Dayna Kurtz

Dayna Kurtz è una cantautrice americana di grande talento, viene da Brooklin. Attinge da tutta la musica americana e crea sonorità originali, testi poetici talvolta forti e aspri altre volte gentili e femminili, cantando con una voce profonda, potente quanto il suo dinamismo.
Dayna è una one-women artist, si presenta sul palco con poco niente, un paio di chitarre ed un microfono con i quali riesce a riempire prepotentemente la scena lasciando il pubblico stupito per la sua capacità di essere essenziale ma sempre perfettamente in sintonia con la sua musica.

La chitarra acustica, che suona in modo eccellente sia in stile slide che fingerstyle, è un’estensione naturale, reagisce dinamicamente e sottolinea i versi con arrangiamenti tanto contenuti quanto efficaci.

La nostra storia comincia quando Roberto Diana, amico chitarrista, mi presenta l’opportunità di conoscere Dayna Kurtz e seguire il suo concerto a Pavia presso il locale SpazioMusica.
Dopo un salto sulla sua pagina myspace www.myspace.com/daynakurtz ho capito immediatamente che sarebbe stato imperdonabile lasciarsi sfuggire un’occasione del genere.
A Pavia ho l’occasione di godere della gentile ospitalità di Edward Abbiati, organizzatore del tour italiano di Dayna, e finalmente la incontro. La presenza di Dayna è fisica, naturale e immediatamente amichevole. Capirò poi che questa umiltà si traduce nella semplicità invidiabile con cui si presenta sul palco.
Dopo un salto allo SpazioMusica per un breve sound-check, durante il quale noto come Dayna non usi alcun effetto sia per la voce che per la chitarra, conosciamo il direttore artistico del locale Simone Marchetti ed l’ottimo fonico William Novati durante la cena. Prima dello spettacolo ho la fortuna di poter intervistare Dayna.

Da sinistra: Simone Marchetti, Dayna Kurtz, il “sottoscritto Luke” e l’ottimo William Novati.

Ecco il racconto della nostra amichevole conversazione.

ZioMusic: Dayna, prima di tutto vorrei liberarmi della domanda che penso ti venga fatta ogni volta. La tua musica è definità “rootsy”, country, e spesso vieni comparata a Tom Waits. Cosa ne pensi?

Dayna: Essere affiancata a Tom Waits [ride autoironicamente] è fantastico, certo che non posso che esserne lusingata, ma devo dire che mi fa piacere tanto quanto essere paragonata a molti altri artisti che stimo della scena internazionale e americana.

ZioMusic: Dal tuo tono però mi pare non ami particolarmente essere incasellata in un genere.

Dayna: Nessuno lo vorrebbe. Per qualcuno funziona perché amano in modo esclusivo un certo tipo di musica. Ho viaggiato veramente tanto e in paesi diversi vengo definita in generi diversi. Capisci. Questo mi ha dato la conferma che i “box” non significano nulla. In Spagna sono un’artista indie-rock, in Germania sono una cantante jazz e in Olanda la mia musica è country. Non significa niente. La mia musica non è cambiata è solo un’etichetta che ti mettono addosso.

ZioMusic: Ok, la pensiamo allo stesso modo allora.

Dayna: Si, ma non vorrei essere fraintesa. Non è una cosa che mi fa arrabbiare, piuttosto mi interessa e sono cosciente del fatto che le persone che lavorano per promuovere la tua musica devono in qualche modo utilizzare definizioni e descrizioni in poche parole di tutto il lavoro che fai. In ogni modo qualsiasi cosa funzioni va bene. [Ride]

ZioMusic: Sei una cantante, scrivi i tuoi pezzi e sei chitarrista. Quale di questi aspetti prevale in te?

Dayna: Penso che essere chitarrista sia forse la cosa meno importante per me. La chitarrista che è in me è al servizio della cantautrice. Il mio stile chitarristico progredisce solo se lo richiedono le mie canzoni. I chitarristi che suonano solo la chitarra studiano per migliorare certe tecniche indipendentemente dal resto. La mia tecnica migliora solo come effetto e talvolta in modo casuale. Se scrivo una canzone rockabilly allora cerco di imparare come suonare in stile rockabilly. Spesso vedo qualcuno che suona cose che vorrei mettere nei pezzi e semplicemente gli chiedo di mostrarmi come fare, perché credo sia il modo migliore di imparare per me.

