Marco Borsatti

Fortuna quel giorno di febbraio, mentre mi recavo a Milano per altre questioni editoriali, ho pensato bene di fare un passo da Bologna a trovare Marco Borsatti.

E’ così che ho conosciuto una persona molto simpatica, disponibilissima e per nulla altezzosa o distaccata.

Notare bene che Marco “Borso” Borsatti ha vinto un Grammy Award come sound engineer.

Come dire, volendo, un po’ potrebbe anche tirarsela, o quanto meno, essere custode attento dei suoi segreti professionali.

E invece abbiamo chiacchierato un’ora e più di tutto quello che concerne il suo lavoro, anche delle sue collaborazioni professionali con i più grandi: Vasco, Pausini, Bersani, giusto per fare qualche nome.

Tanto rispettoso della “privacy” di artisti e produttori (che poi a noi proprio non interessa…N.d.R.) quanto generoso nel descrivere gli aspetti tecnici, con la passione e con quella punta di goliardia tipica degli Emiliani.

Marco col Grammy!

ZioMusic.it: Marco raccontaci del Grammy!

Marco “Borso” Borsatti: eh, cosa vuoi che ti dica… è stata una bella sorpresa! Pensa che sono stato contattato per e-mail in cui mi si chiedeva l’indirizzo dove mandare la pergamena. Io pensavo assolutamente fosse uno scherzo…

Dopo dieci giorni circa mi chiama il corriere e mi avverte che l’indomani mattina mi avrebbero portato un pacco: era il Grammy. E’ stato bello, una soddisfazione enorme.

Certo per i sound engineers non c’è proprio la statuetta ma il concetto è identico e io, fino ad oggi, non sapevo neppure come funzionasse questa cosa del Grammy.

Ah, questo poi è stato il Latin Grammy, Laura (Pausini N.d.R.) ha vinto anche l’international Grammy, quindi da un momento all’altro…chissà…

ZioMusic.it: ma come sei finito dietro un mixer Marco?

Marco: ho sempre avuto la passione per la musica e per gli apparecchi elettronici. Quando mio papà portava a casa i mangiacassette io alla sera li avevo già smontati e analizzati a dovere.

A 16-17 anni questa passione per l’alta fedeltà è diventata passione per la fonica, il suono, gli strumenti da studio ed è in quel momento che è cominciata l’avventura vera e propria.

Sono partito dall’analogico e a quel tempo c’erano i “bobinoni” che necessitavano di molta manutenzione e preparazione, cosa che avevo imparato a fare bene e che amavo molto fare; adesso credo che quasi nessuno sappia fare più questo tipo di operazioni, anche perché forse non c’è il bisogno.

Marco col “Capo” il M° Celso Valli

Comunque, a 21 anni ho fatto il corso base in Fonoprint qui a Bologna e, verso la fine dello stesso, mi chiesero se avessi voluto fare “assistenza” negli studi omonimi.

Ho cominciato quindi a lavorare come assistente del M° Celso Valli e al fianco di fonici come Luca Bignardi, Maurizio Biancani e altri nomi di grande spessore dai quali ho imparato molto.

Da lì in poi ho collaborato con più assiduità col M° Valli e per le sue innumerevoli produzioni in questi anni, di cui molte di grande successo.

Inoltre, collaboro assieme a Daniel Vuletic per altre produzioni, come ad esempio tre brani dell’ultimo disco di Laura Pausini.

Mi reputo fortunato perché la mia passione corrisponde al mio lavoro, ti basti sapere che spesso quando sono a casa e ho meno da fare in studio mi accendo il mio Pro Tools e mi faccio le miei cosette…

Marco con Daniel Vuletic

ZioMusic.it: quindi che vuole dire, che hai delle tue produzioni alle quali lavori?

Marco: Sì ho iniziato col mio amico Paolo Scarpa alla produzione del CD dei Loster, a quello di Fede e per ultimo stiamo lavorando con Jo.

Avevo intrapreso anche una produzione per il disco di Morris, ma per il momento l’ho sospeso. Con lui è veramente difficile capirsi, e collaborare è impossibile.

ZioMusic.it: tu scrivi, arrangi o ti occupi solo della parte tecnica?

Marco: no, io non scrivo e non arrangio, mi dedico al mix e ai suoni.

Anzi qualcuno negli anni mi ha detto che questo gioca a mio favore, in qualche modo sono più “neutro” nello svolgere il mio lavoro e mi concentro solo sulle sonorità e sul miraggio senza avere preferenze per strumenti o arrangiamenti nei pezzi che mi trovo a mixare.

