Stefano Cappelli

Camminavo per i padiglioni del MEI di Faenza osservando con interesse alterno i vari stand e i vari banchetti, quando la mia attenzione veniva catturata dalla scritta Creative Mastering che campeggiava bella colorata e luccicante sopra la postazione di Stefano Cappelli.
Mi avvicino, mi presento e, grazie anche alla presenza di un amico in comune (ciao Marcone!) mi faccio avanti per fare due chiacchere.
Stefano mi accoglie con grande entusiasmo e mi dice che ha pure un sacco di novità interessanti da raccontarmi.
Il suo accento Romagnolo (è di Forlì) e la sua spontaneità fanno sì che nemmeno ci sia il bisogno di “impostare” un’intervista in senso convenzionale ed è così che, tra una chiacchera e l’altra, accendiamo il registratore e continuiamo parlando di mastering, di discografia, di progetti…

ZioMusic.it: Stefano come sei arrivato a specializzarti nel mastering, qual è stato il tuo cammino professionale?

Stefano: Sono partito 17, 18 anni fa con produzioni a livello locale, si puntava su artisti che cercavano di emergere nel panorama musicale di allora, erano i tempi dell’Atari 1040, il MIDI e le tastiere e mi cimentavo in arrangiamenti e mixaggi di piccole produzioni.
La fortuna è stata quella di conoscere personaggi chiave che mi hanno coinvolto in alcune produzioni di successo e, a quel punto, ho fatto il salto nel mondo professionale.
Devo dire che l’analogico in quegli anni io l’ho visto poco, a parte un 4 tracce Tascam con cui “facevo” le voci e sincronizzavo computer e tracce con MIDI e SMPTE. Poi per qualche anno ho lavorato con l’ADAT fino a scoprire il mondo Digidesign, supporto col quale tutt’oggi lavoro.
Per intenderci ho cominciato dall’Audiomedia II su NuBus e 4 tracce, fino ad arrivare ai moderni sistemi HD di ultima generazione.

Il discorso del mastering invece è venuto in maniera abbastanza automatica.
Ho cominciato facendo mixaggi ma mi rendevo conto che alla fine andavo spesso a ritoccare il master delle mie produzioni per apportare migliorie e per “smussare” alcune cose non proprio perfette.
Presto mi sono accorto che questa era diventata la mia specialità, venivo chiamato per risolvere i problemi degli altri attraverso le tecniche allora “pionieristiche” (almeno in Italia) del mastering. Un altro campo dove mi sono cimentato è stato anche quello del ripristino di materiale audio da vecchi nastri a bobina e dischi in vinile.

ZioMusic.it: è a quel punto che hai operato una scelta e hai rinnovato lo studio attrezzandolo per il mastering vero?

Stefano: Sì, lo “start” è stato 12 anni fa con un investimento importante di base che ha previsto l’acquisto ad esempio di sistemi SADiE, equalizzatori WEISS e qualche macchina analogica dedicata proprio al mastering.
Da lì è partita anche una minuziosa ricerca di materiale didattico che, come ben saprai, non è facilmente reperibile nemmeno oggi e tanto meno lo era a quei tempi.
È stato invece fondamentale il confronto nei vari forum di discussione con alcuni professionisti di fama mondiale, tanto per dirne un paio George Massenburg e Bob Katz, persone che parlano apertamente dei temi relativi a questa attività e che soprattutto, si tengono ben lontani dai luoghi comuni.

Dico questo perché vorrei dare un monito ai tanti che si cimentano nella registrazione e nel mastering oggi, credendo che con un paio di plug-in o un qualche outboard si possa avere la “soluzione” al problema.
In effetti anche molte aziende produttrici di software spingono in tal senso e, se da una parte la crescita tecnologica è stata innegabile, dall’altra c’è il rischio di non valutare correttamente l’aspetto legato alla professionalità e all’esperienza.
Quindi, secondo il mio pensiero, il mastering è un miscuglio di arte e scienza dove conta molto cosa si usa e soprattutto il “come” si usa, sia che si adoperi hardware ad altissimi livelli sia che si adoperi un plug-in relativamente economico. Ovviamente la qualità delle macchine ha un suo peso a certi livelli, e ormai il mastering engineer è una professione ben definita. Noi qui si lavora solo sul mastering ogni giorno…

ZioMusic.it: secondo te si tende a dare al mastering un ruolo sbagliato?