Qualche scatto rubato durante il sound-check. “Un po’ più di bassi sulla voce, please…”

ZioMusic: Potresti raccontarci come hai inziato a suonare?

Dayna: Ho iniziato a suonare ancora molto giovane, prima di iniziare a scrivere canzoni. Poi però tutto si è sviluppato attorno ai miei pezzi, alle mie idee e a quello che mi piace scrivere. Sono circondata da ottimi chitarristi e, come ho detto prima, molto di frequente mi capita di chiedere: come fai quello?

ZioMusic: Le tue canzoni evocano atmosfere suggestive, molto diverse da pezzo a pezzo. A cosa ti affidi per ricrearle? Sei una compositrice metodica oppure ti lasci andare a improvvisi momenti di ispirazione?

Dayna: Credo più la seconda. Ho un approccio decisamente visivo alla composizione. A volte mi viene in mente un’immagine, a volte un piccolo accenno di melodia con qualche parola qua e là senza sapere bene cosa sia. Di solito mi ci vuole un po’ per realizzare quello che sto immaginando. Non è proprio come un fotogramma da mettere a fuoco ma quello che voglio in sostanza si avvicina ad un film e spendo molto tempo a pensare fino a che non mi è tutto chiaro. E’ un processo di scoperta continua.

ZioMusic: Un po’ come se facessi un’opera di montaggio delle scene che hai in mente?

Dayna: Esattamente. In fondo mi sento proprio come se stessi dirigendo e montando un film e questo richiede molto spesso tempi lunghi.

ZioMusic: Hai, o hai avuto, un’icona nella musica, un modello da seguire o un’artista che vedi come punto di riferimento per te?

Dayna: Non proprio. Certo che se prendessi Dylan come obbiettivo potrei solo suicidarmi. [Ride] E’ sicuramente un punto di riferimento ma sarebbe veramente troppo credere di poterci arrivare. Pensarci troppo vorrebbe dire lasciar perdere tutto, quindi perché preoccuparsi, è meglio cercare di fare il meglio che si può e basta.
Ho avuto molti eroi che mi hanno guidato nella mia crescita artistica ma suppongo che Dylan sia stato il più influente su di me.

ZioMusic: Sapresti spiegare come mai proprio Dylan?

Dayna: Perchè no? [Ride forte] Seriamente, ci sono tanti artisti che vedo come modelli tutti più o meno allo stesso livello ma Dylan è sempre il punto a cui ritorno indipendentemente dalla fase in cui sono. C’è il periodo che mi appassiono a cantautori come Joni Mithcell ma poi torno a Dylan, ho fasi più country con Johnny Cash o Hank Williams e di nuovo poi a Dylan. Non tramonta mai, è uno di quegli artisti che non hanno mai fatto schifo. Me ne accorgo di più ora che ho qualche anno in più, molti musicisti che stimavo ora fanno cose terribili o banali. E’ brutto da ammettere ma è così. Bob Dylan e Tom Waits sono tra i pochi che fanno ancora bei dischi nonostante stiano invecchiando. Vorrei assomigliare a loro quando sarò sui cinquanta o sessanta, altrimenti vorrei accorgermi del momento giusto per smettere per non fare lo stesso errore di molti. Si può passare da fasi meno creative ma quando non riesci a fare più niente di significativo è meglio smettere.

Dayna si prepara per lo show, un sound-check così corto che il fonico quasi piangeva.

ZioMusic: Una domanda tecnica da musicista. Parlaci delle tue chitarre, dei tuoi strumenti preferiti che usi nei live e nelle registrazioni.

Dayna: La mia chitarra preferita, che tengo a New York e uso solitamente per le registrazioni, è una Gibson del ’59, una Gibson J50, assieme alla mia seconda preferita che è sempre una J50 ma del ’64. Non porto mai le mie chitarre vintage in tour perché sono troppo delicate; cerco nei live di usare dei buoni strumenti ma a quelle sono troppo affezionata per rischiare di rovinarle. Ho in tutto circa una decina tra Gibson J50 e J45, quelle degli anni ’60 per me sono le serie migliori. Ho anche una chitarra del 1924 che è la stessa che suonava Robert Johnson, una lap steel e un banjo con un suono che mi piace molto, soprattutto in studio.

ZioMusic: Ho notato che il tuo approccio agli effetti sia per chitarra che per la voce è decisamente conservativo. La maggior parte delle volte il tuo suono è praticamente dry, non è così?