ZioMusic.it: si dice spesso che la musica Italiana voglia voci e armonie molto “fuori”. Sentendo le ultime produzioni fatte da te, ad esempio “Io Canto” cantata da Laura Pausini, invece ho sentito batterie decise e anche delle belle chitarre crunch, mi sbaglio?

Marco: vero, è stata una scelta di arrangiamento. C’era la volontà di far sentire tutti gli strumenti, presenti, definiti e grossi. La voce ovviamente poi rimane fuori, ma Laura è comunque un’artista con una grande voce e che merita di essere sempre valorizzata.

Credo che sia una tendenza riscontrabile anche in altre produzioni, almeno quelle che ho seguito io.

Anche nell’ultimo disco di Bersani, che è bellissimo, ci sono suoni e arrangiamenti su questa falsa riga, diciamo un po’ internazionali…

Inoltre è giusto dare importanza a tutto l’arrangiamento, magari hai un progetto con 90-100 piste e poi nel mix finale senti solo la voce e poco altro, abbiamo reputato questo molto riduttivo.

Sulla base di queste considerazioni i produttori e gli arrangiatori hanno dato le direttive per i mixaggi.

Quello della voce molto “fuori” dal mix credo che sia un retaggio del passato più che altro, un’esigenza che deriva dalla volontà di far sentire sempre in maniera nitida e presente tutte le parole dei nostri cantautori. Ora si cerca anche di rendere il prodotto più uniformato con le produzioni che arrivano dall’estero.

A sinistra sessione di registrazione in Fonoprint, a destra il fedele analizzatore di spettro, suo compagno inseparabile

ZioMusic.it: che strumenti adoperi per il tuo lavoro?

Marco: ovviamente dipende molto dallo studio in cui sto lavorando. Da tempo ormai adopero come workstation Pro Tools abbinato a convertitori Digidesign o di terze parti, ma l’uso di questo sequencer nel nostro ambiente è diventato indispensabile: è uno standard mondiale.

Per esempio molte riprese di Vasco o della stessa Pausini vengono fatte negli Stati Uniti e a noi arrivano gli hard disk con i back up dei progetti e delle tracce audio, pensa alla comodità di importare direttamente nel tuo studio tutto il lavoro fatto dall’altra parte del mondo in pochi minuti.

ZioMusic.it: una curiosità: tu senti qualche differenza a livello di suono rispetto ad altri sequencer?

Marco: Mah, come fai a dirlo… dovresti fare le stesse cose che fai con Pro Tools e con gli altri sequencer cosa che credo sia impossibile per via dell’hardware esclusivo di Pro Tools.

A me più che altro piace la bellezza e la facilità del sistema, mentre sul suono posso dirti che è molto pulito e neutro, caratteristiche che una qualsiasi macchina digitale dovrebbe avere a mio avviso.

Se poi vuoi colorare e “sporcare” ci sono tanti metodi…

ZioMusic.it: invece come outboard hai qualche macchina a cui sei particolarmente affezionato?

Marco: dipende tutto da quale strumento o quale artista, nel caso della voce, andrai a trattare.

La tendenza ultimamente è usare macchine molto colorate e una certa moda nell’usare preamplificatori e compressori valvolari.

Se senti molti dei dischi oggi in commercio hanno un suono saturo, veramente al limite, sia per effetto del processo del mastering spinto parecchio sia per l’uso di outborad molto caratterizzante.

Mi capitava di sentire ultimamente l’ultimo disco dei Maroon Five, che mi piace pure tanto, ma notavo che in più parti distorce nel vero senso della parola, è oltre il livello di soglia.

Invece per farti degli esempi concreti sulla voce di Laura abbiamo usato tendenzialmente un Neumann U149, outboard GML e altre macchine valvolari per aprire il più possibile la voce e dargli spessore e impatto.

ZioMusic.it: e per le voci? Usi accorgimenti particolari? Hai più tracce di voce che tratti con outboard diversi?

Marco: mah tendenzialmente la voce solista è una, senza contare tutte le varie tracce di controcanto.

Ti faccio un esempio sempre riferendomi a Laura Pausini che è l’artista con cui lavoro di più ultimamente.

Lei per esempio canta di fila per più e più volte tutta la parte vocale, questo per non perdere il feel, il groove, non stiamo troppo a vedere se una parte è venuta più o meno bene, è un lavoro che si farà in seguito.