Stefano: Beh, quello che posso dire è che dal mastering oggi ci si aspettano miracoli.
Capita di partire da mix di media qualità nei quali manca il colore e l’intenzione voluti e si cerca di trovarli nel processo di mastering: questo non è possibile, almeno fino in fondo.
Credo che un brano non debba essere reinventato col mastering, ma con tale processo si ricerchi una sicurezza, un modo per poter portare la propria produzione al livello comparabile con altre produzioni di riferimento.

Penso che questo mio approccio sia apprezzato da più parti, dalla band emergente, che vuole un prodotto competitivo e professionale, all’artista già affermato, che ha bisogno di curare nella maniera migliore ogni dettaglio.
L’importante è rispettare le peculiarità e i colori di ogni prodotto, cosa che io cerco sempre di fare, dall’heavy metal ai canti gregoriani.

ZioMusic.it: Stefano, ma ho visto anche un nuovo sito. Noi siamo ovviamente molto interessati anche a questi aspetti.

Stefano: Eh già, è un periodo di novità, ti racconterò un paio di cosette.
Un restiling della nostra immagine, che è passata inevitabilmente da Internet. Abbiamo voluto un sito molto ricco di informazioni e leggibile: dalla lista dettagliata delle apparecchiature al prezziario chiaro e consultabile liberamente.
Ma la vera novità è la possibilità di fare mastering on-line, una tendenza che, se da qualche anno si è già vista all’estero, da noi in Italia è quasi una novità, almeno per com’è strutturata al Creative Mastering.
Il funzionamento è molto semplice: il cliente deposita i files sul nostro server sicuro con chiave di criptazione a 256 bit e protocollo SSL3, praticamente come una banca, e attraverso un login e una password può entrare per verificare l’avanzamento dei lavori o ritirare il lavoro finito.
Questo ci ha permesso di semplificare di molto i tempi di consegna e di operare in maniera assolutamente flessibile ed ottimizzata. Con tutto quello che ciò comporta anche in termini di tempo e costi.

Posso dire che, salvo periodi di studio affollato, nel giro di uno o due giorni è possibile ottenere almeno un preascolto del lavoro che andiamo a proporre.
Mi sono anche esposto molto, offrendo delle demo gratuite di 30/40 secondi per verificare la qualità del nostro studio.

Altre novità riguardano il continuo aggiornamento di macchine e strumenti.
Rilevante è l’implementazione fatta più di tre anni fa per il multicanale (gestito da ProTools e SADiE con il DSD8) e dall’acquisto di qualche nuovo hardware analogico tra i quali vorrei citare gli splendidi compressori analogici Crane Song e Manley e la modifica apprortata all’equalizzatore Millennia con elettronica Forssell.

ZioMusic.it: c’è qualche tendenza interessante sul fronte mastering?

Stefano: mah, molte, tra le quali alcune sono tecniche valide, altre meno.
Una cosa interessante è quella di poter lavorare su tracce stereo separate che in qualche modo rappresentano dei “gruppi” di mixing.
Per esempio il cliente può fornire un mix definitivo, ma invece che su una traccia stereo, in 2 o più che comprendono le batterie, le voci lead, i cori, le armonie, ecc…
Questo permette per esempio di essere più precisi e specifici su un certo range di frequenze di una sezione piuttosto che lavorare diversamente sulla traccia stereo completa.
Spesso le produzioni fatte in studi di medio livello difettano nelle parti basse, vuoi per le control room (quando ci sono) non perfette, vuoi per l’uso di monitor non propriamente al top. Ecco, in un caso come questo si può decidere di mettere a posto in maniera più minuziosa la parte bassa e poi magari intervenire sul mix generale.
Ripeto, quello che cerco di fare in questi casi è di intervenire cercando di non snaturare mai un mix evitando di dare un’impronta troppo personale e di mio gusto, sempre che non mi sia espressamente chiesto.

ZioMusic.it: come valuti questa tendenza della ricerca disperata di loudness nelle produzioni. Devono per forza suonare tutte a “palla”?

Stefano: partiamo da una considerazione tecnica.
C’è un limite sopra il quale non ha senso andare e si distrugge completamente la dinamica del pezzo.
Ci sono dei riferimenti elettrici misurabili che io propongo come termine ultimo di paragone al cliente.
Questo, ripeto, a prescindere dal gusto musicale di ognuno, stiamo parlando di leggi fisiche che rappresentano un limite oggettivo.
Questi riferimenti sull’RMS sono espressi in dB, per cui dopo un valore di – 6dB di valore di cresta (differenza tra picco digitale e picco RMS) tutta la dinamica viene completamente soffocata e non si ha più un rapporto dinamico dei piani sonori.
Quindi io personalmente cerco di accontentare il cliente in termini di livello, ma nello stesso tempo mi impegno ad “educarlo” anche al rispetto delle dinamiche.
Per dinamica si intendono volumi alti e volumi bassi, respiro, e non, come spesso viene inteso, il volume assoluto di un brano: infatti più alto è il livello elettrico e meno dinamica ha un brano.