Dayna: Si, hai ragione. Non amo molto gli effetti, anche se talvolta mi sono utili per ricreare una certa atmosfera. Quando uso il riverbero preferisco il tipo spring [riverbero a molla, ndr], ad esempio sul rockabilly ce ne vuole molto o non avrai mai il giusto suono senza. Dal vivo però non uso quasi mai effetti, li trovo una barriera tra me ed il pubblico, preferisco che la mia performance arrivi diretta e sincera. Non avere un suono sofisticato da qualcosa mi aiuta ad essere connessa con la mia musica, ho bisogno di sentirla e di creare un feedback mentale mentre suono. Inoltre mi piace anche che sia lo spazio in cui suono a generare un certo riverbero, anche se negli spazi grandi a volte è quasi fastidioso, aggiungerne altro sarebbe pessimo.

ZioMusic: Quindi preferisci quasi suonare in piccoli locali dove il tuo suono è migliore?

Dayna: In certi casi si, anche se le grandi folle ti danno forti emozioni e forse tirano fuori il meglio che hai, la parte più istintiva della tua musica, anche se è più difficile, ti puoi anche far prendere dalla paura di non essere all’altezza.
Tornando al discorso del riverbero, vedì, per tanti artisti è un modo per superare questa paura, è come un modo per nascondere la propria voce dietro qualcosa, soprattutto quando non ti piace il suono della tua voce. Per quanto mi riguarda io arrivo da una tradizione americana di cantanti jazz, io mi sento una cantante jazz e se hai questo approccio ti vien da dire: io so cantare, perché dovrei mettere qualcosa sopra la mia voce? C’è una sorta di orgoglio in questo. Poi nel mio caso, io amo gli spigoli grezzi della mia voce e so che con troppo riverbero tendono a scomparire.

SpazioMusica è un locale a Pavia con una bella filosofia. Molti artisti indipendenti e tanta musica di qualità.

Facciamo una pausa per la cena in cui, tra le altre cose, Edward ci parla dei progetti che sta programmando e degli artisti che farà venire in Italia. Speriamo di poterne parlare a breve. Dayna dimostra senz’ombra di dubbio di apprezzare la cucina italiana e ci rivela di avere una predilezione per la mozzarella.

Dayna sul palco. Un set up veramente essenziale. Chitarra, voce, bottiglia d’acqua, intatta, e un bicchiere di whiskey…quasi sempre vuoto.

ZioMusic: Riprendiamo. Sei stanca, vuoi che finiamo qui?

Dayna: Stai scherzando? Dimentichi che sono una cantante, potrei parlare di me per tutta la notte! [Ride forte]

ZioMusic: Bene. I tuoi testi sembrano sempre riferirsi ad una storia; per te il musicista è una specie di moderno menestrello?

Dayna: Non so. Se intendi per menestrello come una persona che serve la società raccontando quello che succede, credo di non esserlo. Certo io mi vedo come scrittrice di storie, brevi storie o scorci di realtà e fantasia, talvolta; però non credo di rendere un servizio nel farlo. Sono molto istintiva anche nella scelta di quello che scrivo, sono dominata dalle emozioni, che sono poi anche quelle che entrano nei miei testi e nella mia musica.

ZioMusic: Stai viaggiando per l’Italia in tour e nel resto d’Europa. Viaggiare per te riesce ad essere un momento di ispirazione per i tuoi pezzi oppure è solo il tempo necessario per andare da un posto all’altro?

Dayna: Di solito scrivo i miei pezzi quando sono a casa. Viaggiare è un modo per generare idee e creatività per me ma in special modo quando viaggio da sola. Quando sei in giro per lavoro o con la famiglia la tua mente è preoccupata di altre cose, quando parti in solitaria la tua mente cambia, si apre ad un approccio differente rispetto alle cose che vedi e sperimenti. Spesso cerchi di resistere alle cose che ti accadono in un primo momento ma poi le ami, entrano a far parte di te. Sono una viaggiatrice e per me è una cosa centrale della vita. Scrivere canzoni è, dal mio punto di vista, il risultato del giusto equilibrio tra viaggiare e poi starsene in un posto in tranquillità e in solitudine.

ZioMusic: Riesci quindi a sentirti in solitudine per scrivere anche in una città caotica e piena di ogni cosa come New York?