Invece di ricantare una piccola parte lei preferisce rifare tutto mantenendo il pathos e la concentrazione necessarie per una buona interpretazione.

In questo è molto decisa e ha una passione e una devozione nel cantare incredibile. Ti assicuro che passa anche pomeriggi interi a cantare con lo stesso entusiasmo e lo stesso trasporto, in questo senso è un’artista incredibile.

Quindi alla fine ci troviamo un sacco di tracce della stessa voce dalle quali, tramite un vox compose (scelta delle parti migliori con relativo editing N.d.R.) realizziamo la definitiva.

Sempre con Laura poi non uso mai un autotune, anzi, a volte è proprio lei a preferire una traccia magari non esattamente perfetta in un punto ma che conservi la giusta intenzione e il giusto calore nell’interpretazione.

Marco con Dididesign ICON

ZioMusic.it: parlando di batterie invece ti piacciono le batterie che suonano molto di ambiente, come sembra che vadano di moda adesso, o preferisci tutti i “pezzi” belli staccati tra di loro?

Marco: di sicuro riprendo la batteria con molti microfoni, il più possibile. Più di un microfono sui vari pezzi e anche più coppie stereo per gli ambienti posizionati a diverse distanze nella stanza.

E’ bello in fase di mix poter giostrarsi tutte le diverse sorgenti per ottenere effetti di riverbero differenti.

Avere sempre dei suoni quasi definitivi subito all’inizio del lavoro è utile per portare avanti sempre una produzione coerente. Col digitale che consente di salvare praticamente ogni parametro si fa agevolmente ed è un processo lavorativo che mi piace molto.

Per rispondere alla domanda invece credo di poter affermare che a me piacciono suoni molto definiti e puliti, con attacco e punch: un suono più americano se vogliamo rispetto a quello che forse citavi tu per certi versi più brith…

Invece ho notato che alcuni stanno tornando a dei suoni più “brutti” meno controllati, meno precisi, un po’ più alla Beatles per intenderci.

Non che sia brutto il suono dei Beatles, sia chiaro, ma non è un suono così pulito e preciso come oggi possiamo ottenere. Anzi qualcuno mi chiede proprio se sono in grado di fare un suono più sporco, con più rientri, più ambiente.

La prima risposta che riesco a dare è che avrei bisogno delle macchine di una volta, ma quelle vere, quelle che suonavano bene a quei tempi.

Con le macchine di adesso e tutto il processo digitale è più difficile “sporcare” in quel modo “piacevole”.

Io ho un mio suono, perfezionato negli anni, che non tende ad essere sporco e “dirty” ma tutt’altro e farei fatica a ricreare un suono del genere.

In realtà erano le canzoni che erano belle… il suono “brutto” c’entra poco…

ZioMusic.it: per le chitarre elettriche e i cabinet?

Marco: credo che la cosa più semplice sia sempre usare due sm 57, almeno come situazione di partenza.

Poi ultimamente uso spesso microfoni a nastro Royer che mi restituiscono dei colori che forse con i soli sm 57 non avrei, soprattutto a livello di armoniche alle basse frequenze. La cosa importante è il posizionamento, preferisco perdere molto tempo nel posizionare i microfoni sul cabinet e perfino scegliere i coni migliori.

Come avrai capito prediligo dei suoni potenti e definiti e, soprattutto nel caso delle chitarre, per ottenere ciò ci vuole una bella pressione sonora di base.

Un grosso aiuto nelle chitarre me lo danno dei pre molto veloci e a mio avviso molto belli, si chiamano Dude Music e li produce a Correggio il fonico residente degli studi di Luciano Ligabue.

Sono la rielaborazione artigianale del 1073 delle NEVE a transistor e hanno come caratteristica proprio la velocità e la sonorità dei sopra citati che aiuta molto nei transienti e negli attacchi della chitarra.

Parlando poi di chitarre distorte e grosse, molto importante è il “fuoco” del power-chord, per ottenere questo è sempre meglio prendere meno possibile ambiente che tende ad allontanare il suono e giocare invece molto sulla fase. Curo tantissimo l’allineamento di fase, spostando in continuazione i microfoni fino ad ottenere il miglior risultato, uso la fase per ottenere variazioni timbriche nè più nè meno di come se stessi equalizzando.

Il “Borso” davanti al DM2000 allo studio del M° Valli

ZioMusic.it: i riverberi, plug-in o hardware?