In questo senso la prima cosa da fare è l’ascolto attento e critico del mix che mi viene proposto, in modo da individuare piani sonori e ambienti che devo cercare di non mortificare con gli interventi di mastering. Dove ci sono caratteristiche buone cerco di esaltarle e dove ci sono dei problemi cerco di smussarli. Ecco, è solo qui il “creative” di Creative Mastering: non sono io che creo qualche cosa ma individuo la creatività degli altri e, caso mai, la esalto. È così che è da intendersi il nome del mio studio, che alla fine dei conti rispetta in piano l’idea di base del progetto su cui sto lavorando.

ZioMusic.it: Stefano, analogico, digitale, in due battute, ormai si è detto anche troppo non trovi?

Stefano: Ma sì, io cerco di sfruttare le caratteristiche migliori dei due sistemi e, sempre più spesso, li uso integrandoli.
Alcune volte si scopre che un passaggio in analogico apporta effettivamente delle migliorie in termini di sonorità.
Altre volte si lavora su produzioni che non hanno bisogno di ciò, oppure il cliente stesso chiede di rimanere in dominio digitale.
Noi abbiamo ottimi strumenti per entrambe le modalità di lavoro.

ZioMusic.it: sul fronte dei formati, tu ci lavori tutti i giorni, che scenari intravedi?

Stefano: senza dubbio il DVD video è il formato che ha ridato un po’ di vita al mercato. Ormai anche nel mercato consumer si sta imponendo e, a testimonianza di ciò, vedo tutte le varie uscite discografiche di concerti live in video degli ultimi tempi.
A dirla tutta, a me non è che faccia impazzire: per il semplice motivo che il video costringe ad avere una visuale di ciò che accade sul palco, che non è necessariamente uguale alla dimensione e alla percezione sonora che avevo quando, da ragazzino, ascoltavo i cd e i vinile seduto a luce spenta sul divano.
Invece un supporto che ho approcciato e che non ha avuto la diffusione sperata è il SACD.

Questo non perché non sia valido come supporto in sé (è probabilmente il supporto migliore mai inventato), ma perché l’utenza non ha capito l’importanza di questa novità; anzi.
Alle novità in genere nel campo dell’audio, forse non sempre il pubblico è pronto.
Sono convinto che molti non sanno nemmeno cosa sia di preciso il surround, ma l’industria ha fatto ‘sì che ci fossero i player nei supermercati per i DVD video multicanale a meno di 50 euro.
Ecco, capisci come fosse improbabile andare a proporre il SACD, con dei lettori che costavano minimo 200 euro, a un pubblico già “bombardato” dal DVD video che pagava, per di più, 4 volte meno….
Noi avevamo anche investito molto nel SACD e, tra le altre cose, era pure un supporto abbastanza sicuro per quel che riguarda l’antipirateria, laddove il DVD Audio aveva già mostrato i propri limiti.
Quindi fatico a spiegarmi del tutto il perché di certe scelte che il pubblico fa sui nuovi formati proposti dall’industria.

Adesso invece siamo probabilmente di nuovo di fronte a una nuova diatriba: Sony contro tutti, mi verrebbe da dire! Mi riferisco a Blu-ray Disc e HD-DVD.
Mi auguro solo che questa volta ci sia un qualche vincitore e che il settore del supporto riprenda vita. La musica comunque si sta veicolando anche sul fronte del downloading legale, anche se non mi è mai piaciuta l’idea di ascoltare musica in formato compresso e in auricolare; negli ultimi 20/30 anni la sensibilità dell’orecchio umano è calata di almeno 6/8dB e in questo modo ci ridurremo tutti più sordi. Io preferisco il classico impianto stereo piccolo o grande che sia. Da tempo sono partito sperimentando una soluzione di mastering per questi formati audio e probabilmente a breve ne darò notizia sul mio sito internet.
Un saluto a tutti voi di ZioMusic.it!

Grazie Stefano e a presto…

info: www.creativemastering.com

info: lista attrezzature Creative Mastering

foto per gentile concessione di: www.mirkone.it

Aldo “hucchio” Chiappini
ZioGiorgio.it staff

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