Dayna: No, hai ragione, è giusto quello che dici. Ho una baita in Vermont dove vado molto spesso per comporre. Vivo a New York quasi unicamente per mio marito, non lo farei per nessun altro. Viaggio talmente tanto da qualche anno che tornare a New York con il suo caos è quasi uno sforzo per me. Vado in tour e poi cerco sempre di tornare nel Vermont. Prima però devo passare qualche minuto da mio marito a New York. [Ride]

ZioMusic: Parliamo delle tue performance live. Qual è il tuo rapporto con il pubblico?

Dayna: Mi piace il rapporto con il pubblico ma non ne sono ossessionata. Certo è molto diverso da quando registri o ti fermi per scrivere pezzi nuovi ed hai delle fasi di assoluta solitudine. C’è un equilibrio che va rispettato in tutto ciò. Diciamo che il pubblico influenza molto le mie performance ma non le mie canzoni, sono due cose abbastanza distinte. Credo che noi musicisti siamo abbastanza egocentrici come persone, sappiamo guardare più a noi stessi che agli altri. Inoltre è difficile, quando viaggi in molti paesi, comprendere il comportamento della gente senza viverci che per pochi giorni. Certo il fatto che quando mi esibisco il pubblico applaude aiuta molto, è uno dei motivi che ti fa andare avanti in fondo.

ZioMusic: Cerchi di avere un format preciso e costante per i tuoi show oppure decidi da spettacolo a spettacolo cosa fare?

Dayna: Quando sono con una band è diverso, bisogna essere più organizzati ma la maggior parte delle volte sono da sola e allora posso fare come mi pare, secondo il feel che ho con certi pezzi in un determinato momento. Certo che sai sempre che alcuni pezzi stanno meglio all’inizio e altri alla fine di un concerto però il resto della scaletta è sostanzialmente improvvisata.

Una performance ispirata che Dayna vive intensamente.

ZioMusic: Riesci a ricordare quanti concerti hai fatto in carriera? Te ne ricordi qualcuno in particolare?

Dayna: [Aggrotta le ciglia] Sono veramente tanti. Ci sono stati anni in cui ho fatto più di duecento concerti. Ricordo forse di più gli show più grandi che hai fatto, il primo grande concerto della tua vita, oppure quelli in cui sai che c’è qualcuno importante per te nel pubblico, qualcuno che ammiri molto. Mi viene in mente quando ho suonato e in platea c’era Jeff Buckley, ero molto emozionata nel saperlo lì.

ZioMusic: Hai suontato, tra le tante collaborazioni eccellenti, con Norah Jones [che appare nel suo disco “Beautiful Yesterday” del 2004, ndr]. Ci sono cose in comune nella vostra musica?

Dayna: E’ una bella domanda, nessuno me lo aveva mai chiesto. Credo principalmente l’approccio molto minimale al comporre e arrangiare i pezzi. Poche parole ma giuste magari e sottolineate da linee semplici ed essenziali.

ZioMusic: Cosa cambia nel esibirsi e fare musica in città così culturalmente differenti come New York, e i club di Manhattan, e New Orleans?

Dayna: Non c’è molta differenza, anche se sono posti così lontani tra loro per mentalità e modo di vivere. Il mio pubblico maggiore è sicuramente a New York però New Orleans è una città speciale per la musica, credo il posto perfetto, il migliore al mondo, per gli artisti, e il suo pubblico è la conseguenza di questo.

ZioMusic: Il tuo rapporto con il successo?

Dayna: E’ strano che tu mi chieda questo perchè in altri paesi mi chiedono il contrario, ovvero perché non ho avuto più successo. Spesso fanno il confronto con Norah, c’è molta differenza tra di noi sotto questo aspetto. Dal punto di vista americano, e dal mio punto di vista, io ho avuto più successo di altri; non devo fare nessun altro lavoro e mi mantengo da più di quindici anni facendo musica. E’ già un successo per un mercato competitivo come quello statunitense.

ZioMusic: Hai una tua riflessione personale che vorresti condividere con noi sul fenomeno di internet, iTunes e la pirateria sulla rete?