Marco: entrambi. Trovo i plug-in della waves bellissimi e ne faccio largo uso. Come outboard uso molto i TC, Eventide, e Lexcicon. Ecco a mio gusto posso dirti che non ho ancora trovato una macchina o un plug-in che suoni bene con il 480L, per certe cose rimane eccezionale.

Comunque sono convinto che in genere si possono ritrovare suoni giusti anche da macchine non necessariamente al top, certo quelle che ti citavo sopra sono oggettivamente strumenti di qualità, ma mi è capitato di trovare sonorità interessanti per un uso specifico anche su strumenti “cheap”.

ZioMusic.it: come mixi, usando un controller?

Marco: sì certo, anche a casa ultimamente sono ricorso a un controller con 24 fader.

Qui da Celso abbiamo un Dm2000 della Yamaha che è un ottimo compromesso essendo un mixer digitale di qualità e un controller potente. Ho lavorato su ICON di Digidesign e devo dire che mi è piaciuto molto.

Comunque con tutte le tracce che gestiamo il feel del fader è necessario, poi ricorda che sono partito con l’analogico e mi piace mantenere quel tipo di approccio al mix.

ZioMusic.it: quindi parlando di analogico e digitale?

Marco: mah sai… spesso sono delle grosse “pugnette” (Marco abita a Bologna N.d.R.), alla fine ti deve piacere quello che fai. Anche a me piacciono molto i grandi mixer analogici, rimandano un buon feeling e mixarci sopra è molto divertente, ma a volte nelle produzioni di oggi sono inutilizzabili per costi e ingombri.

Adesso ci sono questi benedetti sommatori che possono colorare il suono e ritornare un po’ a quel tipico suono analogico.

Credo che bisogna partire dal fare le cose giuste tecnicamente, dall’avere un buon prodotto di base, poi ci si può anche sbizzarrire nel ritrovare una certa sonorità distintiva.

ZioMusic.it: però il digitale ha permesso a molti di fare a casa le proprie produzioni.

Marco: e che produzioni! Ho sentito cose fatte nel salotto di casa e fatte molto bene.

Rimango dell’idea che per far riprese con ambienti corretti e sopratutto mixaggi corretti, gli studi professionali rimangano la situazione migliore.

Sai, il fonico se conosce bene un ambiente e la sua risposta in frequenza, può anche adattarsi ad esso.

Un produttore, un arrangiatore o un discografico devono invece essere nella condizione di ascoltare correttamente in una control room ben fatta e con ascolti verosimili.

A me piace molto poi ascoltare i miei lavori sia in studio, sia in macchina sia a casa nei miei riferimenti, in particolare spesso la mattina appena sveglio ascolto il mio mix in progress ed è il momento in cui riesco a trovare gli spunti per il mixaggio e i suoni più interessanti.
Dopo dieci ore e oltre di lavoro su un mix diventa molto difficile distinguere con precisione eventuali errori, la mattina ad udito “fresco” si riesce molto più facilmente.

Marco al lavoro fra i cavi…

Aggiungo un’altra considerazione a cui ho fatto caso negli ultimi anni.

Una volta avevi praticamente solo il mixer a cui prestare attenzione e poco altro, l’udito era di certo il senso più affaticato. Questo è vero anche adesso, ma devi aggiungerci anche l’attenzione da porre ai 4 o 5 monitor video dei computer, quindi anche la vista si affatica molto di più.

Arrivo ad un certo punto che mi fa schifo tutto, capisco che è il momento in cui devo chiudere, se invece succede alle 4 del pomeriggio esco un attimo e mi bevo un caffè e quando torno riesco a capire di nuovo cosa sto facendo.

Io dopo 9, 10 ore di lavoro smetto e tendenzialmente preferisco lavorare di giorno… alla notte si fa dell’altro…

Se fai questo lavoro di professione e lo fai sempre di notte ti scompensi tutti gli orari e il modo di vivere, rischi di perdere il senso delle cose e finisci per diventare nervoso e intrattabile, nel nostro lavoro ci vuole invece molta pazienza…

Ogni tanto può anche capitare di lavorare per una produzione per qualche periodo nelle ore serali, ma non faccio mai in modo che diventi la norma per tutto quello che ti dicevo poco fa.

ZioMusic.it: ti occupi anche di cablare e allestire studi vero?

Marco: Si, ho anche un’impresa per la progettazione, il cablaggio e l’allestimento di studi di registrazione.

Collaboro anche con Cris Cliford e Josif Vezzosi per quanto riguarda il trattamento acustico.

