livello di mix, pur non soffocando mai il resto della band.

”Foffo” Bianchi all’opera in postazione FOH.

Un impianto luci che impreziosisce la performance.

A proposito di colori. A creare la giusta atmosfera è un impianto luci di bell’impatto. Cambi di colori, un fondale con colonne di luce e flash nei momenti salienti. Come sempre la filosofia della band è quella del concerto all’interno di uno show.

Lo spettacolo è rock, ha ritmo ed il palco viene sfruttato bene nei suoi spazi, non è però uno show movimentato. La band è abbastanza statica sul palcoscenico, ed ognuno, proprio come nel mix audio, ha un suo spazio ben definito e visibile. Le scorribande degli ospiti, primo su tutti l’acclamatissimo architetto Mangoni, invece occupano tutti gli spazi possibili sul palco e non. Durante il pezzo “SuperGiovane” Mangoni sale sul palco con un costume tanto improbabile quanto d’effetto, quindi con il suo spadino insidia tutti i componenti della band e poi fugge arrampicandosi sulle scale e impalcature che circondano il palco del locale. Lo spot lo marca stretto e l’agile SuperGiovane, come sempre, porta a termine la sua missione.

Mangoni sale in cattedra…e su qualunque cosa trovi nei paraggi…

La scaletta della serata è varia, con molti pezzi da album diversi ma il suono che la band esprime, nonostante in due ore attraversino generi e stili completamente diversi, è uniforme e convincente.
Si inizia con “Plafone”, seconda traccia dell’ultimo album “Studentessi”, che con la sua armonia aperta e suggestiva si presta perfettamente all’incipit di una performance live. La voce di Paola Folli, corista con Elio da molti anni ormai, in questo e altri pezzi è molto bella e come sempre si adatta in modo stupendo; dal vivo la ricchezza armonica della voce è davvero notevole.
Si prosegue con “Ignudi fra i nudisti”, altro pezzo di “Studentessi”, quindi in fila “Gargaroz”, diventato già un inno per i fans, e “Sempione”, singolo dell’ultimo album di cui è stato girato anche un’esilarante video in quel di Milano.

La scaletta procede proponendo gli immancabili classici come “T.v.u.m.d.b.”, “Fossi figo”, “Supergiovane”, l’intramontabile “Tapparella” e “El Pube”, mentre alcuni vengono rivisitati in versione medley tra i quali “Disco Music” e “Born to be Abramo”.

Dell’ultima fatica della band figurano anche “Suicidio a sorpresa” e “Il congresso delle parti molli”, eseguito nell’acclamato bis.

Gli arrangiamenti sono spesso differenti da quelli incisi in studio, appositamente studiati per rendere meglio nel live. Non ci sono sovraincisioni, come sembra essere molto di moda in questo periodo, è tutto suonato dal vivo, a dimostrazione della maestria e sintonia raggiunta negli anni da una band che non ha nulla da invidiare a nessuno.

Il finale del concerto è degno di nota. Una trovata molto originale a cui gli Elii hanno abituato il loro pubblico. Mentre la band sta ancora suonando, uno alla volta i tecnici di palco sostituiscono i musicisti agli strumenti senza che questi smettano di suonare l’ultimo accordo. La musica non finisce e la band sta già salutando, tutti in fila. L’effetto sorpresa è davvero divertente.
Nel backstage proprio Faso e Cesareo mi raccontano dell’idea, nata da poco. Alcuni dei tecnici di palco sono musicisti a loro volta, il che facilita la rapida sostituzione agli strumenti, e musicalmente la chiusura con un lungo accordo di re è stata pensata per poter raggiungere questo risultato.

Il saluto finale tra gli applausi.

Ho già detto che la band ha un suono live veramente professionale, grazie anche ad un fonico esperto che la conosce e valorizza nel modo giusto. Ho già detto della stupenda voce di Paola Folli. Plaudo a Cesareo, chitarrista che ha molto gusto nello scegliere il tipo di intervento ed i momenti degli assoli, ritmiche di classe, un suono negli accompagnamenti semplice ma efficace. La bravura e professionalità di Elio, Faso, Aguzzi (Jantoman) e Rocco Tanica (attualmente Bonifacio e chissà chi altro in futuro) è indiscutibile. Voglio però chiudere con Cristian Meyer. Premettendo che chi scrive fa il chitarrista e non il batterista, fin dall’inizio del concerto, senza nulla togliere agli altri, ho sbarrato gli occhi e le orecchie su Cristian e sulla sua batteria elvetica. Un suono live che ho sentito poche volte, precisione e tanta dinamica. Detto in due semplici parole: mi piace.

Info: www.elioelestorietese.it

Luca “Luke Reds” Rossi
ZioGiorgio Network

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