Dayna: Mi sento fortunata ad avere un pubblico di una certa età. La mia generazione è ancora legata ad avere qualcosa tra le mani, poter sfogliare il booklet e leggere i testi delle canzoni. Sono triste per gli artisti che fanno quello che faccio io avendo vent’anni perché il loro seguito non è abituato al formato fisico della musica e non ha problemi a scaricarsela da internet, non sente la necessità del cd. La mia fortuna è stata iniziare un po’ di anni fa quando questo fenomeno praticamente non esisteva ancora, ho potuto firmare un contratto per i miei dischi e occuparmi della musica. E’ brutto da dire ma se avessi iniziato più tardi probabilmente ora dovrei smettere. Sono un po’ divisa su questo argomento, penso sia interessante e ho anche amici più giovani di me che scaricano da internet la musica gratuitamente.
So di sicuro che riguarda anche me perché se vendo un certo numero di cd e poi vedo persone dieci volte tanto ai concerti, so che molti non hanno comprato la mia musica. Per gli artisti in america può anche essere drammatico perdere guadagni a causa dei download illegali. Noi, ad esempio, non abbiamo assicurazione sanitaria come qui, se mi capita qualsiasi cosa mi devo pagare tutto di tasca mia. Devo poter contare sulle vendite dei miei cd per tutto questo.
Sicuramente però c’è anche l’altro aspetto, c’è un business possibile, e qualcuno lo sta facendo.

ZioMusic: Di certo avrai sentito di come i Radiohead hanno deciso di distribuire il loro ultimo cd. La formula del “paga quello che vuoi”. Cosa ne pensi?

Dayna: Non è possibile fare un paragone, i Radiohead hanno un pubblico enorme. Questa formula può andare bene per loro che possono contare su milioni e milioni di persone che li seguono, non credo si possa applicare a molti altri casi. Mi viene in mente il caso di BitTorrent, un sito pirata gestito da qualche parte in Scandinavia. Ho provato a controllare quanti download dei miei dischi sono stati fatti ed ho visto che, ad esempio, il mio primo disco è stato scaricato circa 600 volte. Si può pensare che sia poco ma se pensi che quel disco ha venduto 20 mila copie capisci che la percentuale è alta rispetto ad uno che vende milioni. Vendere un milione di dischi riuscendo a guadagnare cinque dollari a disco è fantastico per loro, anche se prima ne vendevano dieci milioni. Un milione può non essere un gran risultato di vendite ma ci hanno guadagnato di più. Se io dovessi vendere un decimo di quello che vendo sarei praticamente fottuta. E’ un business completamente diverso al mio livello, fatto di un giorno dopo l’altro e mese per mese.
E’ un mondo interessante e sono incuriosita da quello che succede ma penso ci vorrebbe un po’ di educazione culturale in più verso gli artisti indipendenti. Non si può pensare alla musica solo come quella che vende milioni, la realtà non è quella.

ZioMusic: Che influenza sta avendo la pirateria sul mercato indipendente americano?

Dayna: La musica in generale in America va male. Ti posso dire però che mio marito lavora per una etichetta indipendente e loro vanno avanti ancora bene. Il sistema sta per cambiare di certo. La distribuzione dei dischi avrà sempre meno importanza e le percentuali potrebbero diventare una parte minoritaria rispetto ad esempio alle live performance.

ZioMusic: Ultima domanda a cui sarai abituata. Progetti futuri?

Dayna: Ho già qualcosa di scritto per il mio prossimo disco e vorrei anche incidere un disco di canzoni di altri musicisti che mi piacciono molto. Non so ancora cosa verrà prima, in questo momento sto valutando e ascoltando molte cose, canzoni rockabilly e pezzi di cantautori amici miei che scrivono cose molto belle. Forse inciderò prima un ep di sei canzoni e poi il mio disco intero, ma non sono del tutto sicura. Non voglio fare le cose di fretta, in questo momento me la prendo comoda.

Un’intervista in un clima di grande relax. Quando si dice che l’artista è a suo agio…

Dopo questa lunga conversazione, piena di riflessioni interessanti e molte risate di cuore, devo solo dire, in poche righe, che il concerto è stato fantastico.
Dayna è un animale da palcoscenico, non ha incertezze e, come mi avevano anticipato, la sua resa live va oltre l’incisione su disco, sembra libera da vincoli e perfettamente a suo agio. Raramente ho assistito ad una prova di professionalità ed espressività, anche dal punto di vista strumentale, come questo concerto e ci tengo a rimarcarlo poiché non capita spesso. Condenserò quanto ho visto e sentito in una sola parola: emozionante.
Aver avuto la possibilità di conoscere un’artista vera, che vive la musica in modo anche pratico ma crede profondamente in ciò che fa, è un’esperienza che lascia qualcosa. Spero che questa intervista ne abbia trasmesso una parte anche a voi.

Vi invito a visitare il sito di Dayna: www.daynakurtz.com

Nonché la sua pagina MySpace: www.myspace.com/daynakurtz

Luca “Luke Reds” Rossi
ZioGiorgio.it Staff

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