Ti assicuro che siamo un bel team!

Assieme abbiamo costruito studi come la Fonoprint, quello di Celso Valli, quello della signora Caselli, Pirazzoli ad Imola, Adami a Roma, Groovestudio a Terni…

Mentre solo per i cablaggi Liguabue, Fio Zanotti, Gianni Bella, Overstudio di Cento dove collaboro anche per progetti musicali (mix di ”L’aldiqua” Bersani, Tributo ad Alex Baroni, Monito Bistrot, Nearco…).

Mai Fermi!

Marco con un SSL e Pro Tools al lavoro

ZioMusic.it: ma facci capire una cosa. Il mercato discografico è oggettivamente in crisi, ma gli studi continuano a nascere come i funghi o sbaglio?

Marco: sì ma con una differenza, i nuovi studi sono generalmente studi fatti da privati, persone che si possono permettere uno studio proprio per le produzioni. Sono gli studi conto terzi che faticano e che non riescono generalmente a fronteggiare i costi.

Con la tecnologia di oggi è diventato più vantaggioso comprare tutta la strumentazione e farsi uno studio piuttosto che andare a registrare in altre strutture, in pochi anni ci si ripaga comunque l’investimento.

Un multitraccia analogico e una console di una volta costavano da sole quanto mettere in piedi da zero uno studio completo oggi, senza contare i vantaggi di avere un luogo dove lavorare con calma e a proprio agio, magari attaccato a casa.

ZioMusic.it: hai mai fatto fonico per il live? Trovi differenze tra il lavoro in studio e in regia FOH?

Marco: sì certo, mi capita. Io di solito ho delle collaborazioni in studio che porto avanti da anni e, per fortuna, mi occupano gran parte del tempo (vedi Vasco, Pausini, Bersani tanto per dirne alcuni…) ma se qualcuno mi chiama io vado!

Per esempio un po’ di tempo fa feci molte date con una cantante che all’epoca andava bene, Mariadele, poi ricordo la trasmissione Rock Politik con Celentano e altre cose più o meno importanti.

Differenze non ne trovo molte, se hai un buon tecnico che setta l’impianto a dovere tendo a mixare come in studio e ricercare la stessa pulizia di suono che riproduco nei dischi. Certo ci sono problematiche legate al larsen ai rientri che in studio non hai, ma con un po’ di calma si risolvono. Ripeto, in questo caso la differenza secondo me la fa un buon P.A. Man e un buon impianto per il sound reinforcement che ti permettono di avere un ascolto all’altezza e una buona diffusione di base, il resto è sempre il mio lavoro da mestierante. Ecco, a me piace definirmi un artigiano del mio lavoro, sì questa definizione rende molto l’idea!

ZioMusic.it: aspetta Marco, parlaci di più di Rock Politik che ci interessa.

Marco: Ah sì li mi sono divertito un mondo, è stata una bellissima esperienza nel broadcast.

Quello che a casa si sentiva era opera mia e di Maurizio Maggi col quale mi sono trovato benissimo, Maurizio è stato “il collega” (Marco ci assicura che Maggi si farà delle grandi risate quando leggerà questa parte di intervista N.d.R.) e abbiamo lavorato in grande tranquillità e con strumenti di grande spessore come la console DiGiCo D5.

Marco con due splendide DiGiCo

ZioMusic.it: Marco tre dischi che ti piacciono un sacco come suonano?

Marco: Facciamo che ti dico tutti dischi che non ho fatto io o posso metterci in mezzo tutto?

ZioMusic.it: Mah, come preferisci.

Marco: Allora tre dischi che non ho fatto io e nemmeno dischi italiani, così non facciamo torto a nessuno. Ad esempio potrei dire quasi tutti i dischi dei TOTO (come dargli torto… N.d.R.) e in special modo TOTO Tamboo, i Montley Crue degli anni ’90 con le batterie di Tommy Lee che sono enormi, l’ultimo dei Linkin Park, Tory Amos, Fiona Apple e ancora Van Halen potrei dirtene molti altri…

ZioMusic.it: No, erano tre…

Marco: tra quelli che ho elencato scegli tu! Sul serio mi piacciono tutti, ma tendenzialmente, anche se ho citato diverse produzioni Inglesi, mi piace l’approccio Americano con suoni definiti, puliti e molto punchy.

info: www.marcoborsatti.com

Aldo “hucchio” Chiappini
ZioGiorgio.it staff

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